La mostra su Italo Meschi alla

Biblioteca Statale Lucchese

(27 maggio - 30 giugno 2011)


            
  di Danila Andreoni
 
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Si è appena conclusa la mostra allestita nella Biblioteca statale del centro storico di Lucca (via Santa Maria Corteorlandini, 12) in ricordo della figura di Italo Meschi, che occupava un’intera sala all’ultimo piano: sette bacheche piene di manoscritti, spartiti, lettere, fotografie e libri, oltre ai due dei suoi strumenti sopravvissuti (presenti solo nei primi giorni).


La prima conoscenza Italo Meschi  (1887-1957), era stata promossa dal Museo del Risorgimento italiano – essendo stato un noto antifascista toscano. La mostra, insieme alla pubblicazione di un nuovo volume musicale a lui dedicato, si è rivelata una ghiotta occasione per un approfondimento a tutto campo del poeta, intellettuale, chitarrista e baritono lucchese.


Il giorno 27 maggio 2011, nei Saloni Monumentali della Biblioteca Statale di Lucca, la mostra si era aperta con l’evento “Un pomeriggio per Italo Meschi”, organizzato dall’Accademia Lucchese di Scienze Lettere e Arti. La conferenza-concerto ha visto la partecipazione di Maurizio Mazzoli, architetto e musicologo, che ha parlato del “Ritratto di Maria Rita Brondi e i suoi rapporti con Italo Meschi”.


Attraverso questa figura di chitarrista atipica, liutista, cantante, prima studiosa/storica della chitarra e del liuto, una delle poche figure femminili che agli inizi del Novecento vantò numerose tournée all’estero, purtroppo dimenticata dopo l’improvvisa scomparsa nel 1941, il relatore ha ripercorso la storia dell’Italia chitarristica prima di Segovia, evidenziando le figure di personaggi di grande spessore, quali il gallurese Gavino Gabriel, il bassanese Oscar Chilesotti, il lughese Francesco Balilla Pratella.


Marco Bazzotti, ha trattato di “Italo Meschi, cantore lucchese tra Europa e America”, percorrendo la storia della chitarra-arpa dai primi brevetti americani, da Emilius N. Sherp a Chris J. Knutsen, facendo un parallelo con la diffusione di chitarre simili in Russia – nazione ove Italo aveva sognato di recarsi a suonare senza mai riuscire.


Quindi ha trattato del connubio chitarra-cantante nel primo Novecento ricordando figure quali Titta Ruffo, Lina Cavalieri, Luisa Tetrazzini, ecc.


Ha quindi presentato in concerto musiche ispirate dai programmi di I. Meschi: studi e minuetti di F. Sor, Air Russe di M. Carcassi, Capriccio di Yu. Shtokmann e Rondò di L. Meignen su una chitarra romantica di scuola Mirecourt, quindi musiche di Anonimo (Tre melodie popolari, due russe e una inglese), C. F. Schale (MInuetto I e II) e M. M. Ponce (Gavotta) su una chitarra storica genovese, infine musiche di G. Frescobaldi (Gagliarda), O. Respighi (Variazioni sulla Siciliana trascr. di I. Meschi), L. Castagna (Serenata) e P. Guarniera (Passi furtivi) su una chitarra-arpa a nove corde.


Infine sulla chitarpa appartenuta a Italo ha eseguito la sua Ninna nanna del 1917. Molti brani eseguiti sono tratti dalla nuova edizione delle musiche di Meschi, edite nel volume, presentato per l’occasione, “Italo Meschi, chitarrista e cantore (1887-1957). 30 brani  per chitarra sola, canto e chitarra” dell’Accademia Lucchese (ediz. M. Pacini Fazzi, 2011).


Italo Meschi, cantore e musicista, fu tra i più grandi cultori della tradizione popolare lucchese, ed è considerato l’ultimo dei trovatori.


Hippy ante litteram, pacifista, naturista, ambientalista, anarchico, fu veramente uno spirito libero e anticonformista. Barbone e chitarpa - strumento a nove corde, di cui tre fuori dal manico, metà chitarra e metà arpa, da lui perfezionato - fece tanti mestieri e nel 1913 andò in America dove approfondì la tecnica vocale e quella chitarristica.


Seguì quindi il suo sogno di suonare e cantare in giro per il mondo, esibendosi con grandissimo successo in Europa e in America, senza raggiungere mai l’agiatezza economica, perché chiedeva in cambio delle sue esibizioni soltanto un obolo per campare. Passò gli ultimi anni della sua vita nel torrione di San Gervasio delle Mura medievali lucchesi, continuando a tenere concerti, a scrivere poesie, a musicare poesie tra le quali quelle di Giovanni Pascoli (presenti nel volume a lui dedicato) e a trascrivere canti e musiche popolari per la sua chitarpa.


Italo Meschi si può oggi considerare tra gli artefici della rinascita della chitarra del Novecento: da grande cultore della polifonia di Bach impiegò gran parte del suo tempo nella trascrizione di difficili brani da presentare in concerto.


Tra questi manoscritti, si sono ritrovate due trascrizioni dall’organo datate 1948, tra i quali la prima trascrizione nota della celebre Toccata e Fuga in re minore per organo, trascritta da Meschi per la sua chitarpa.


La mostra, inaugurata nell’occasione, ha invece messo in luce la personalità davvero singolare di quest’ultimo “ menestrello”. Organizzata e illustrata da Tista Meschi, noto pittore lucchese, cugino di Italo, l’esposizione copiosa di documenti comprendenti musiche manoscritte e pubblicate per svariati strumenti, poesie, fotografie, lettere scambiate con amici e estimatori, libri, memorie di famiglia e testimonianze di vita vissuta, nonché due strumenti musicali appartenuti a Italo (la chitarpa di Bruno Matteo del 1911 e una Gaetano Guadagnini del 1830).


SI mette in risalto la sua figura di uomo libero, coltissimo, cittadino del mondo, di idee anarchico-pacifiste, disobbediente al regime del tempo. Un ultimo aspetto, curato ancora da Tista su invito della Casa editrice M. Pacini Fazzi, è stato l’omaggio alle doti culinarie del musicista, con l’edizione di un volumetto di ricette dal titolo “Musica in cucina”, nel quale compare un Meschi “vegetariano”, attento ad una sana e frugale alimentazione, fatta di ingredienti naturali e di facile reperimento, come compare dalla discreta quantità di ricette e di annotazioni culinarie originali, rinvenute fra le sue carte, da lui sperimentate e scritte spesso su avanzi di carta già adoperata, sul retro di buste postali o su piccoli spazi cartacei ancora adoperabili.


In conlusione, si può affermare che la mostra ha reso un doveroso omaggio ad uno dei personaggi più originali e meritevoli di interesse della Lucca contemporanea.


Danila Andreoni