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Ricordo di

Mario Feninger




 


  di Flavio Cucchi  


 
 


Ho conosciuto Mario Feninger nel 1986 a Los Angeles, dove risiedeva.


Ci siamo incontrati fortuitamente per motivi non musicali a un evento internazionale della chiesa di Scientology (Mario era un veterano, aveva iniziato a interessarsene nel 1950, negli anni ’60 aveva studiato con il fondatore Ron Hubbard in persona e aveva fondato un centro di Scientology a Parigi).


Ricordo ancora il piacere di Mario nell’incontrare in quel contesto un musicista classico professionista con cui poter finalmente parlare, e in italiano, di interessi comuni – la musica classica - cosa non facile nel paradiso del Rock and Roll. 

 

Mario abitava a Hollywood in una bellissima casa degli anni ’20 in stile spagnoleggiante a due passi dal Capitol Building, e da allora tutte le volte che mi sono trovato in California per concerti sono andato a fargli visita, trattenendomi qualche giorno da lui.


Facevamo lunghe chiacchierate, parlavamo delle sue teorie sulla tecnica pianistica, della evoluzione della musica, della mentalità europea e americana e soprattutto di filosofia e di arte.


A volte mi parlava della sua infanzia in Egitto, della madre Teresa De Rogatis, pianista, chitarrista e compositrice, di cui mi aveva dato alcuni manoscritti (in seguito pubblicati dalla Bèrben e incisi dalla brava Clara Campese).


Mario aveva creato una piccola accademia di pianoforte, e teneva corsi a diversi allievi di tutto il mondo ma ha continuato anche a tenere concerti fino alla fine, mostrando un controllo tecnico straordinario per un uomo di 90 anni.


Era un vero signore, colto, intelligente, spiritoso.


Parlava un italiano ottimo ma un po’ antiquato, cosa che lo rendeva più affascinante:

“Flavio sali in vettura”, oppure “mi duole che tu debba partire così presto”…


Ci siamo visti per l’ultima volta il 10 novembre 2014.


Mi ha parlato fino a notte tarda della sua morte, che sentiva vicina.


Non mostrava la minima apprensione, la sua unica preoccupazione era per le persone amiche che stava per abbandonare.


Ma aveva sempre uno sguardo al futuro e le ultime parole che gli ho sentito dire sono state: “ci vediamo l’anno venturo”.


F.C.


 

CAN WE CREATE ARTISTS?

by Mario Feninger


THE VARIOUS musical seasons, with all the marvelous artists we have the opportunity to hear, give rise to some thoughts that I would like to share.


IT IS more and more self-evident that, as the civilization of leisure is brought into existence, we shall need more and more great artists.


THERE ARE three communication lines from the performer to the public: Technique, Expression, and Presence.  A performer with any one of three lines "well in" is a good performer; a performer with any two of these lines in will be an arresting performer; and a performer with the three lines in could be called a genius.


WHY IS the public thrilled by technique? Why do thundering octaves, pearly scales, fleeting arpeggios, etc., leave them agape?  Why is it that technique by itself is sufficient to create an impact?  The answer I found is that technique represents the mastery over and control of those parts of the physical universe involved in the performance; and those parts are the instrument and the body of the performer! 

Technique also presumes certainty.  It is a science in that it has very precise laws that work every time.  This is true of a juggler, a car racer or a pianist.


AS REGARDS expression, Busoni gave a very exhaustive and impressive description of it as poetry, imagination, elegance, sense of style, of form, or colors, feeling for distance, for volumes, etc.  In other words, anything dealing with the mind, the mental machinery and the emotions would pertain to expression.


THE THIRD line, presence, would be the being himself, his ability to command attention, to hold together, spellbound, three or four thousand people, all strangers, and infuse them with a unanimity of feelings and reactions.  This is the least visible ability, but one that makes the difference between Busoni, Horowitz, etc., and most pianists.