di Giorgio Signorile

Niccolò Paganini: Ghiribizzi M.S. 43 n.3 (Valtz) e n.20 (Là ci darem la mano)

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Ai non chitarristi il nome di Niccolò Paganini è evocatore di brillanti composizioni violinistiche, ricerca del virtuosismo, melodie spiegate e cantabili, un vero e proprio compendio di tecnica superiore, che, insieme alla figura leggendaria dalla vita a dir poco spericolata, hanno contribuito a creargli un posto nell'Olimpo dei musicisti più conosciuti al mondo.


Per tutta la sua vita Paganini compose anche per chitarra, lasciandoci opere che spaziano dalla difficilissima Sonata concertata (con violino ad libitum) alla miniature che conosciamo, raccolte nelle Sonate, Sonatine e Ghiribizzi.


La scelta di lavorare su due piccoli brani di Paganini tratti proprio dalla raccolta dei Ghiribizzi è nata dal desiderio di giocare un po' con la chitarra e dalla voglia sempre presente in me di rileggere e ricercare materiale utile per lo svolgimento dell'anno scolastico.

Questa musica offre sempre spunti interpretativi interessanti: innanzitutto il non prendersi troppo sul serio, perché alla fine con Paganini è così, e la sua musica diventa viva solo nell'esecuzione in cui lo strumentista riesce a divertirsi con lo strumento, e lo spartito diventa pretesto per inseguire il proprio estro.


Già l'esecuzione della musica dell'800 ci permette ampi spunti interpretativi, in più Paganini ha veramente senso soltanto se suonato con gusto e piacevolezza, voglia e capacità di variare colori, fraseggio....ascoltate ad es. le esecuzioni di Pavel Steidl (attenzione però....ascoltare non significa copiare...: Steidl suona così perché ha compiuto un percorso artistico-culturale che lo ha portato ad essere ciò che è...).

Ecco quindi come può tornare a vivere questa musica, scritta sovente come fosse una traccia su cui mettere in gioco la propria personalità artistica.

Lo spartito quindi rappresenta l'idea scritta, le note fissate su pentagramma, ma mai come in questo caso è necessario provare a dimenticare la concezione classica di lettura e la sua conseguente esecuzione per andare a cercare lo stile del compositore, avvicinandosi al suo gusto, al suo mondo, ed essere pronti a sorridere e divertirci con lui.


La notazione di Paganini è decisamente essenziale: nella maggior parte dei casi egli scrive in modo “stenografico” affidando all'interprete la risoluzione reale del fraseggio. Non c'è la scrittura polifonica che siamo abituati a trovare in opere di altri compositori, Sor fra tutti; c'è semplicemente la “posizione” notata in musica: all'esecutore sta il lavoro di scelta su come risolverla adeguatamente.


Ecco perché può essere molto interessante ascoltare anche il violino di Paganini, suonato col giusto piglio e adeguata interpretazione: ci sono fior di concertisti in grado di farlo ma, da Cuneese, mi permetto di consigliarvi le storiche incisioni del locale Quartetto Paganini, formato tra gli altri da Bruno Pignata (vl. primo) e  Pino Briasco (ch.). Potrete ascoltare un Paganini vivo come pochi altri e trarre interessanti spunti di confronto. Le loro incisioni edite dalla Dynamic di Genova sono state rimasterizzate in una serie di cd che contengono l'opera omnia di Paganini per questa formazione.



Alcune idee interpretative:

Quando parlo di gusto mi riferisco sempre alla capacità dell'interprete di addentrarsi nel mondo del compositore e cercarne lo spirito, sovente più importante che le note stesse....

Nel Valtz n.3 ad esempio tra la battuta 9 e la 16 cercate i contrasti timbrici utilizzando suoni stoppati nei bassi come nei bicordi, da 25 a 32 esagerare i colori tra domande e risposte, e così via con tutto l'”armamentario” in dote alla nostra tecnica e alla nostra musicalità.


Ma tutto il brano deve essere pervaso dalla piacevolezza, dal brio che lo stesso Paganini ha sempre dimostrato nei lavori di maggior peso come in questi più semplici. Proprio a proposito di questi brani, i “Ghiribizzi”, Paganini dice che “non volli scrivere, ma scarabocchiare”, quasi a giustificarsi della loro limitata difficoltà tecnica e armonica: in realtà quest'opera è un bellissimo esempio di inventiva melodica e merita appieno il suo posto in sede concertistica e in quella didattica, offrendo agli studenti moltissimi spunti utili alla formazione strumentale.