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Incontro con

Giuseppe Torrisi




 


  di Mauro Tamburrini

  mauro.dotguitar@gmail.com

 
 

Parlaci un po’ di te, di come hai iniziato e di come si è sviluppato il tuo percorso artistico e professionale.



Suono la chitarra praticamente da sempre. Mio papà suonava la batteria, si guadagnava da vivere attraverso la musica e per me fu facile cercare di emularlo ma lui fu irremovibile: “Con la batteria sarai sempre schiavo degli altri…” diceva, e fu così che imbracciai una chitarra per la prima volta all’età di sette anni.


Continuai a strimpellare e a divertirmi fino ai vent’anni quando improvvisamente, ascoltando in TV un chitarrista che eseguiva musica brasiliana con la chitarra classica, ebbi una folgorazione e dissi a me stesso che un giorno avrei suonato come lui! Ma nella mia città non era facile alla fine degli anni 70 riuscire a “procurarsi” un insegnante.



Oltretutto non esisteva ancora il diploma di chitarra e i pochissimi che praticavano la chitarra classica non erano dei professionisti. Tuttavia mi diedi da fare e in qualche modo iniziai a studiare, non senza difficoltà; a quel tempo a Catania era difficile persino riuscire a  trovare gli spartiti!


Pur avendo ricevuto occasionalmente qualche lezione e consiglio (tra tutti una doverosa citazione per il M° catanese Mario Filetto e, qualche anno dopo,  per la Prof.ssa Etta Lopez Zaccaria di Lecce che mi offrirono il loro aiuto in maniera assolutamente disinteressata) mi ritengo fondamentalmente un autodidatta. Un momento importante della mia carriera artistica fu  quando partecipai alla Masterclass tenuta da Alirio Diaz ad Otranto nel 1983.



Qualche mese prima avevo ricevuto la mia prima scrittura al Teatro Massimo Bellini di Catania per partecipare come chitarrista alla realizzazione dell’opera “Otello” di Verdi; ciò mi permise di racimolare i soldi sufficienti per il viaggio e la quota di iscrizione.


C’erano tanti giovani chitarristi  di belle speranze (e ancor più belle realizzazioni anni dopo!) e io mi sentivo piccolo piccolo in mezzo a loro…tuttavia, dopo un iniziale momento di comprensibile emozione, riuscii a suonare di fronte al Maestro e lui ebbe parole di grande elogio ed incoraggiamento per me, esortandomi a proseguire gli studi.


Fu una svolta: fino ad allora la chitarra era stata una cosa bella della mia vita ma da allora iniziai a pensare seriamente alla possibilità che essa potesse essere anche un mezzo per potermi guadagnare da vivere, e non solo occasionalmente.


Tuttavia la strada era ancora in salita, il Diploma (necessario per dare un crisma di ufficialità agli studi e conseguire un titolo) era ancora inesistente (solo un certificato di frequenza per chi frequentava i corsi speciali al Conservatorio) e le difficoltà erano ingigantite da un’aura di scetticismo che percepivo chiaramente attorno a me. 


Amici, parenti e persino i (pochi) compagni di “sventura” nonchè colleghi chitarristi mi guardavano con “sospetto” giacchè io, da sempre, non mi limitavo a studiare ed eseguire il repertorio classico ma dedicavo gran parte del mio tempo alla realizzazione dei miei arrangiamenti di canzoni napoletane, sud-americane etc.


Inoltre continuavo a studiare da autodidatta mentre alcuni di loro potevano permettersi perlomeno delle occasionali lezioni fuori dalla Sicilia con Maestri qualificati. Ma anziché scoraggiarmi, tutto questo mi dava forti stimoli e grande determinazione a proseguire.


Finalmente nel 1985 venne approvato il decreto legge che equiparava il Diploma di Chitarra a quello di tutti gli altri strumenti e che, soprattutto, consentiva ai candidati privatisti di sostenere esami al Conservatorio.


Lo stesso anno mi presentai, in due diverse sessioni, per sostenere gli esami di Compimento Inferiore, Armonia, Storia della Musica e Compimento Medio presso il Conservatorio di Lecce superandoli brillantemente.


L’anno successivo mi diplomai, fui il primo nella mia città. Da allora ho sempre avuto il privilegio di vivere di Musica , come Insegnante (dapprima con le lezioni private e poi coi laboratori musicali e con le scuole medie ad indirizzo musicale) ma anche collaborando da  trent’anni col Teatro Bellini di Catania in occasione di Opere, Concerti Sinfonici e Balletti ogni qualvolta ci sia in organico una chitarra (ma ho suonato spesso anche il mandolino, il banjo, e persino il charango e il bouzouki greco!) e suonando sia da solista che in molte altre formazioni musicali (tra tutte voglio citare il “Trio 18 Corde”e  i “Flam & co”) in una carriera che mi ha portato ad esibirmi anche all’estero in diverse occasioni e che mi ha sin qui regalato tantissime emozioni e soddisfazioni.