Angelo Gilardino

Concerto di Sancto Lucio de Coumboscuro

Prima esecuzione

Giovedì 6 gennaio 2011

Chiesa di  Sancto Lucio de Coumboscuro - Cuneo



di Giorgio Signorile

giorgio.dotguitar@gmail.com


 
Riporto dalla presentazione del concerto:

Angelo Gilardino fu ospite a Coumboscuro nell'autunno 2009 in occasione del Concorso di letteratura annuale  che promuove la creatività nella lingua provenzale in poesia, prosa, musica e immagini. Dice Gilardino: “La suggestione del luogo e della gente che ci vive è stata forte. Ho portato via nell'animo quegli orizzonti e quella particolare sensibilità umana che mi ha suggerito di scrivere l'opera”.

Nell'opera di Angelo Gilardino, il “Concerto di Sancto Lucio de Coumboscuro” composto nella primavera 2010 si colloca tra le composizioni di musica da camera con chitarra concertante (trii, quartetti, quintetti per chitarra e diverse formazioni) e i concerti per chitarra e orchestra: si tratta di una Suite per chitarra e dieci strumenti, cioè due quintetti, il quintetto a fiati (legni) e il quintetto d'archi. L'autore ha inteso rendere omaggio alla cultura provenzale custodita nel centro di Coumboscuro dal poeta Sergio Arneodo - al quale il concerto è dedicato – ed ai suoi solidali amici. 

Non si tratta di un rifacimento arcaicizzante né tantomeno di un pastiche folcloristico, ma di un'evocazione che, nello stile atonale e politonale del compositore, punta a creare immagini sonore in cui riappaiono aspetti delle forme strofiche e iterative, proprie della poesia provenzale, riflesse anche nell'opera di Sergio Arneodo e di altri autori piemontesi.

La chitarra è posta al centro del concerto come protagonista in una dramatis personale, in cui tutti gli altri strumenti sono deuteragonisti, non comparse: a ciascun strumento è infatti conferita dignità solistica. Articolato in sei movimenti (Aubade, Canzone, Scherzo, Epistola, Notturno, Estri) il Concerto de Santo Lucio di Coumboscuro viene offerto come cimento augurale al giovane e brillante chitarrista cuneese Edoardo Dadone, al suo esordio concertistico nella musica da camera. 
Hanno partecipato al concerto:
Violini – Vittorio Marchese e Xhoan Shkreli
Viola: Flavia Giordanengo
Violoncello: Umberto Clerici
Contrabbasso: Augusto Salentini
Flauto: Alberto Barletta
Oboe: Francesco Pomarico
Corno inglese: Sara Sartore
Clarinetto: Andrea Sarotto
Fagotto: Matteo Durbano


Dal fondovalle vedete un cartello stradale, indicazione Santa Lucia di Coumboscuro, tradotto potrebbe essere Valle scura, un toponimo che prende origine dalla stretta valle che si insinua nel fianco della montagna, e che il sole vede per ben poco tempo durante la giornata. Ma alla fine dei 7 chilometri di tortuosa strada in salita il panorama si apre, l'orizzonte si allarga su montagne innevate e frazioni di cui si intravede il fumo uscire dai camini. 

Una chiesa strapiena ha accolto il Concerto. 
Fuori l'inverno con i suoi - 5 gradi e un cielo che promette neve...dentro, alle prime note della chitarra di Edoardo, iniziano le immagini musicali che Angelo ha così efficacemente raccolto nella sua Suite. 

Le “strofe” musicali che si  ripetono e inseguono nei sei tempi della composizione riportano alle strofe delle poesie di Sergio Arneodo, che anni fa iniziò e pensare alla sua terra natia come ad un centro dove sperimentare una vita fatta di valori semplici e condivisi, unitamente alla salvaguardia di una lingua che diventava sempre più compromessa dalla mancanza di chi la potesse parlare quotidianamente. 

Fondò la locale Scuola, la “Escolo de Santo Lucio de Coumboscuro”, dove si sono formate le ultime due generazioni della famiglia e degli abitanti del Paese, un periodico, nato nel 1968, in cui parlare e portare avanti le istanze della Minoranza provenzale italiana e, fra le idee divulgative di maggior successo,  “Uno terro, uno lengo, un pople”, concorso per poesia, prosa, musica ed immagini, facente riferimento alla terra e alla lingua provenzale.



Angelo Gilardino si è inserito in questo tessuto umano e culturale scrivendo un concerto dove gli strumenti si intrecciano, si parlano senza ansie da primadonna, la chitarra qui diventa il collante che permette ad ognuno di recitare la sua parte e dimostra come l'autore conosca appieno le possibilità timbriche e coloristiche degli strumenti impiegati.

Nei pochi momenti liberi tra la prova e il concerto ho avuto la possibilità di chiedere ai colleghi impegnati nell'esecuzione qualche idea su ciò che avrebbero suonato di lì a poco, e da tutti ho avuto la conferma della bontà del Concerto e della sua assoluta validità musicale unitamente alla sensazione di gioia dell'essere lì a suonarlo. 
Nel primo ascolto probabilmente l'attenzione sarà catturata da alcuni tempi più che altri, almeno per me è stato così, ad esempio col terzo tempo - Scherzo -, 




un bellissimo gioco di pizzicati che passano nel quintetto d'archi e diventano materiale su cui gli altri strumenti, chitarra compresa, creano le loro melodie;
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