Intervista a Bruno Pedros

chitarrista flamenco




Intervista di Alfredo Ruggiero

 

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Alfredo Ruggiero

Ci racconti dove nasce la tua passione per la chitarra e quando hai iniziato?


Bruno Pedros

La mia passione nasce a dieci  anni, per gioco strimpellavo ad orecchio. A quattordici anni iniziai a studiare con alcuni maestri napoletani: R. Di Sandro e A. Pedata.




A.

Quando nasce invece il tuo interesse per il flamenco?


B.

A 17 anni ascoltai una performance di un gruppo di danzatori spagnoli accompagnati da un bravissimo José Soto; poi a 18 anni ascoltai il grande chitarrista virtuoso compositore Victor Monge Serranito a Napoli. Pensa che anni dopo, nel ‘99, ho collaborato con lui in qualità di seconda chitarra in sei memorabili concerti da Madrid fino a Manila, fu questo il mio diploma di chitarra flamenca!






A.

I tuoi studi a parte la musica?


B.

Dopo due anni di università alla facoltà di scienze politiche e al DAMS tentai di entrare al Conservatorio di Napoli ma fui rifiutato e così decisi di partire per Madrid dove conobbi i miei idoli: Manolo Sanlucar e Paco de Lucia. Sanlucar mi ascoltò interpretare un brano di Paco de Lucia e mi disse “Hai talento, devi venire a un mio corso internazionale che tengo a Sanlucar de Barrameda”.



A.

Ti trasferisti in Spagna?

B.

Si, mi trasferii a Cordoba dopo essere stato al corso di Sanlucar in compagnia di allievi provenienti da tutto il mondo. In quell’occasione conobbi Vicente Amigo, allora quindicenne... ricordo con piacere i giorni passati insieme.


A.

Proseguisti gli studi musicali?


B.

Si, perché a Cordoba riconobbero il mio talento. Frequentai la classe di chitarra per due anni con buon profitto e svolsi molto del programma di studio richiestomi, ma la passione per il  flamenco prevalse e infatti cominciai a frequentare la classe di Manuel Caño e abbandonai il Conservatorio.


A.

Sei stato in altre città spagnole?


B.

Conosco Cordoba, Granada, Jerez, Madrid, Barcellona ma la città che amo di più è Siviglia, lì riuscii ad entrare all’accademia di danza flamenca di Matilde Coral ed imparai ad accompagnare il ballo e il canto; in seguito ebbi numerosi contatti con i Gitani, che  sono i maestri dei ritmi complessi.

Nel 1990 partecipai alla biennale flamenco, un festival importantissimo, suonando quattro brani.


A.

Componi anche?


B.

Da quando avevo 16 anni in modo naturale creo melodie. Ricordo come se fosse ieri le mie prime composizioni: una serie di tarantelle, alcune delle quali anche molto elaborate rispetto alla produzione locale.

Poi venne il momento dell’assimilazione del repertorio flamenco vero e proprio e cominciò una battaglia per riuscire a  capire gli stili di ogni chitarrista che ha fatto scuola, ma evitando di essere un clone. Considera il fatto che non esistevano fino a 20 anni fa le trascrizioni di toques chitarristici, quindi, per me fu una fatica enorme.

Il maggiore problema del linguaggio flamenco e  sentire il ciclo ritmico, il compas, ci vogliono anni per impararlo.

Grazie a qualcosa di magico o un dono, come lo definisco, ho continuato a comporre fino a sviluppare il mio stile  esercitandomi ogni giorno con una forte disciplina.

Risultato sono  i miei vari cd di brani originali autoprodotti, e il mio primo lavoro discografico inciso nel ’98, anche se nel 2000 incisi a Cordoba, capitale della chitarra flamenca, con 2 collaboratori, il mio primo cd ufficiale  “Concerto per 3 chitarre amiche”.


A
.

Qual  è il tuo rapporto con l’ Italia?


B.

Con l’Italia non ho mai avuto un rapporto positivo perché non c’è nessun rispetto per il chitarra flamenca. C’è una ignoranza spaventosa che ostacola i talenti creativi e mistifica il flamenco. Invece esiste, sepolto, un repertorio da fare invidia ai chitarristi classici, che in generale nutrono un vero disprezzo per i chitarristi flamenchi.

Per anni mi sono scontrato con organizzatori che consideravano il flamenco solo uno spettacolo, mentre è Arte con la A maiuscola. Questo spiega il mio silenzio dalle scene italiane sia come concertista che come didatta.






A.

Hai mai insegnato?

Bruno Pedros: Tango



B.

Si al Conservatorio di Istanbul. Lì il direttore voleva creare una cattedra di chitarra flamenca,  ma fu impossibile a causa della sua mentalità che era agli antipodi con la mia visione artistica. Comunque fu un’esperienza indimenticabile stare a contatto con la cultura musicale turca.


A.

Il tuo metodo di insegnamento?


B.

Il flamenco non si può insegnare con metodi scritti perché è un'Arte tramandata come cultura orale. È importante ascoltare i Cantores, cantanti che posseggono i segreti delle melodie.


A.

Quali sono le differenze tecniche tra la chitarra flamenca e la classica?


B.

Ci sono varie differenze: la mano destra, i rasgueado, il picado, il ciclo ritmico, il compas. La tecnica della chitarra flamenca è molto complessa ed è cambiata completamente dai tempi di Ramon Montoya a Paco de Lucia.


A.

Quali brani  consideri fondamentali?


B.

L’opera integrale di Ramon Montoya, Ricardo, Sabicas , Escudero, Manuel Caño, fino alla produzione di Sanlucar, Paco de Lucia e Serranito.


A.

Hai fatto delle trascrizioni?


B.

Ho trascritto brani di Escudero, Sabicas, Caño, Ricardo, Montoya, Paco de Lucia, Serranito, Manolo, Niño Miguel.


A.

Ti senti più interprete o compositore?


B.

Bruno Pedros con Vicente Amigo


Ci sono periodi in cui sono più l’uno che l’altro.


A.

Il tuo rapporto con la chitarra classica è continuato?


B.

Sì, da autodidatta, perché sono un curioso, studio e mi aggiorno sulla storia dei chitarristi classici. In questo periodo sto riscoprendo compositori eccezionali come: Sor, Legnani e Coste.


A.

So che sei stato in Venezuela due volte.


B.

Sì,  ho tenuto un concerto nel 2006 in presenza di Alirio Diaz che fu l’unico a valorizzare il mio lavoro. A Carora eseguii brani di Escudero, Sabicas, Sanlucar, Caño, più brani miei e elaborazioni di canzoni napoletane e venezuelane.


A.

Raccontami di Serranito...


B.

Ho collaborato con lui come sua seconda chitarra in sei memorabili concerti tenuti da Madrid alle Filippine. Victor è un grande improvvisatore, non si ripete mai quindi bisogna stare in guardia delle sue bizzarre trovate. Attualmente ci vediamo solo a Madrid quando vado a trovare mia figlia Lucia di 7 anni.


A.

Progetti futuri?


B.

Ripartirò tra poco per il Venezuela e tornerò a Napoli solo per andare al mare ad agosto.


A.

Grazie Bruno.


B.

Ciao a tutti.



http://www.brunopedros.com/












B.Pedros con Tomatito





A.R.

 
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Bruno Pedros: Istanbulerias