di Giorgio Signorile

Osservazioni sullo strano mestiere di insegnante di chitarra

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Ultimamente, frequentando convegni e leggendo articoli sui forum chitarristici, ho notato una certa tendenza da parte di tanti insegnanti (non so fino a che punto professionisti o dilettanti), nel trattare con leggerezza l'aspetto riguardante il primo approccio di un alunno alla lezione di strumento, quasi una paura nel dimostrare ciò che siamo e ciò che insegniamo, come se sentissimo il nostro essere musicisti e insegnanti lontano dal mondo del ragazzo e avessimo paura di “perderlo” se non ne assecondiamo i voleri. E' un discorso fondamentale e non dobbiamo avere incertezze metodologiche, dobbiamo essere autorevoli nel proporci e rilassati nell'affrontare il momento di lezione a tu per tu con l'alunno...ma stamattina avevo voglia di scrivere due righe, tra il serio e il faceto, e ve le propongo con amicizia. Magari apriamo un dibattito on-line e vediamo cosa capita...


Insegnare: bene, siamo in classe, attendiamo il primo allievo della nostra carriera di insegnante, abbiamo predisposto sedia, leggio, poggiapiede, ci siamo immaginati più volte come impostarlo, abbiamo mimato l'azione, abbiamo parlato ad alta voce per vedere dove potevamo incepparci...siamo pronti. Via. Arriva l'alunno.

Ciao, ciao, ho scelto chitarra perché mi piacciono le canzoni e voglio imparare a suonare gli 883
(scusate sono vecchietto e non sono aggiornato).

AAAAAGH!!! ecco il nostro piccolo mondo dorato fatto di Carulli e Giuliani e Segovia cadere miseramente di fronte alla musica “moderna” e noi, impreparati, iniziare un cammino di fustigazioni mentali e corporali....però....però....


Però se ci hanno dato un diploma di Conservatorio, però se abbiamo un minimo di autostima e coscienza dei nostri mezzi possiamo provare a fare qualcosa, partendo dal ragazzo e pian piano portarlo sul nostro sentiero (in fondo ci pagano per questo no?). Vediamo qualche idea: l'alunno ha davanti a sé un territorio nuovo, ha scelto di imparare a suonare e di ciò lui non sa nulla mentre noi sappiamo – quasi - tutto: prendiamo atto della cosa, qualsiasi cosa gli proporremo per lui sarà una novità, e sta a noi spacciarla nel modo giusto per farla amare.

Ricordo che a 10, 11 anni sovente ci si innamora dell'insegnante e di come insegna più che della materia, e noi abbiamo non solo da insegnare una materia, ma possediamo un dono che tanti vorrebbero avere, la possibilità di parlare un linguaggio diverso, non verbale, abbiamo la Musica che parla per e con noi.


Ci siamo, l'alunno è davanti a noi e abbiamo due strade da scegliere: assecondarlo, perché abbiamo paura che scappi e un alunno che smette è grave, il Comune, il Preside, il Direttore ecc. ce ne chiedono conto...e allora dai qual'è il cantante che ti piace? Vasco
, benissimo allora metti il 1 dito qui poi allarga il 3, si chiama Do maggiore, cavolo però vedi che così ti si alza il 1 allora metti bene il pollice dietro, però vedi che esce dal manico.....Che fatica, però se lui vuole imparare le canzoni io devo per forza assecondarlo, e poi dopo che avrà fatto quel che gli piace sarà pronto ad affrontare quello che piace a me, e allora finalmente potrò fargli fare le Sonatine di Carulli ecc ecc.


Ridete vero? Perché qualche volta vi sarà ben capitato lo so...ma sappiate che così facendo l'alunno lo perdiamo, questa volta sul serio, perché ogni lavoro deve partire da una nostra volontà, da un nostro obiettivo preciso, deve passare attraverso una nostra scelta didattica, non deve essere frutto d'improvvisazione, altrimenti prima o poi il ragazzo si accorge che non lo stiamo portando da nessuna parte, che tiriamo avanti per approssimazione, che manca l'autorevolezza (parola magica) nel nostro insegnamento. Senza pensare che una pratica simile non asseconda il giusto progredire dello studio che deve svolgersi attraverso tappe semplici e precise, come lo studio della meccanica e  del movimento delle dita della mano sinistra, l'equilibrio della destra ecc.


Seconda via: l'alunno è davanti a noi, e allora dai qual è il cantante che ti piace? Vasco, benissimo, anche a me piace, guarda che per imparare a suonarlo dovrai fare un po' di cosette prima. Senti la melodia di Alba chiara, senti che lui la canta, io te la suono con la chitarra....cavolo è bellissima, divento un Vasco-chitarrista, e preso dal “tiro” gli suono un'infilata di melodie...


Continuo e parlo della chitarra, di come prima di Vasco ci fossero altri che con la chitarra avevano girato il mondo, scritto cose bellissime, e sempre col sorriso (questo è importante credetemi) gli suono una botta di arpeggini in stile Giulianate e gli dico “Guarda la mano destra, guarda cosa si può fare imparando a muovere correttamente le dita”, poi passo a fargli osservare i movimenti della sinistra, come i suoni cambino a seconda della posizione delle dita ecc...gli suono qualcosa facendo attenzione a porgere questi brani, brevi e magari d'impatto, con simpatia, in tono non accademico ma sicuro, autorevole. Gli propongo di portare un cd, così “ti masterizzo qualche bel pezzo, nuovo, e vecchio”, ti do una ricerca da fare su internet, cerca un po' di scoprire chi era Giuliani, guarda se trovi qualche mp3...
(mica si scaricano solo i www.mi piaci tu...), insomma lo rendo partecipe della propria scelta musicale, gli creo intorno una situazione coinvolgente, che, partendo dal suo mondo, trovi poi un contatto nel mio, e si possa proseguire insieme.


Ciò che mi interessa dire è che noi insegnanti abbiamo una grande responsabilità nei confronti di un ragazzino che si affida a noi: dobbiamo metterlo in condizione di avere il meglio, di capire se la strada scelta è importante per il suo futuro, dobbiamo far sì che non abbia problemi di impostazione, di comprensione dello spartito, dobbiamo aiutarlo nei processi di interiorizzazione e di interpretazione della Musica...non dobbiamo calare le braghe spaventati se il ragazzo crede, ed è normale che lo creda, che da noi imparerà a suonare gli accordi delle canzoni che ama!

E' una bellissima sfida, è la nostra vita, siamo fieri e fortunati di aver scelto questo lavoro e portiamolo avanti con amore e autorevolezza.


Se l'argomento interessa (potrete scrivermi per dimostrarlo) in una prossima puntata affronteremo insieme il discorso “primi studi-primo repertorio”.


Giorgio Signorile