Intervista di Duilio Meucci (continua)
Secondo te sarebbe giusto se oggi venissero istituite delle cattedre ad honorem nei conservatori italiani?
A.
Assolutamente si! Questo è capitato a Koblenz, in Germania dove insegno. Sinceramente a me dispiace non insegnare in Italia, nel mio Paese. Mi arrabbio molto quando vedo che all’estero hanno queste capacità organizzative e qui no; spero soltanto che si sblocchi questa situazione burocratica altrimenti tra qualche anno mi toccherà trasferirmi!
D.
Vuoi parlarci un po’ del progetto World Guitar Ensemble?
A.
Quest’idea nacque da un progetto del mio agente, ne parlammo insieme in Germania e a me piacque molto, ma ne fummo tutti entusiasti. C’era anche Zoran (Dukic n.d.r.) e Thomas (Müller Perig) ed insieme selezionammo altri nomi. Abbiamo fatto davvero dei bei concerti per un paio di anni, con grande successo. Abbiamo registrato anche un disco, ma purtroppo dove ci sono delle forti personalità è difficile mantenere gli equilibri, ed infatti io e Zoran poi abbiamo dovuto lasciare questo progetto.
“ Questo è capitato a Koblenz, in Germania dove insegno. Sinceramente a me dispiace non insegnare in Italia, nel mio Paese”
Aniello Desiderio

(Stuttgarter Zeitung)
„Nothing is impossible for Aniello with his instrument“
(Classical Guitar Magazine)
„He is very young, but he plays like an angel"
(Les Cahiers de la Guitare)
„Aniello grande triunfadore“
(Gramma Cuba)
„The most brilliant talent of the decade“
(Süddeutsche Zeitung)
„Actually he knocked me out”
(Chick Corea)
Nella sua musica esiste la profondità che ho sentito solo nella musica di Beethoven
(Ernst Fucks)
Solo stasera ho compreso il vero suono e la vera
emozionalità che può dare la chitarra
(Lorin Maazel)
A.Desiderio suona Albeniz: Sevilla
D.
Adesso parliamo di attualità: una volta per i giovani fare i concorsi e vincerli era un passaporto per la carriera concertistica, oggi non più. Secondo te perché?
A.
Purtroppo oggi, anche una vittoria ad un grande concorso non ti apre più quelle determinate porte che potevano aprirsi vincendo 15 o 20 anni fa. Penso che il discorso sia un po’ a 360 gradi, perché in generale non c’è più possibilità né mercato discografico-concertistico per farle aprire. Poi c’è anche il discorso del cambiamento della società. Molti talenti cambiano orizzonti perché ci sono richieste quotidiane che mirano alla concretezza di un impiego, e molti giovani promettenti si stanno adattando anche in base a questo.
D.
Ho letto in un'intervista una cosa piuttosto curiosa... qualcuno prima della finale al Concorso de l'Havana entrò nel tuo camerino...ci racconti cosa successe?

A.
Beh si, oggi quando racconto questa storia continuano a prendermi per pazzo, ma è tutto vero!
Era la prova finale e dovevo suonare con l’orchestra il concerto n. 3 di Giuliani. Ero veramente terrorizzato, anche perché non avevo mai suonato con l’orchestra. Inoltre era un’esperienza fortissima, ero impaurito nel camerino, prendevo lo strumento ma non riuscivo a suonare neanche una nota…
In quel momento pensai che per me era finita! “Se qui dentro sto così figuriamoci quando esco fuori” pensavo tra me e me. C'erano molto pubblico e diverse televisioni per quel grande evento, iniziai a piangere. All’improvviso si aprì la porta: entrò un “omone” grande, mi venne vicino, prese la chitarra e la posò nell’astuccio, poi mi prese le mani e guardandomi mi fece respirare in un determinato modo, mi strinse le mani, chiuse gli occhi e se ne andò.
Ci fu la finale, ed effettivamente andai più rilassato e - come sappiamo - mi andò bene. Al ritorno nei camerini per prima cosa cercai quella persona, perché da buon napoletano superstizioso volevo ringraziarla, ma nessuno aveva l'aveva vista; chiesi a Brouwer, ma mi rispose che era impossibile perché fuori c’era la polizia e nessuno poteva entrare nei camerini…
Io rimasi ancora per una settimana a Cuba, per il festival ed i concerti, ma non vidi mai più quella persona.
Ancora oggi prima di ogni concerto, nel camerino, c’è un attimo in cui ripenso a quell’uomo.
D.
Tra le varie definizioni della parola “concertismo“ c'è quella che lo definisce come la capacità di una persona di poter sostenere un concerto, una performance convincente e sincera davanti ad un pubblico.
C'è però anche l'accezione di “concertismo” come professione di chi fa tanti concerti in un anno, al di là della qualità e della ribalta che ha. Tu che ne pensi, chi è il concertista?
