di Giorgio Signorile

Feste Lariane

Home

Home archivi

http://www.dotguitar.it
http://www.dotguitar.it/zine/archivi/index.html
 

Luigi Mozzani – Feste Lariane

Indicazioni interpretative


Innanzitutto sgombro il campo da un problema di attribuzione circa l'autore del brano: con questo pezzo Mozzani vinse nel 1906 un concorso di composizione organizzato dalla rivista “Il Plettro” e come tale fu pubblicato nel numero 18 della stessa rivista. Successivamente ci fu la scoperta di interessanti “intrecci” tra questo brano e altri e per correttezza d'informazione vi riporto un link interessantissimo al quale potrete fare riferimento per attingere informazioni:

http://www.guitarandluteissues.com/festa/festa.htm

Noi lavoriamo, come direbbe Totò, a prescindere!


Tema: come sempre faccio ed insegno suonate prima la melodia, senza altre note o bassi, sentite la linea che scorre e imparatela, come fosse una canzone; vi verrà naturale così facendo capire bene la dinamica della frase e, come dicevamo prima, interpretarla la meglio. E' una melodia accompagnata, una linea che va evidenziata seguendo le indicazioni che l'autore ha scritto e osservando il perchè di queste annotazioni, per poter lavorare anche personalmente.


Semplicemente: quando la melodia sale verso l'acuto Mozzani  sottolinea la cosa con un crescendo e all'opposto con un diminuendo quando essa scende, sia nel Tema che nelle variazioni. Possiamo aggiungere che la ripetizione delle parti ritornellate, con altro carattere crea quel po' di movimento che aiuta l'ascoltatore a percepire con più interesse il tutto: ad esempio partite piano e dolce e iniziate la ripetizione con un attacco più aspro, e così via.


Potrete incontrare alcune difficoltà nel passare dalla terza alla quarta battuta: per evitare il brusco movimento del 1 dito tra il Sol# e il La ½ barrè posizionate lo stesso già sul secondo quarto della terza battuta, così tutto sarà più fluido e continuo. Il la del battere dell'ultima battuta non mettetelo a martello come fate normalmente ma già come parte del barrè che segue, premete la nota con l'inizio del dito -vicino alla nocca- (come fosse un inizio di barrè ma senza mettere giù l'intero dito), quest'ultimo sarà già in posizione e andrà sull'accordo completando la sua posizione subito dopo, vedere il video vi aiuterà a capire meglio il consiglio.


1 Variazione: c'è poco da aggiungere rispetto al Tema, ma in più dovete fare attenzione a non “pestare” troppo le note dell'arpeggio d'accompagnamento, in modo da non confondere la parte melodica. Provate bene la parte di movimento tra posizioni basse e acute e lavorate bene con gli scivolamenti, senza però “sbrodolare” troppo nei glissati: il pezzo è già molto zuccheroso di suo e non è il caso di esagerare con interpretazioni  melense, siamo sobri....


2 Variazione: ricordo che ai tempi del mio V c'era anche da suonare un brano in tremolo (poi alcune cose dei programmi sono cambiate, anche se non abbastanza) e io portai Recuerdos de la Alhambra, snobbando Mozzani....ora invece cerco di farlo studiare e soprattutto piacere ai miei allievi....e sì, certi autori si riscoprono nel tempo! Basta superare quel senso di avversione al “già ascoltato” e fare nostro il brano, mettendoci la nostra personalità, la nostra sensibilità artistica, capita così con tutti i brani più suonati, non bisogna mai fermarsi alle esecuzioni altrui...


Il tremolo qui presente non è molto difficile, è quasi tutto sulla prima corda, quindi c'è libertà per la mano destra e non si rischia ad ogni quartina di colpire la corda superiore, quindi fate attenzione ancora di più alla sua fluidità, alleggerite la mano,  e interpretate come avete fatto nelle sezioni precedenti; studiate sempre lentamente in modo da sentire ogni nota del tremolo, netta e precisa, pesata e ritmata come le altre, nel tempo poi potrete accelerare il tutto ma tenendo sempre presente il senso melodico di ciò che suonate senza trasformare questa Variazione in una gara di velocità...



Breve riflessione sulla musica di Luigi Mozzani


Negli ultimi anni le musiche dei chitarristi-compositori dell'inizio XX secolo stanno finalmente uscendo dalla polvere degli scaffali e sono molti coloro che ritrovano in quel repertorio una strada per suonare opere nuove e utili per affinare doti quali il senso coloristico e melodico, con garbo e stile: certo, la Musica in quel periodo procedeva in ben altre direzioni, si iniziava ad uscire dallo schema rigido della tonalità con Debussy, Satie, Ravel....ma non per questo dobbiamo buttare alle ortiche il nostro bel repertorio, di cui parte importante è sulle spalle appunto di Luigi Mozzani, (ma anche di Benvenuto Terzi, di Maria Rita Brondi e altri) anzi, dobbiamo sforzarci di renderlo appieno nella sua  verità storica e culturale. Trovo molto bello e chiaro ciò che Angelo Gilardino scrive nel suo volume “Manuale di storia della chitarra- La chitarra moderna e contemporanea”:


“Nell'insieme, l'opera di Mozzani, non avendo nulla da invidiare a quella di Tárrega, riflette un momento particolare della musica italiana di fine ottocento, e ne offre una sintesi chitarristica piacevole e tutt'altro che dilettantistica: anche in lui, si specchia un aspetto della rinascita, un presentimento insieme umile e rigoroso, come un anelito che, non riuscendo a definirsi in una coscienza, si esprime tuttavia in un atteggiamento insieme dolce e severo. è l'Italia contadina del canto popolare, l'Italia borghese dell'opera verista e dell'“Ideale”...


G.S.





Pag. successiva  feste1.htmlfeste1.htmlfeste1.htmlshapeimage_7_link_0