di Giorgio Signorile

Adelita

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Studio interpretativo di “Adelita” di F.Tarrega.



La prima cosa che mi viene da dire parlando di un brano così famoso è.....che è meglio non parlarne affatto, ma sedersi e suonarlo! Solo così si scoprono le bellezze di questa miniatura che, in coppia con Lagrima, costituisce un duo di brani fra i più suonati della storia della chitarra.

Siamo abituati a leggerli nei programmi da concerto come fossero uniti da un comune destino e in effetti hanno caratteristiche simili molto evidenti: la forma tripartita, con due sezioni contrastanti, caratterialmente, una più dolce e sognante e l'altra più “dinamica”, la tonalità (Lagrima nasce in Mi Magg. con la seconda parte in Mi min. mentre in Adelita è l'inverso...), la delicata vena melodica, che troppe volte è stata eseguita in modo esageratamente melenso, il ritmo, un tre quarti per Adelita diventa, come recita il sottotitolo, una  mazurka, intendendo per Mazurka la nobile danza di origine Polacca incarnata in meravigliose pagine di Chopin. Proprio facendo riferimento a Chopin, autore a lui particolarmente caro, Tarrega scrive composizioni dove l'influenza del moderno, dell'avanguarda musicale del periodo è assente, egli si rifà completamente agli stilemi del tardo romanticismo - quel periodo che nella chitarra Regondi incarnò meravigliosamente, pur in una vita troppo breve -  con  melodie struggenti e nostalgiche, complice uno strumento che lo asseconda completamente, permettendo la realizzazione di frasi sulle corde interne, vibrati, colori e fraseggi impensabili sulle chitarre precedenti (vedi anche il mio precedente articolo su Llobet).

Nascono così alcuni fra i brani più conosciuti ed eseguiti del nostro repertorio, basti pensare a Recuerdos de la Alhambra, Capricho Arabe, Danza mora, Gran Vals, Lagrima e, appunto, Adelita. A qualcuno questo repertorio farà sicuramente storcere il naso, è vero, tutto questo zucchero che scorre può a volte nauseare....ma, come ogni cosa,  se adoperata nel modo giusto e soprattutto personale può rivelare sempre aspetti nuovi e piacevoli.


Pur essendoci l'indicazione Lento, sarà perché  la sento suonare da 40 anni e la insegno da 20 circa, sarà perché nella mia sensibilità suona un po' diversa - pur nel rispetto dello scritto - mi sono permesso di non esagerare con questa indicazione, per non cadere nella banalizzazione sempre in agguato con brani simili. Piuttosto ho cercato una maggior resa dinamica nella seconda parte, in Maggiore, più solare e spensierata, come contrasto ad un inizio più nostalgico e melanconico (Nel video ripeto due volte la seconda parte, per dare allo studente più possibilità pratica di osservare la diteggiatura e il senso interpretativo).


Io sono dell'idea che ogni pagina musicale, beh ... ogni pagina forse no, ma quasi ogni pagina, abbia in sé delle qualità che sta all'interprete valorizzare: se non nella musica in senso stretto almeno nella rappresentazione di un mondo, di un ambiente, di una società che grazie alla musica torna a vivere. Penso, oltre a Tarrega, ai nostri Benvenuto Terzi, Mozzani, De Rogatis, Mazzola, e molti altri compositori “minori” che alla chitarra hanno dedicato la vita scrivendo miniature dense di immagini e suggestioni.


L'esecuzione di questo brano non richiede doti virtuosistiche particolari, ma necessita di una mano forte e abituata ai barré ed agli allargamenti: soprattutto nella seconda parte, in Mi Magg., ci sono posizioni piuttosto impegnative, alla terza e quarta battuta, con mordenti da realizzare col 3 e 4 dito, bisogna prepararsi adeguatamente con appositi esercizi, estrapolando poi la difficoltà specifica dal pezzo e trasformandola in esercizio essa stessa.

Per la pratica di esercizi base di apprendimento di queste tecniche, legato, abbellimenti ecc. vi consiglio il II volume della Tecnica fondamentale della chitarra di R.Chiesa (Suvini-Zerboni) e alcune lezioni di Dioniso Aguado (la 29, 30 e 31) tratte dal suo Metodo per chitarra, parte II.

Ci sono molti altri testi su cui affinare lo studio ma preferisco dare poche e precise indicazioni su cose che abitualmente uso nell'insegnamento quotidiano.


La prima edizione del brano fu pubblicata dalle edizioni Antich y Tena di Valencia e non fa parte di una serie particolare di composizioni, come i Preludi o gli Studi, è un brano staccato,  delicato e “salottiero” legato intimamente con le altre Mazurke, Mazurka en Sol, Marieta e Sueno.

Nel suonare questo brano posso solo consigliarvi di essere personali, leggendo innanzitutto le indicazioni dello spartito e cercando di entrare nel mondo del quale l'autore faceva parte: cercate il suono, il colore di ogni nota, il timbro caldo delle corde interne.

Buon lavoro!


G.S.