Per inaugurare la sezione “domande e risposte” ho analizzato i quesiti che più frequentemente vengono posti nei vari forum di chitarra circa il programma di studio, che testi usare, quali brani studiare e come esercitarsi, anche da autodidatti. 

Ho notato che la maggior parte delle domande verte su problemi di “assistenza”, cioè del tipo “mi aiutate a risolvere questo passaggio?, quale diteggiatura per..., che studio mi consigliate per...” . Quindi, in attesa di domande specifiche, inizio autonomamente, con la spiegazione di un semplice studio di Sor, il n.2 dell’op.60, un’opera a mio giudizio fondamentale nella propedeutica chitarrista, per gradualità e musicalità dei lavori proposti. Mi auguro che arrivino proposte e richieste da parte dei lettori per la continuazione della rubrica.



Un’idea generale dell’opera

Innanzitutto vorrei osservare che l’op.60 è una delle più amate da Sor che, nella prefazione all’edizione Pacini del 1836 scrive: “quest’opera è secondo me di una grande importanza .... ho avuto cura che, malgrado la facilità dei pezzi, la loro struttura contenesse i principi di esecuzione che formano la base di ciò che può esserci di più complicato....”

In effetti l’op.60 pur non essendo un Metodo, risolve tutta una serie di lavori di meccanica, a partire da brani monodici, a piccole polifonie, a studi con bicordi, accordi, legati, armonici...insomma un vero e proprio testo moderno, utile e bello musicalmente.

Non posso non pensare alla quantità di inutili metodi che vengono oggi proposti con uno schema analogo...ma privi di ciò che è più importante, la Musica. ;-)






Analisi dello studio

Vediamo com’è strutturato lo Studio.

Batt. 1-16, prima idea, ripetuta due volte, all’interno della quale si può lavorare con dinamiche quali, per la ripresa a batt. 9, piano e dolce, a rimarcare la ripetizione della melodia precedentemente esposta.

Una seconda idea, batt. 17-24, la suonerei aspro, come contrasto alla parte suonata prima, poi una terza idea, batt. 25-32, piano e dolce e un finale, con un crescendo che segue lo sviluppo melodico fino alla conclusione, rallentata e forte.

Nello studio che ho riscritto osserverete come ogni tema melodico si può dividere in brevi sequenze (semifrasi e frasi) che si possono anche suonare con timbri differenti, a sottolinearne inizio e fine: attenzione però a non esagerare nel cambiare “voce” troppo frequentemente, si rischia di spezzare la melodia, confondendo l’ascoltatore e creando troppo movimento all’interno della stessa frase.

In questo studio mi piace sottolineare il bel bordone fatto dal Sol a vuoto tra la batt. 25 e la 32, passaggio semplice ma musicalmente efficace, l’appoggiatura della batt. 34 e la parte conclusiva dove, ad aumentare l’attesa che precede il finale, arrivano in soccorso della melodia sei piccole note di basso, che creano un  breve accompagnamento armonico su cui termina il brano.

Come potete osservare dallo spartito ho voluto lasciare all’esecutore la possibilità di diteggiare lo studio; nel farlo tenete presente alcuni concetti importanti: tenere la melodia possibilmente sulla stessa corda (Tarrega e Llobet sono ancora lontani, del timbro è molto responsabile la mano destra più che la sinistra con le posizioni alternativa alla standard), usate tutte le dita della mano destra, sfruttate i passaggi su tre corde per pizzicare con i m a, creando così più leggerezza e fluidità, cantate la melodia “insieme alle dita”, scoprirete di poter memorizzare più velocemente il brano e infine siate consci di suonare uno studio semplice dove la facilità, come dice Sor, è solo nei passaggi meccanici, per il resto...è Musica!


Buon lavoro :-)


G.S.