Dopo aver sviluppato la sua idea melodia iniziale Llobet ne ripete una breve frase, con l'utilizzo dei suoni armonici: questa è una sua caratteristica, in tutta l'opera dedicata alle Canzoni popolari sovente osserviamo questo trucco; armonici, etouffé, melodie su varie sezioni del manico, sono caratteristiche che fanno parte del repertorio dell'Autore che, grazie anche allo strumento ormai maturo sotto l'aspetto costruttivo, riesce ad offrire all'ascoltatore una gamma timbrica ampia e ricca di colori.


Per quanto riguarda l'esecuzione di detti armonici osserviamo che interessano solo la voce superiore, il resto è da accompagnare come prima , con ancora più equilibrio e delicatezza. Niente di particolarmente difficile quindi, se non nell'accordo Sib basso-sol#-re, dove il re è armonico mentre le altre due note normali.


Qui ci sono varie possibilità d'intervento: io suono l'armonico ottavando normalmente, il basso ovviamente col pollice e il sol# col 2 dito, (che precedentemente era sul la), come fosse un piccolo legato senza l'uso della destra. La cosa da provare bene è il sincrono tra questo suono legato e l'armonico, ma con un po' d'esercizio si può fare senza troppi problemi.


Un'altra meravigliosa frase, da interpretare con particolare attenzione al suono visto che si tratta dell'ultima esposizione del tema principale, è quella finale, tutta suonata sulla 4a corda, quasi a “imitazione”, almeno a livello di effetto sonoro, di un passaggio violoncellistico.






Per finire, la tonalità di Re minore, con la 6 corda abbassata di un tono, contribuisce ad accrescere l'apertura armonica del brano, dando spessore e durata ai bassi dell'accompagnamento. Proprio per evitare esagerati effetti di risonanza, con note che accavallanandosi potrebbero creare spiacevoli dissonanze, è bene osservare la durata delle note basse, chiudendo il suono alla fine dei valori scritti.


G.S.












 
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