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“Stagione internazionale

di chitarra classica“

Città di Lodi




 


  di Francesco Tagliaferri

  francesco90tagliaferri@gmail.com

 

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Nel pomeriggio del 11 maggio, le otto meravigliose pareti dell'Incoronata di Lodi hanno visto un altro evento di grande musica: dopo aver ospitato, due anni fa, la leggenda di Odair Assad, questa volta a salire sul palchetto portatile dell'Atelier Chitarristico Laudense è stata Antigoni Goni. La grande chitarrista greca, prima di deliziare i nostri concittadini, ha già calcato i palchi del Concertgebouw di Amsterdam, del Covent Garden di Londra, del Bolshoi di Mosca e della Carnegie Hall di New York, giusto per fare qualche nome.

La fama, derivata in parte dal fatto di abitare l'olimpio dei vincitori del Guitar Foundation of America nel 1995 (il concorso chitarristico più importante del mondo), non ha impedito a Goni di esercitare con successo anche la carriera di didatta presso la prestigiosa Juillard School di New York e la Royal Academy di Londra.


Questo talento comunicativo in qualche modo si è espresso anche nei concisi ma efficaci interventi di presentazione dei singoli brani, in un italiano quasi impeccabile.

Il concerto si è aperto con un omaggio obbligato al grande Francisco Tárrega (1852-1909), considerato da molti il padre della chitarra moderna: tre Preludi dal carattere malinconico ma austero, nei quali la chitarrista ha sfoggiato fin da subito un suono ricco, capace di variare ogni ripetizione melodica con un'impercettibile variazione del tocco.


L'ispirazione chopiniana chiaramente alla base di questi piccoli gioielli non ha impedito alla chitarrista ateniese di inventare un'interpretazione assolutamente personale, rivelando i tratti delicatamente innovativi che rendono queste seppur brevi e semplici musiche fra le opere meglio riuscite del compositore spagnolo.


Altro celebre omaggio al mondo iberico è stata la Suite compostellana di Federico Mompou (1893-1987), un tributo a Santiago de Compostela e al grande Andrés Segovia, che nella città galiziana insegnò per diversi anni.


Con due brani di Augustin Barrios Mangoré (1885-1944) ci si è allontanati dalla Spagna, per  iniziare il viaggio spazio-temporale che nel giro di qualche brano avrebbe portato il pubblico verso repertori assolutamente innovativi per gli affezionati della rassegna. Sarita è una mazurka, ossia un'elegante danza polacca che ancora una volta rivela il tributo che ogni strumentista romantico ha dovuto pagare al più grande dei polacchi, Fryderick Chopin; Maxixe, invece, è un giocoso brano in stile brasileiro, che rappresenta l'altra anima di Barrios, quella profondamente sudamericana.


Il secondo tempo è stato un grande omaggio dell'interprete alla propria terra d'origine e, per estensione, alla penisola balcanica, rimasta in qualche modo sempre 'esotica' nel panorama musicale europeo. Giokonda's smile di Manos Hadjiakis (1925-1994), originariamente sinfonico e arrangiato per chitarra dal cubano Tullio Peramo, e soprattutto You set my star dagli Epitafios di Mikis Theodorakis (1925), autore del celeberrimo sirtaki del film Zorba il greco, hanno introdotto nel tempio lodigiano sonorità del tutto innovative, a dire il vero non sempre convincenti nella loro veste chitarristica. Ma ancora più stranianti sono state le arcaiche melodie dell'Inno alle muse del serbo Dusan Bogdanovic (1955), basato sui frammenti di musica più antichi di tutto il mondo occidentale, risalenti addirittura al terzo secolo avanti Cristo.


Se questo repertorio ha lasciato qualche perplessità nel numerosissimo pubblico accorso da tutta Italia, altrettanto non si può dire della chitarrista: richiamata per ben tre volte sul palco dagli applausi dopo la fine del concerto, non ha potuto esimersi dal concedere un bis.


«È sempre bello vedere come questo tempio della pittura sappia trasformarsi all'occorrenza in tempio della musica e della pittura» ha dichiarato Mario Gioia, animatore dell'Atelier.


Le grandi personalità del mondo della chitarra accorse dai conservatori di Milano, Piacenza e Brescia non fanno che confermare il valore di questa iniziativa, come sempre sostenuta dalla Fondazione Banca Popolare e dalla presenza delle istituzioni comunali, rappresentate in questo caso dall'assessore Simonetta Pozzoli, seduta in prima fila.


Francesco Tagliaferri