Intervista di Duilio Meucci (continua)

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All’epoca noi non sapevamo nemmeno che un accordo fosse fatto di prima terza e quinta, si faceva tutto a orecchio. Ma la prassi musicale a orecchio e il non avere nessuna limitazione culturale (perché non sapendo nulla non avevamo nessuna limitazione), apriva le porte a una libertà sconfinata che poi la conoscenza di tutti i moduli ha un po’ limitato.


Ripeto: non voglio dire che bisogna essere ignoranti! E’ un’osservazione che mi è venuta. Anche i jazzisti di oggi hanno una cultura spaventosa…


…prende il caffè, ne approfitto per una domanda “a tradimento”…



D.

…a proposito, ho letto in internet che suonavi in un gruppo che avevi costituito, ma non ricordo come si chiamasse…


F.

(ride) Lascia perdere!!...ho suonato in diversi gruppi, non siamo mai riusciti a sfondare veramente. Abbiamo avuto un buon successo regionale. Siamo arrivati a un pelo dal fare un successo davvero nazionale perché avevamo un contratto con l’RCA che però ci sfumò perché eravamo troppo sconvolti…!



D.

Che musica suonavate?


F.

All’inizio, da quattordicenne-quindicenne ovviamente Beatles, Rolling Stones, quindi seguivamo quel genere di beat dal sapore inglese…poi verso la fine degli anni ’60 formammo un gruppo molto interessante, si chiamava le MADRI SUPERIORI (il gruppo di cui sopra, ndr) e facevamo della musica davvero interessante.


Era questo genere misto tra west coast come uso delle voci, e la durezza dell’avanguardia. Siamo stati fra i primi in Italia ad usare il sintetizzatore (il Moog) Avevamo un bel repertorio di canzoni originali, e l’RCA ci fece un contratto…(altro sorso di caffè)…recentemente mi ha telefonato Sky Tv per farmi un’intervista, e io mi aspettavo che volessero sapere di quello che sto facendo adesso, invece no: era un’intervista sui musicisti anni ’60! È stato veramente buffo, ho rivisto tanti personaggi della mia giovinezza e, tra questi, anche il mio vecchio manager, che avevo quando suonavo nelle MADRI SUPERIORI.


Mi disse, dopo tanti anni, cos’era successo poi alla RCA, e perché la cosa non andò bene: la RCA ci fece fare il provino che piacque molto, però all’epoca eravamo veramente integralisti dal punto di vista musicale.

Al produttore piacquero i nostri pezzi ma i testi erano troppo violenti per l’epoca, per cui ci chiese di fare dei cambiamenti. Noi ci siamo rifiutati di accettare il minimo cambiamento. In più, il fatto che eravamo evidentemente un po’ “sconvolti” gli aveva fatto paura, e allora si sono tirati indietro e questa fu quindi la fine della mia carriera “pop” (sorride).

Comunque è uscito un libro “Gli anni della musica” in cui parlano tra l’altro di questo gruppo e anche di quello precedente (i Chewing gum) con cui ho pubblicato per la RCA Talent un 45 giri con musiche mie e che ora è in vendita su internet per 450 euro!



D.

Quindi il tuo ritorno verso la chitarra classica arrivò perché si era esaurita una spinta verso la musica pop/rock, o fu una scelta ponderata?


F.

Guarda, io ricordo benissimo cosa successe. Era un periodo molto duro, sia per la società che dal punto di vita artistico. Dal momento molto creativo “non-violento” dei primi anni ’60, dove si viveva una specie di rinascimento di colori, di forme, si passò, negli anni ’70, all’impegno politico, e ci fu un incattivimento della società con l’aggiunta della violenza.

Quindi succedeva spesso che i concerti venivano assaliti da orde di persone in eskimo che sfondavano tutto, poi risse, e altro…era diventato impossibile suonare….

 

¡Golpe!

Una parola, un aggettivo, un’espressione, una frase da associare ai seguenti personaggi...


John Dowland: poeta.


Mauro Giuliani:

un personaggio importante dell’ottocento…e poi aveva l’orecchino!! (sorride)


Andrés Segovia: carisma a duemila.


Ruggero Chiesa: un gran signore. Una persona a cui ho voluto bene.


Leo Brouwer: genio un po’ scapestrato


Rolan Dyens: Non lo conosco personalmente, l’ho solo incrociato tanti anni fa a un concorso, ma è un grosso talento, secondo me.


Paco de Lucia: Ha innovato il flamenco come ha fatto Piazzolla per il tango.


Nuccio D’Angelo: Una persona che stimo moltissimo e un musicista di livello.


Flavio Cucchi: Beh sono io, che ci devo fare? (sorride)



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“Nel ‘68 noi collegavamo coloro che facevano uso di stupefacenti a Baudelaire, alla beat generation di Kerouak e Ferlinghetti. Noi non sapevamo che saremmo andati incontro ad un degrado morale, spirituale e fisico”


Inoltre la droga, che all’inizio negli anni ’60 aveva una valenza “filosofica”.

Oggi io partecipo come testimonial a  tante campagne contro la droga, per cui lo posso dire a cuor sereno: all’epoca ho fatto anch’io quest’esperienza, come tanti altri miei coetanei, e l’ho vissuta consapevolmente.

In quegli anni lontani le persone che facevano uso di stupefacenti erano solo artisti e intellettuali.


Nel ‘68 noi collegavamo coloro che facevano uso di stupefacenti a Baudelaire, alla beat generation di Kerouak e Ferlinghetti. Noi non sapevamo che saremmo andati incontro ad un degrado morale, spirituale e fisico.

In ogni caso questo è stato un elemento  che ha aggravato la situazione, ma magari stiamo andando un po’ fuori strada, stavamo parlando di chitarra…


Tornando agli anni ’70, andato male l’affare con l’RCA, ricordo che nel locale dove suonavo (un locale d’avanguardia dove si erano esibite molte star dell’epoca incluso il Living Theatre), c’era un buttafuori americano che suonava la chitarra classica, e lo sentii suonare una Sonata di Scarlatti: mi sono chiesto perché continuare a stare lì, in quell’ambiente che ormai si era inacidito, non mi piaceva più, perché non tornare a fare musica “da solo”.

Allora ho preso la decisione drastica: ho mollato tutto e ho ricominciato a studiare la chitarra classica. Così è andata! 



D.Che poster avevi in camera da giovane?


F.

Mah…facendo già vita da musicista vivevo per conto mio e quindi avevo i poster miei! (ride). Non avevo idoli, sicuramente mi piacevano molto i Beatles, per il loro equilibrio, la loro genialità, la capacità di rinnovarsi continuamente…



D.

Mi piacerebbe conoscere come vivi il rapporto con i media. Ho avuto diverse occasioni di vederti sulle reti Rai, mentre ti esibivi con un quartetto d’archi, ma anche in alcuni tuoi “camei” radiofonici, come quello recentissimo nella simpatica trasmissione “Dr.Djembè” di RadioTre, curata da Stefano Bollani e David Riondino…tra l’altro hai un profilo MySpace, un canale YouTube…sei un “integrato”, per dirla con Eco…


F.

Si! A me il computer è sempre piaciuto tantissimo! Anche se non ci capisco nulla, e non sono uno di quelli che leggono i manuali, sono sempre stato affascinato da queste macchine.

Mi piace il Mac come macchina, anche per il suo aspetto estetico, che non guasta Non ci passo molto tempo, ma mi piace questa possibilità si essere sempre aggiornato su tutto, che poi ha anche i suoi lati negativi….