<< HOMEhttp://www.dotguitar.it
<< HOME 
ARCHIVIhttp://www.dotguitar.it/zine/archivi/archivi.html

Ottimizzato per

Firefox

Safari
 

Un agosto americano



 

di Giorgio Signorile



 
 



Un agosto americano

Se dovessi riassumere l'esperienza Americana in una parola amerei scriverei “leggerezza”:  è quella la
condizione vissuta da un musicista come me in un contesto nuovo e autentico come quello che ho conosciuto. Certo, la leggerezza ha molte coniugazioni, io la intendo come uno stato d'animo positivo e creativo, nel quale il quotidiano essere musicista trova un modo di essere naturale, inserito nel presente in modo vivo e costante.


Qual è il presente di cui parlo? E' semplicemente il lavoro quotidiano di uno che vive di Musica, la insegna, la suona, scrive, e vorrebbe farlo e continuare a farlo sorridendo e con soddisfazione, cosa che nel nostro Paese, peraltro culla riconosciuta dell'arte, è ormai difficile da portare avanti.

Entriamo nello specifico.

 

Questo progetto americano è nato dalla ricerca da parte di due colleghi della Marshall University della West Virginia - Julio Alves chitarrista e Wendell Dobbs flautista - di nuovo materiale per chitarra e flauto; cercando in rete hanno trovato della mia musica, ascoltata, acquistata e suonata, e hanno avuto la gentilezza di inviarmi l'mp3 della loro interpretazione.


Da qui è partita un'idea di collaborazione, svolta attraverso concerti e masteclass, e concretizzata anche nella scrittura da parte mia di un brano a loro dedicato, November Landscapes di cui io e il flautista torinese Paolo Dalmoro - chiamati all'occorrenza duo Savoyard...-  abbiamo tenuto la prima esecuzione mondiale presso la Smith Recital Hall dell'Università.


La cosa per me importante e che voglio sottolineare è la realtà di quell'America: non parliamo di metropoli o di grosse realtà culturali inserite in importanti Stati, qui siamo in un territorio antico, quello dei Monti Appalachi, e le città, anche capitali di stato, sono cittadine di aspetto coloniale, villette tutte simili, col portichetto, il prato e la bandiera a stelle e strisce esposta sulla veranda.


E' importante saperlo perchè alla fine le grandi metropoli si assomigliano tutte, la vita frenetica di New York non è poi così dissimile da quella di Londra, di Los Angeles o di Shangai, e quello che andavo cercando, la cultura americana tradizionale, non la trovi sicuramente tra gli Starbucks e i grattacieli...quindi vi descrivo ciò che ho vissuto in un ambiente assolutamente simile a quello delle mille cittadine italiane, per grandezza, ambiente e popolazione.



E allora volete farvi del male e sapere qualcosa non tanto dell'aspetto didattico (ne parleremo poi) ma di ciò che è il rispetto per la musica, per la professione insegnante/musicista, per l'ambiente lavorativo...? Sappiate intanto che la figura dell'insegnante è negli USA una delle più amate e stimate: la serietà dell'impianto educativo è a tutti i livelli, e il docente si sente parte viva di un progetto del quale far parte con estremo orgoglio; nel mio caso ho trovato alunni motivati e ambiziosi, aule luminose e attrezzate come pensiamo debbano essere delle aule moderne, ambienti interni ed esterni che fanno venire voglia di frequentarli e viverli, e docenti preparati e pieni di voglia di “andare avanti”.


Lo studio musicale, dalla teoria alla pratica, è offerto a tutti gli studenti, ci saranno quelli che l'affrontano professionalmente e altri che decidono che “fare l'avvocato conoscendo anche un po' di musica e sapendo suonare un po' uno strumento è molto meglio”...ed è così che funziona, i docenti hanno una parte di alunni indirizzata professionalmente e una che invece decide di frequentare il corso né più né meno come farebbe con ceramica o erboristeria, come miglioramento e completamento del suo curriculum scolastico.


E anche questo modo di vivere il corso è portato avanti con serietà perchè si mette innanzitutto in grado l'allievo di avere delle basi posturali corrette e poi si fa Musica, quel minimo di repertorio e studi da permettere all'alunno di godere di ciò che impara a prescindere, come dicevo prima, dalla sua reale occupazione.