Intervista di Duilio Meucci (continua)
Questo è un concetto che per la mia generazione è chiarissimo. Per le generazioni nuove non mi sembra altrettanto chiaro.
Credo che l’Arte per essere tale debba creare una qualche emozione estetica, altrimenti è filosofia, cultura, chiamala come vuoi, ma non è Arte.
D.

F.
Sì. Io ho sempre cercato di suonare nell’ambito dei festival cameristici, perché ho sempre pensato che in genere gli ambienti chitarristici diventassero una sorta di ghetto.
Per questo, in tutta la mia carriera ho cercato di suonare in situazioni più “aperte”. C’è un tipo di pubblico che mi sembra interessante. Se guardi bene, è tutto legato a chi ti sta a sentire.
Negli anni ’70 c’era un grande interesse per la chitarra classica.
Allora il problema non te lo ponevi, qualsiasi cosa facessi andava bene. Mi ricordo che le sale erano sempre piene quando c’erano concerti di chitarra, c’era davvero un grande entusiasmo ed interesse.
Poi negli ultimi anni è scemato moltissimo, per vari motivi. Ma non solo la chitarra, anche il flauto che andava di moda tantissimo quando c’era Gazzelloni...
C’è da dire sempre, come hai detto tu, che c’erano delle figure trainanti: Segovia per la chitarra, Gazzelloni per il flauto, persone carismatiche che facevano diventare popolari questi strumenti…poi tanti altri motivi di cui non stiamo a parlare, è cambiata la situazione.
Quello che vedo è che ogni tanto riesco a suonare per un pubblico che mi piace, ed è il pubblico che va a sentire questi concerti in festival dove c’è un po’ di tutto, sullo stile acustico, dove ci suonano Stefano Bollani, o la Petra Magoni con Ferruccio Spinetti, poi magari c‘è un trio classico…capisci?
Questo genere di pubblico è un pochino più sofisticato e vuole la musica acustica, o musica un po’ più costruita. Non sono né fanatici di jazz né fanatici della chitarra classica, ma sono in grado di apprezzarla. Ecco, io intravedo in questo tipo di pubblico qualcosa di interessante e di vitale, a cui mi rivolgo volentieri, perché è composto da persone che apprezzano quello che può fare un chitarrista classico senza avere i pregiudizi degli addetti ai lavori. E’ un pubblico eterogeneo, giovane.
Quando suono per questo pubblico intravedo un futuro per un chitarrista classico che non voglia solamente suonare nei festival di chitarra classica. Certamente bisogna avere anche un repertorio giusto per questo tipo di platea. Forse non c’è un solo futuro, ci sono varie possibilità cui indirizzarsi. Ho letto un articolo di Gilardino, recentemente, in cui egli dice che tutto sommato i chitarristi se la passano bene perché hanno il loro mercato... io non sono d’accordo su questo, perché innanzitutto è un mercato drogato dagli scambi, e non è una cosa carina da vedere.
E poi perché suonare solo davanti a chitarristi secondo me è riduttivo.
Quando suono a un festival chitarristico, mi sembra di essere un medico che va a un congresso di medici: ci vado ma non è che mi entusiasmi tanto. Preferisco suonare per un pubblico vero per definizione, cioè gente che vuole essere emozionata dall’Arte che riesci a creare: paga un biglietto per questo!
Allora sento che sto guadagnandomi il mio pane. Diversamente mi sembra di essere un professionista che va a un convegno di altri professionisti, ci si scambiano idee.
Va anche bene, ma non punterei solo su questo…

Ci sono chitarristi famosi che vedi solamente lì, ma in una stagione concertistica tradizionale non li vedi mai. Questa comunque è una scelta.
Poi un’altra scelta è quella di cercare di avere un repertorio chitarristico interessante, vario ma non eccessivamente specialistico e cercare invece un pubblico più vasto. Questo è quello che interessa di più a me, anche se non è facile. E la terza possibilità invece è quella di andare all’eccesso opposto, cioè usare la chitarra classica in modo molto leggero per fare musica leggera. Io vedo varie strade, non ne vedo una sola e ognuno deve trovare quella che fa per lui.
D.
Cosa sarebbe oggi Flavio Cucchi se non fosse diventato un concertista?
F.
Sai che non lo so? E’ da quando avevo cinque anni che ho fatto sempre questo e non mi è mai passato per la mente di fare un’altra cosa.
D.
E non hai mai avuto degli interessi paralleli o talenti che non hai mai sviluppato?
F.
Beh forse…a me piace la velocità, mi piace guidare la macchina e forse avrei potuto fare il pilota d’aeroplano…ecco forse l’unica cosa che ho pensato da giovane, per un periodo, era quella di prendere il brevetto e fare il pilota d’aeroplano…
D.
Progetti futuri?
Flavio con Dorothy Dorow