di Romolo Calandruccio
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Dal titolo dell’Op. 92 sembrerebbe inconfutabile che Sor derivi la melodia dal tema Das klinget so herrlich, das klinget so schön, tratto dal Zauberflöte di W.A. Mozart (tradotta con “O cara armonia”), molto gettonata dai musicisti del tempo, grandi e minori, chitarristi e non. Senza dubbio ciò si è verificato grazie alla bellezza dell’opera in generale e, come già detto, alla sua enorme diffusione in tutti i grandi teatri d’Europa. 


Ma è proprio così? Sor e gli altri musicisti si sono ispirati al tema originale della partitura mozartiana? Se così fosse, perché si riscontrano spesso diverse e palesi discordanze nel tema?  Anche l’opera 193 di Sor, che sembra molto più vicina alla partitura mozartiana originale, presenta tuttavia delle lievi discrepanze.


A cosa si devono tali “anomalie”?

Sembrerà paradossale, ma proprio la grande fama e diffusione dell’opera contribuì a una certa “contaminazione”. Per rappresentare l’opera fuori dai paesi di lingua tedesca si rese necessaria la traduzione del testo in altri idiomi, come l’italiano e il francese, per rendere l’opera più fruibile, pertanto tale pratica alle volte comportava anche dei piccoli “aggiustamenti” melodici per rendere più gradevole l’unione testo-musica. Tale operazione non sempre si rivelava così felice, tant’è vero che proprio sul Flauto magico vi è una dichiarazione di Berlioz nelle sue memorie (cap. XVI) che recita così:


“[…] l’intelligente direttore chiamò in suo aiuto un musicista tedesco per dirozzare anche la musica di Mozart. Il musicista tedesco ebbe l’imprudenza di non rifiutare l’empio incarico e alla fine dell’ouverture (l’ouverture del Flauto Magico!!!) aggiunse alcune battute, della parte di soprano d’un coro fece un’aria per basso aggiungendovi inoltre alcune misure di sua confezione; da una scena tolse gli strumenti a fiato, in un’altra li introdusse; alterò la melodia e le figurazioni che accompagnano l’aria sublime di Zoroastro; col coro delle schiave «O cara armonia» fabbricò una canzone, un duetto convertì in terzetto, […]” 4


Insomma, non era una cosa tanto rara assistere ad alcuni piccoli “aggiustamenti” di un’opera, quando andava bene o, come nel caso descritto da Berlioz, a un vero e proprio scempio nei confronti di capolavori come quello mozartiano.


Mettendo a confronto la melodia originale mozartiana con il tema utilizzato da Sor nell’opera 9 si nota subito la differenza melodica (cambio nella metrica da 4/4 a 2/4 e nell’andamento da allegro ad andante moderato) ma, a ben vedere anche in molti altri autori chitarristi che hanno utilizzato lo stesso tema si riscontra tale differenza.  La risposta più immediata sarebbe quella di pensare che tali differenze fossero dovute alla libertà che alcuni compositori erano soliti prendersi nel trascrivere o elaborare i temi di altri musicisti.


Nel caso specifico di Sor ciò sembra alquanto strano, perché egli era un musicista molto preciso, quasi maniacale, infatti le sei “trascrizioni” dell’Op. 19, sempre tratte dal Flauto magico, rispecchiano in modo molto più fedele la partitura mozartiana, o meglio la revisione in francese dell’opera (Les Mystères d’Isis5).


A questo punto risulta essere illuminante la teoria di David Buch6  il quale, innanzitutto, contesta l’affermazione di Brian Jeffery nella biografia di Sor7, quando sostiene che quest’ultimo abbia ascoltato per la prima volta Il Flauto magico a Londra nel 1819 dopodiché compose le sue variazioni.  Invece il Buch asserisce che “Jeffery non menziona il fatto che vi era una versione molto popolare del singspiel a Parigi fin dal 1801 chiamata Les Mystéres d’Isis (la prima rappresentazione risale al 20 agosto 1801 e fu rappresentata più di 130 volte fino al 18278). Pertanto, essendo Sor stato prima a Parigi e in seguito a Londra, è possibile che abbia avuto una




NOTE:

1. Il presente articolo è tratto da Romolo Calandruccio FERNANDO SOR e i chitarristi dell’Ottocento incantati da “Il flauto magico” di W.A. MOZART, ed. Novecento, Catania 2008


2. Prima pubblicazione Londra 1821 e Parigi 1827

3. Prima pubblicazione 1823 ca. Parigi.

4. M. Dell’Ara, La musica di Mozart nelle trascrizioni ovvero variazioni per chitarra di Fernando Sor, Il Fronimo n° 17 pag. 7.

5. Infatti la stessa melodia dell’opera 9 viene proposta  a intervalli di terza con un effetto più corale e un largo utilizzo degli armonici che richiamano l’accompagnamento del glockenspiel.

6. David Buch, Two likely sources for Sor’s variations on a theme of Mozart, tratto da Estudios sobre Fernando Sor di Luis Gasser, Ediviones del ICCMU, Madrid 2003.

7. Brian Jeffery, Fernando Sor, Composer and Guitarrist, Tecla Editions, Londra 1977.

8. Théodore de Lajarte editor, Bibliothéque musicale du Théatre de l’Opéra catalogue, Librarie des bibliophiles, 1878, Parigi.

 
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