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GENERAZIONE DI FENOMENI

di Andrea Chiarello

chiarelloandy@live.it

 


GIULIA BALLARE’




Partendo dalla citazione di E.Fisk di cui sopra, qual è la figura didattica italiana a cui fai riferimento, dalla quale pensi di trarre forte ispirazione o con la quale hai avuto l’occasione di studiare?



Rispetto alla condizione di Fisk, credo che noi giovani italiani ci possiamo considerare più fortunati: rispetto  a 50 anni fa, il numero di bravi insegnanti in circolazione è maggiore e quindi la tecnica chitarristica è cresciuta più velocemente. Credo sia  estremamente difficile trovare una sola  figura di riferimento, soprattutto perché ho notato molte figure degne di attenzione. Posso però affermare che, per me,  è stato determinante il mio insegnante Guido Fichtner. 


Il M ° Fichtner mi ha cresciuta con la tecnica di tipo scientifica di Mauro Storti e secondo i precetti della scuola francese di Alberto Ponce sul suono e sull'interpretazione. Con lui ho fatto quasi tutto il mio percorso in Conservatorio a Novara, fino al Biennio d'Interpretazione. Tanti anni che ci hanno legato molto e hanno fatto sì che si instaurasse quel rapporto unico tra allievo e insegnante: ormai, quando faccio lezione con lui basta un gesto, una parola per intendersi al volo.


Fortunatamente, visti i mezzi disponibili nel XXI secolo (addirittura è possibile vedere masterclass del grande Segovia su YouTube, senza neanche dover uscire dalla propria camera!), è facile raggiungere i maestri che mi interessano. Una delle prime occasioni dove mi sono guardata attorno è stata ai corsi estivi di chitarra. Frequentando quelli di Ascoli Piceno, poi  di Acquasparta, ho conosciuto nuovi insegnanti (come ArturoTallini, Walter Zanetti, Maurizio Norrito, Monica Paolini, Stefano Palamidessi) e ho scoperto che le tante cose che ti sono state insegnate da sempre, dette in un modo diverso da un'altra persona, ti accendono una lampadina!


Così, parallelamente al biennio, ho frequentato un corso con il M° Walter Zanetti a Bologna. Anche lui aveva studiato con Alberto Ponce a Parigi, come Fichtner, con il quale addirittura faceva il viaggio insieme per andare a lezione in Francia. Diciamo, quindi, che ho continuato sulle stesse orme, ma che è stato importantissimo per la mia crescita frequentare un altro insegnante ... ti si apre la mente! Sentirsi dire cose già note ma in maniera nuova, forse, è la strada per scoprire e scoprirsi.


Credo sia limitativo per un artista pensare solo al proprio paese, soprattutto nell'era della globalizzazione che effettivamente qualche vantaggio lo offre. Con il tempo ho ‘alzato il tiro’ e, sfruttando anche  le molte masterclass organizzate dal mio conservatorio all’interno del Festival ‘Il Mondo della Chitarra’, ho conosciuto chitarristi di fama internazionale come Frank Bungarten, Pablo Marquez, Claudio Marcotulli, François Laurent, Lorenzo Micheli. E, dopo avere frequentato molte masterclass con alcuni suoi allievi (Fichtner, Marcotulli, Norrito e Zanetti), ho potuto incontrare Alberto Ponce stesso.


Finito il biennio, all’interno del Festival milanese ‘Corde D’Autunno’, ho avuto l’onore di aprire il concerto di Pavel Steidl … mi innamorai letteralmente di quel chitarrista, dotato di una tecnica fenomenale, ma eccentrico e curioso! Dopo quel concerto, faccio di tutto per riuscire a partecipare a ogni sua masterclass tenuta in Italia o nel resto d’Europa.Ho avuto il piacere di conoscere i modi e gli insegnamenti di  Carlo Marchione che, dopo due sole lezioni, mi è rimasto impresso nella memoria con la definizione di ‘Enciclopedia Vivente’.


Ho incontrato David Russell e Marcin Dylla al festival di Koblenz nel 2013. Tanti grandi e famosi personaggi del mondo della chitarra che, con la loro umiltà, sono in grado di trasmettere il loro sapere senza scoraggiare mai. Chitarristi che ti danno uno stimolo enorme e, nello stare con loro, capisci che non si studia mai abbastanza! È una continua ricerca!Per tornare alla frase sopracitata di Eliot Fisk … , tra i contemporanei , nessuno è riuscito, tra i chitarristi, a imporsi nel panorama culturale mondiale. Un esempio banale: Segovia è conosciuto dai miei genitori che non sono chitarristi, ed è conosciuto in quanto ‘chitarrista’; tanti altri bravi musicisti vengono conosciuti nell’ambito della mia famiglia solo in seguito ai miei racconti, dopo le mie masterclass e, in generale, dopo mie esperienze personali.





Essendo un giovane concertista,sicuramente lo studio giornaliero occuperà molto tempo della tua giornata. Ti senti valorizzato dalle varie organizzazioni chitarristiche(Festival) e soprattutto ti vengono dati spazi adeguati per esibirti?



Facendo concorsi e masterclass in giro per l' Europa, sempre in contesti internazionali, conosco tanti miei coetanei che mi raccontano delle loro diverse realtà e possibilità e con cui posso confrontarmi per capire meglio la mia realtà. Per alcuni c'è  l'enorme vantaggio che la scuola paghi allo studente promettente i costi del concorso, del viaggio, dell'albergo... insomma alcuni miei colleghi sono sovvenzionati perché le scuole di provenienza credono che i successi ottenuti dagli studenti  portino prestigio anche a loro!


