di Giorgio Signorile

Chitarra e polifonia
F.Sor: Studio op.35 n.2

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In questi giorni ho ricevuto alcune mail che, riassumendo, mi spronavano a parlare, con esempi scritti e suonati, di che cosa significhi il termine polifonia.

Bene: diciamo che la parola poli=molti, fono=suono, sta semplicemente a significare che vengono prodotti più suoni contemporaneamente, ma non basta....i suoni devono avere una loro vita, devono volare autonomamente ma essere legati e dialogare gli uni con gli altri, solo così  la composizione prende vita, solo così diventa Musica e non solo un ammasso disordinato di note.


Avete presente un coro? Avete presente la sua disposizione, bassi e baritoni dietro, soprani e contralti davanti, ognuno col suo spartito in mano, ognuno che canta cose in apparenza diverse dall’altro, se ascoltate separatamente, ma insieme ... che meraviglia!

Ecco, noi trasformiamo la nostra chitarra in un coro: possiamo farlo, lo strumento ce lo permette, è il bello del nostro strumento, dobbiamo solo essere attenti a controllare le varie voci e dare ad ognuna il giusto peso.


Vi faccio un esempio pratico.

Prendiamo uno studio di Sor, il n.2 dell’op.35 e guardiamolo:

notiamo subito che, pur nella sua semplicità e chiarezza, ci sono due voci su cui dovremo lavorare.

Una linea melodica superiore e un accompagnamento, che però chiamare solo accompagnamento è decisamente limitativo.

Come sempre faccio con i miei allievi, proviamo a suonare separatamente le due voci (ascoltate gli esempi relativi alla prima parte del pezzo); sicuramente troviamo più “melodica” e facile da ricordare la prima voce, quella superiore, ed è giusto: è la “canzone” che Sor ci regala, la cantiamo con lui, ci resta impressa in testa.

Ma, suonando la parte bassa, scopriamo che lì non c’è solo un basso che aiuta lo sviluppo della voce superiore, ma una piccola sequenza melodica, con tanto di senso compiuto, che, appunto, accompagna nobilmente la voce principale.

Mettiamo insieme le parti e scopriamo che il nostro strumento è un efficace realizzatore di polifonia: dobbiamo solo leggere bene lo spartito, trovare le voci, suonarle separatamente se abbiamo dei dubbi sulla ritmica della frase e sul senso melodico della stessa.

A lezione io faccio suonare questi brani (dove la polifonia consente una lettura chiara e non troppo elaborata), in duo, trio o quartetto, trasformando cioè il pezzo in un brano di musica d’assieme, e in questo modo raggiungo un bel risultato sia nella lettura che nell’individuazione del fraseggio da adottare.

Inoltre si riesce così ad avviare una pratica utile e troppo poco utilizzata, cioè la lettura di uno spartito senza strumento, studiarlo come Musica e non solo come studio per chitarra, metodo buono anche per migliorare il processo di memorizzazione e interiorizzazione del brano stesso.


Nel trascrivere il brano, ho usato alcune legature di frase per evidenziare cambi di timbro e intensità che potete ascoltare nell’esecuzione video.

Buon lavoro!


G. S.