Giovani

di Francesco Biraghi

Duo ETERNA

Paolo De Stefano

Luigi De Leo

chitarre

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Paolo De Stefano e Luigi De Leo iniziano i loro studi musicali sotto la guida di Marcello Serafini e Fabio Pellizzari a Varese. Sono ammessi successivamente al Conservatorio “G. Verdi” di Milano dove, nel 2004, conseguono il Diploma Accademico di I livello con il massimo dei voti sotto la guida del M° Francesco Biraghi.

Nel corso dei loro studi partecipano a numerosi concorsi nazionali e internazionali, vincendo premi e borse di studio sia come solisti che in duo a Varese, Ispra, Stresa, Casarza Ligure, Mondovì (Cuneo) e Castelfidardo (Ancona).

Nel 2002 vincono un’audizione presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano grazie alla quale partecipano alla V^ edizione del “Valsassina Festival” in provincia di Lecco. Da allora il duo si è esibito in diverse manifestazioni musicali tra le quali i “Concerti del Chiostro” del Conservatorio, stagione musicale del Museo Diocesano di Milano, “Festival Mediterraneo di chitarra” di Cervo d’Imperia, “Festival del Ticino”, “Festival Cameristico della Val d’Esino”, “Novara Classique” e altri ancora, conseguendo ovunque unanimi consensi di pubblico.

Nel 2005 seguono alcune lezioni presso l’Accademia Musicale “F.Tarrega” di Pordenone con i maestri Stefano Viola e Paolo Pegoraro.

Hanno seguito inoltre lezioni e corsi di perfezionamento con alcuni tra i maggiori esponenti del mondo chitarristico nazionale ed internazionale come Matteo Mela, Lorenzo Micheli, il duo di chitarre ungherese Peter e Zoltan Katona, Sèrgio e Odair Assad, Jeffrey Mc Fadden, Bruno Giuffredi  e corsi d’interpretazione musicale con il violoncellista Enrico Bronzi (“Trio di Parma”).

La collaborazione con il “Columbia College” di Chicago (USA) li porta ad esibirsi negli Stati Uniti nel maggio del 2004.

Da anni fanno anche parte dell’orchestra di chitarre “Sextha Consort” di Varese, con la quale si sono esibiti in una tournè in Ungheria toccando città come Gòdollo e Budapest; con “Sextha Consort” nel 2005 hanno inciso un cd dal titolo “Shopso Troijno”.

Del duo si sono occupati anche i giornali “La Prealpina”, “Lombardia Oggi”, “La Repubblica” e il canale televisivo “Rete55”.

Nel maggio del 2009 hanno inciso il loro primo cd come duo, dal titolo “Eterna”

Parallelamente all’attività concertistica svolgono entrambi attività didattica presso numerose realtà musicali in provincia di Varese, Milano e Novara.

A distanza di parecchi anni dal Diploma conseguito al Conservatorio di
Milano, nell’aprile 2010 Gigi De Leo e Paolo De Stefano incontrano davanti a un calice di prosecco il loro vecchio insegnante di Conservatorio Francesco Biraghi in occasione dell’uscita del loro CD … Biraghi si improvvisa intervistatore e ne esce un simpatico dialogo tra ex maestro ed ex allievi.



Francesco: Ci siamo salutati un po' di anni fa al Conservatorio di Milano quando suonavate Bach, Giuliani e Villa-Lobos e vi ritrovo invece oggi con un repertorio del tutto diverso; cos'è successo nel frattempo? Com’è che vi siete orientati a suonare un repertorio di questo genere che forse abbiamo sempre pensato fosse “proprietà privata” degli Assad o dei sudamericani mentre invece con questo CD dimostrate di “esserci” anche voi?


Paolo: L'idea iniziale del progetto del CD è stata un po' un “tirare le somme” di nove anni di Duo per decidere cosa registrare, cercando di evitare cose già incise da altri; insomma abbiamo riesaminato tutte le musiche che abbiamo suonato in questi anni e abbiamo visto che avevamo molto materiale, tra cui alcuni brani di Clarice Assad inediti che abbiamo deciso di sfruttare. La musica sudamericana ci è sempre piaciuta, così, nel corso degli anni, elettrizzati dal “fenomeno Assad”, alla fine siamo approdati sullo stesso filone.


Gigi: E non è poi così vero che questa musica non la suonavamo già prima, l'abbiamo sempre suonata, ma nel percorso di studi, dove non siamo riusciti a svilupparla come avremmo voluto a causa del poco tempo a disposizione, l'abbiamo sempre tenuta in secondo piano dando precedenza al repertorio accademico.



B. Il vostro Duo è nato in ambiente accademico, al conservatorio di Milano; e al conservatorio avevate anche frequentato dei corsi di musica da camera; ho l'impressione che forse un po' di dubbi iniziali su questo tipo di repertorio vi siano stati fugati dall'intervento - che avuto sicuramente un notevole peso - del mio collega Adalberto Murari, già docente di Musica da camera al Conservatorio Verdi, e che ora si è trasferito in Francia. Vogliamo citare il contributo di Adalberto, che cosa ricordate? C'è stata in particolare una lezione importante per la crescita del vostro Duo?