E’ inutile dire che io, avendo studiato in un conservatorio italiano, Il quale non  ha queste possibilità, ho sempre dovuto fare i conti con il MIO portafoglio per decidere a quali concorsi partecipare. Insomma è  sicuramente un mio orgoglio quello di poter dire di aver raggiunto tutti gli obiettivi solo con le mie (della mia famiglia all’inizio) possibilità! Certo è triste pensare che forse un chitarrista di talento, ma che non sia in grado economicamente di affrontare spese e viaggi, solo per il fatto che sia cresciuto in Italia, debba perdere occasioni su occasioni, rimanendo relegato nel suo cantuccio …


Ma tornando alla mia esperienza, in questi ultimi tempi mi accorgo che suonare nei Festival diventa sempre più difficile: siamo tanti e bravi! Le associazioni, nei Festival, fanno il possibile per riservarci spazi adeguati, ma è innegabile che ci siano numerose difficoltà per loro quando le Istituzioni non si interessano e solo i privati si preoccupano di sostenere manifestazioni culturali!




Sei soddisfatto della didattica del tuo paese? Andresti a studiare il tuo strumento in qualche posto(Paese) in particolare? Se si,dove?



Come detto in precedenza, in Italia esistono persone molto valide, ma queste non sono per forza riunite in   un' unica struttura: è come giocare alla caccia al tesoro! E non è solo per fare del sarcasmo. Credo fermamente che il nostro mestiere sia una ricerca sia materiale (ovvero la ricerca di persone capaci e stimolanti), personale (cioè la ricerca di una propria personalità musicale) e assolutamente strumentale.

Indispensabile, credo io,  è avere anche un confronto con altri Paesi! e per la chitarra in particolare ritengo sia fondamentale un’esperienza in Spagna, patria di tale strumento.


Io, e sono grata dell’esistenza di tale possibilità, ho avuto la fortuna di partecipare al progetto europeo ‘Erasmus’ nella città di Murcia, nella Spagna meridionale, e qui, oltre a vedere il rapporto che la gente comune ha con la 'guitarra' - simile a quello che noi italiani abbiamo con il pallone!-, essendo stata a contatto con flamenchisti,  ho potuto ampliare la mia tecnica chitarristica imparando ‘rasgueado’, le scale appoggiate (‘todo picado’) e apprendendo la tecnica del ‘todo pulgar’ (tutto pollice).




Che obbiettivi lavorativi vorresti raggiungere in futuro?



Sarebbe bello poter  insegnare in un Conservatorio, girare il mondo con la chitarra, vivere di musica: mi è stato insegnato che i sogni non costano, quindi punto in alto!!




Che consiglio senti di dare ai giovani chitarristi come te che vogliono affrontare una carriera da concertista.?



Guardarsi intorno, confrontarsi con il più bravo della classe, poi con il più bravo della regione, poi dello stato e così via; cercare di imparare da tutti! ognuno ci può trasmettere una parte di quest' arte.


Rimboccatevi le maniche, studiate sempre di più con l' obbiettivo di imparare ancora e ancora, non per una mera e triste competizione. Forse il trucco è proprio questo: un rapporto personale con la chitarra, uno studio che nasca come fine a se stesso e non per la vittoria di questo o quel concorso. Vittorie, premi e ‘gloria’ saranno forse conseguenze, ma l’importante è il proprio studio, per il proprio rapporto con lo strumento, per la propria persona! E poi … in bocca al lupo!





   FLAVIO NATI



Partendo dalla citazione di E.Fisk di cui sopra, qual è la figura didattica italiana a cui fai riferimento, dalla quale pensi di trarre forte ispirazione o con la quale hai avuto l’occasione di studiare?




Personalmente credo che in Italia abbiamo una serie di didatti e musicisti di altissimo livello. Io ho avuto la fortuna di studiare con maestri del calibro di Arturo Tallini, Giuliano Balestra, Carlo Marchione, Oscar Ghiglia: ognuno di essi ha esercitato una forte influenza sul mio modo di suonare, di concepire la musica e il mio mestiere, ma soprattutto ogni personalità ha contribuito a formare il mio essere “artista”- cioè creatore di arte - nel senso più completo della parola, che alla fine penso sia la cosa più importante di tutte. Chiaramente ho solamente citato gli insegnanti con cui ho avuto il piacere studiare, ma posso tranquillamente affermare che ce ne sarebbero ancora tanti altri da elencare.




Essendo un giovane concertista,sicuramente lo studio giornaliero occuperà molto tempo della tua giornata. Ti senti valorizzato dalle varie organizzazioni chitarristiche(Festival) e soprattutto ti vengono dati spazi adeguati per esibirti?



Ci sono alcuni festival che danno uno specifico spazio ai giovani, ma in generale penso che si possa – e si debba - fare molto di più. La cosa che mi diverte è piuttosto vedere come i nostri colleghi più anziani rimangano spesso stupefatti dalla qualità delle proposte di noi giovani: il livello della chitarra si è alzato, ci stiamo finalmente avvicinando ai nostri colleghi pianisti, violinisti ecc … ma questo ancora non basta.


Poiché la chitarra rappresenta una nicchia all’interno di un genere che al giorno d’oggi sta vivendo una profonda crisi – quello della musica classica, si è venuta a creare una combinazione tra una concorrenza molto agguerrita e la carenza di sufficienti situazioni adeguate che infine non favorisce chi vuole emergere. Una via sicuramente è quella di vincere concorsi, ma forse non è l’unica e comunque non garantisce un successo a lungo termine.