Francesco Molino - Grande Mèthode Complete op.46


   

Il 1° aprile ho partecipato con curiosità ad una mostra tenutasi a Savigliano, nei pressi di Cuneo, dedicata a Francesco Molino e al suo mondo musicale, ottimamente organizzata da Mario dell'Ara e Michelangelo Allocco nell'ambito di “Rosa sonora 2012”.


Molino ha stretti legami con Savigliano, essendo la sua famiglia originaria di Fossano, cittadina poco distante, e nella mostra viene illustrato il suo rapporto con la musica, in senso totale, essendo lui non solo chitarrista ma innanzitutto violinista di formazione e oboista, nato in una famiglia di musicisti.


Vivere e respirare musica dalla nascita ha fatto sì che il passaggio alla chitarra fosse un momento fortemente voluto e in tale passaggio fosse presente una ricerca di qualcosa di nuovo rispetto a ciò che esisteva già nel periodo.


Nell'occasione della manifestazione “Rosa sonora 2012” è stato pubblicato in edizione anastatica il prezioso “Grand méthode complete” op.46, che curiosamente, ma neanche poi troppo e vedremo in seguito il perchè, non aveva ancora avuto ristampe in epoca moderna: quindi grazie di cuore all'amico Mario dell'Ara, curatore della pubblicazione, per questo regalo che amplia la conoscenza della didattica dello strumento e offre, anche oggigiorno, nuovi spunti di riflessione culturale e tecnica.


Non sono molti i chitarristi che, dediti non solo al nostro strumento, hanno lasciato una traccia rilevante nella costruzione di una didattica e di un repertorio di qualità per chitarra: ricordo Paganini, Sor (importante principalmente nella musica per balletti e in quella da camera), e in tempi moderni, Villa Lobos: conoscere altri strumenti, padroneggiare la tecnica compositiva e possedere gusto e inventiva sono elementi che hanno permesso quindi a Molino la scrittura di musica di livello sicuramente elevato, basti leggere la sua produzione di musica da camera in cui vi consiglio caldamente i Trii op. 30 e 45 per flauto, viola e chitarra e i Notturni per chitarra e fortepiano.


Anche nella compilazione del Metodo, Molino affronta gli ostacoli tecnici in modo graduale, preciso ma soprattutto musicale, non limitandosi ad una successione di regolette atte ad acquisire il movimento meccanico, ma inserendo il medesimo in un contesto molto rigoroso e, appunto, musicale. Tra l'altro sono presenti nel volume studi e brevi composizioni in tutte le tonalità maggiori e minori, cosa fino a quel tempo, e anche nei periodi successivi, mai più affrontata da altri didatti e compilatori di metodi, che hanno limitato il campo d'azione alle tonalità più consone alla chitarra.

Ma allora visto che abbiamo tutto l'occorrente per trasformare un testo in un “successo” editoriale perchè non avviene questo salto nella popolarità?


Ne parlo con Mario dell'Ara, didatta e musicologo di spessore, e vengono fuori cose interessanti. La famiglia di Molino servì l'esercito sardo al seguito del Reggimento Piemonte, erano musicisti, oboisti, ed ebbe importanti incarichi nelle orchestre del Teatro Regio. Lo stesso Francesco ricoprì l'incarico di oboista nel Reggimento e una volta congedato iniziò una carriera di musicista e didatta che lo portò, come molti suoi colleghi, a stabilirsi a Parigi. Le sue frequentazioni, visto l'ambiente in cui aveva vissuto la prima parte di vita, erano quelle di nobili e militari di alto grado, mogli e figlie dei suddetti: ricordiamo tra l'altro che il metodo è dedicato a “Sua altezza reale la Duchessa di Berry”, grande mecenate, che incoraggiava i pittori, i musicisti e i letterati, ma soprattutto futura sposa di Carlo X , fratello del re Luigi XVIII.


Con allievi simili sicuramente la vita quotidiana è garantita, e anche bene probabilmente, ma la diffusione del proprio lavoro non avviene, si ferma nei grandi saloni, chiusi al popolo, che è invece portatore dei veri cambiamenti culturali fra i quali anche la diffusione delle musiche e delle mode del momento. E allora è chiaro che anche un lavoro importante come quello di Molino stenta a diffondersi nella gente, si ferma negli ambienti eletti e purtroppo cade in oblio, a tutto vantaggio di opere di altri valenti didatti come Carulli ad esempio, che ebbe un'azione didattica di grande respiro


e notorietà tanto che il suo metodo è tuttora ristampato in mille revisioni in tutto il mondo.

Questo potrebbe essere un motivo del fatto che solo oggi, nel 2012, possiamo leggere e suonare con gusto gli esercizi e i facili e mai banali brani del Metodo op.46, di cui vedete alcune immagini con il permesso degli amici della Rosa Sonora che l'hanno riportato alla giusta luce.




 
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