Intervista di Duilio Meucci (continua)
A.Ginastera: Sonata (estratti)

Cosa ci dici invece riguardo gli strumenti che utilizzi per l’esecuzione di questo tipo di musica? Sono strumenti molto particolari…
M.
L’interesse verso questo tipo di strumenti nasce principalmente dal gusto per il suono amplificato, che è un mondo molto interessante e poco esplorato dal mondo della chitarra classica, aldilà dell’uso che se ne fa come espediente in assenza di una buona acustica.
È così che ho cominciato a interessarmi all’elettronica applicata all’estetica del suono, e non semplicemente come amplificazione del volume.
Io non posi nessun limite ai compositori dell’EGP, ed alcuni hanno scritto utilizzando la chitarra classica amplificata ed arricchita da 8 corde di risonanza in metallo (all'epoca ricavata alterando una vecchia Yahiri di media qualità, oggi ricostruita magistralmente da Alessandro Marseglia), altri hanno scritto per chitarra classica standard, alterando però l'accordatura e utilizzando l'archetto, altri ancora hanno optato per l'Uboingee, la "chitarra a molle" disegnata da Mark Stewart (vedi foto in “Chitarre” ndr).

Pensi che questi brani scritti per te siano un punto di arrivo o di partenza all’interno dell’evoluzione della composizione chitarristica?
M.
Penso che siano un punto di partenza, perché sono brani che lasciano ampio margine improvvisativo.
D.
Cosa pensi del fatto che, salvo alcune eccezioni, oggi i chitarristi classici non hanno l’abitudine, la costanza e forse anche la sicurezza, nella pratica dell’improvvisazione?
M.
Non solo i chitarristi, anche tutti gli altri strumentisti che hanno una formazione classica rigorosa non improvvisano.
Leggere e decodificare una partitura non è tutto, nel passato il confine che divideva la musica scritta da quella improvvisata non era così marcato e poi secondo me è meglio scegliere questa direzione perché in nessun caso il testo dice tutto, c’è sempre una larga porzione di sottinteso.
D.
Cos’è per te la sperimentazione?
M.
“Sperimentazione” è un termine molto meno provocatorio di quello che sembra.
È percorrere sentieri inesplorati, dire cose non ancora dette, o fare cose non ancora fatte. Personalmente mi sento fortunato di essere un chitarrista perché sotto certi punti di vista questo strumento è ancora abbastanza inesplorato.