P. Io ricorderò sempre la prima lezione che abbiamo fatto: suonavamo Lo Que Vendra di Piazzolla e lo suonavamo…“a tempo”. La prima cosa che Murari ci ha detto è stata: “Ragazzi, qualsiasi cosa voi suoniate verrete apprezzati e allo stesso tempo, criticati; suonate musica non-accademica e l'accademico vi criticherà, suonate musica accademica e l'accademico vi criticherà perché la suonate diversamente da come la suonerebbe lui; quindi fregatevene di quello che dicono gli altri e suonate la musica che vi piace perché è l'unico modo per tirare fuori quello che siete voi realmente”. Devo dire che quella è stata veramente la scintilla che ha acceso un incendio, perché quella sera, subito dopo la lezione avuta con lui, siamo venuti a fare lezione da te e ricordo la tua faccia stupefatta dopo che abbiamo suonato Piazzolla in un modo mai sentito prima. Insomma, Murari è stato importante perché ci ha insegnato a tirare fuori non tanto la musica scritta sulle pagine quanto la nostra personalità nei confronti di quella musica.


B. Quindi per certi versi è stato importante che sia stato un non-chitarrista a dirvelo perché probabilmente aveva una visione più oggettiva, è vero?


G. Fondamentale, direi, perché comunque noi eravamo capitati in un ambiente musicale vasto com’è il Conservatorio di Milano, che ci vedeva arrivare nuovi e un po’spaesati, con un insegnante di musica da camera violinista che non conoscevamo. In un ambito di questo genere, dove di fronte a te hai un docente di conservatorio di un certo calibro che alla prima lezione (con noi due un po’ intimiditi) ci dice una cosa simile, non solo ci siamo sentiti spronati a continuare su quella strada ma abbiamo acquisito subito anche più sicurezza, e ci siamo presto convinti di essere sulla strada giusta.


B. Avete in mente qualche altro personaggio che vi ha dato ulteriori input in questi anni? Leggo ad esempio nei credits del CD il nome di Lorenzo Micheli, un chitarrista con una mentalità e con un orizzonte molto ampio. Forse anche lui ha saputo darvi un contributo importante?


G. Decisamente sì, vuoi per l'età più “vicina” alla nostra, vuoi per il suo carattere aperto e comunicativo, è riuscito a darci un entusiasmo che non ci aspettavamo. Dopo averlo conosciuto ci siamo avvicinati a lui più come a un amico che ad un chitarrista professionista. Da lì siamo passati a voler approfondire la nostra conoscenza musicale con lui, condividere con un artista giovane la passione per una musica non propriamente “accademica”. E tutto questo nonostante Lorenzo sia in assoluto un grandissimo conoscitore del repertorio accademico.


B. L'incontro più importante è stato però forse quello con gli Assad.


P. Sì, l'incontro con Sergio è stato il frutto di un lungo “appostamento”. Con Adalberto Murari si era infatti anche pensato di suonare in trio e, sapendo che il Duo Assad aveva inciso un disco in trio con la violinista Nadja Salerno Sonnenberg, abbiamo tentato di reperire, contattandolo, gli spartiti di quelle musiche. Mandammo una mail a Sergio senza sperare che ci rispondesse, e invece dopo due mesi è arrivata la sua risposta!


G. Posso aggiungere una cosa: voglio raccontare la sera in cui Paolo mi ha telefonato per raccontarmi della risposta di Sergio (si ride...). Dovete immaginarmi tranquillo a casa quando mi arriva una telefonata di Paolo, entusiasta e agitato: “Mi ha risposto, mi ha risposto!!!! Mi chiede addirittura scusa per non essere riuscito a risponderci prima!!!” E da qui si evince quanto Sergio sia una persona squisita.


B. Questi progetti per violino e due chitarre hanno poi avuto uno sviluppo?


P. Purtroppo no, la cosa è poi finita dopo alcune prove per via delle difficoltà oggettive nel trovarci a provare con Murari, allora residente a Verona, mentre noi abitiamo nella provincia di Varese.


B. Avete invece incontrato più volte gli Assad, soprattutto Sergio.


P. Sì, è vero, ma anche Odair, che dal punto di vista tecnico e “mentale” nel modo di suonare ci ha detto cose che, almeno per quanto mi riguarda, mi hanno cambiato radicalmente.


B. Ad esempio quella tecnica “a giro” delle dita della mano destra - di cui hai anche parlato su un articolo comparso sul Fronimo - era una cosa sua?


P. A dire il vero no, quella era tutta farina del mio sacco, il frutto di una ricerca dovuta al fatto che, non riuscendo a suonare velocemente come Odair, ho dovuto lavorare tecnicamente per trovare un “escamotage”.

 
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