Volendo tracciare un percorso evolutivo della tecnica di un autore non si può prescindere da un’analisi approfondita del suo Metodo attraverso le varie edizioni 36, ed è quello che faremo nei prossimi articoli.

Il Metodo di Carulli cominciò a stabilizzarsi nella forma e nei contenuti dalla terza edizione in poi, esprimendo l’apice della parabola tecnica carulliana con la quinta edizione, l’Op. 241.

Per questa analisi saranno utilizzate le prime quattro edizioni del Metodo (Op. 27) e la sesta edizione (Op. 241), purtroppo non abbiamo la sua prima opera didattica, il “Manuale”, pubblicato da Ricordi nel 1808.


LA PREFAZIONE


Da ogni prefazione si possono ricavare interessanti notizie sull’autore e il suo pensiero; quella della prima edizione è molto diversa dalle altre, rappresentata da una lettera al figlio Gustavo, il dedicatario del Metodo. 

Mio caro Gustavo,- scrive Carulli - tu vuoi imparare a suonare la chitarra e mi chiedi un Metodo: Io ho esaminato tutti quelli pubblicati fino a questo momento, e li ho trovati molto buoni e utili, ma in nessuno di essi ho riscontrato le regole che io pratico nel mio modo di legare, di staccare, e di indicare le posizioni, così ho deciso di comporre un Metodo espressamente per te”.37

Carulli in modo molto elegante rileva come i metodi circolanti in quel periodo 38, pur essendo “buoni e utili”, erano molto diversi dalla sua idea di suonare la chitarra.


La lettera continua offrendo altre notizie biografiche importanti: “Non posso assicurarti, mio caro amico, che il mio modo di suonare sia il migliore, ma ti dirò solo che l'ho maturato dopo ventiquattro anni di duro lavoro, e che questo lavoro mi ha fatto acquisire delle conoscenze su questo strumento, io l'ho suonato con una tale naturalezza che mi ha fatto conquistare consensi sia in patria sia all'estero.” 39. Quindi, come già accennato, abbiamo la conferma che Carulli avrebbe iniziato a studiare la chitarra da autodidatta all’età di 16 anni e che  godeva di un certo prestigio, già prima del suo arrivo a Parigi, sia in Italia che all’estero, tant’è che le sue prime edizioni a stampa videro la luce proprio in Germania intorno al 1803 presso Gombart ad Augsburg 40.


La lettera si conclude con la definizione singolare di come - secondo Carulli - debba essere concepito un metodo: “La parola METODO significa MODO semplice, certo, completo e finalizzato per apprendere etc” 41.

Nella seconda edizione, che vide le stampe dopo circa dieci anni, precisamente nel 1819, sparisce la lettera di dedica al figlio e al suo posto si troverà una classica prefazione:






fig. 1 – Carulli Metodo Op. 27 II edizione (1819), p. 1



Questa prefazione si ripeterà identica nella terza e quarta edizione, con l’aggiunta solamente  di un “Nota Bene” :






fig. 2 – Carulli Metodo Op. 27 III e IV edizione (1822 e 1824?), p. 1



Per la traduzione della suddetta prefazione si riporta quella dell’edizione ottocentesca italiana dello stesso Metodo, pubblicata dall’editore Francesco Lucca a Milano nel 1858. Dalla lettura si può facilmente intuire che corrisponde alla quarta edizione del metodo francese:






fig. 3 – Carulli Metodo Op. 27 edizione F. Lucca, Milano (1858), p. 1





 
La didattica di Ferdinando Carulli dall’Op. 27 all’Op. 241
L’evoluzione della sua tecnica e del linguaggio musicale (parte terza)
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