Intervista di Duilio Meucci (continua)

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A. 

Se ci fermiamo sull’etichetta della parola “concertista”, possiamo prendere in considerazione  entrambi i significati, ma a me questa parola non piace.


Il termine che mi ispira tantissimo è “Artista”, che consiste nell'avere quella capacità di instaurare un rapporto con le persone che hai di fronte mentre sei sul palco, anche se i concerti non avvengono con una cadenza regolare. Secondo me il concertista è colui che con tutto se stesso riesce ad instaurare questo filo invisibile tra sé ed il pubblico.


D. 

Oggi però capita spesso che questo filo di cui parli venga spezzato o, peggio, non esista. Si assiste sempre più di frequente a concerti di giovani che mancano della capacità di comunicazione, di personalità, che ne pensi?


A.

Sono d'accordissimo con te, mi capita anche con alcuni giovani con i quali sto lavorando. Loro puntano soprattutto al virtuosismo nel significato di cui abbiamo parlato anche prima, mentre secondo me diversi di loro hanno timore ad essere “personali” nelle loro interpretazioni. Per instaurare quel filo, anche per affrontare il palco, bisogna avere una grande personalità interpretativa, e di questo il pubblico se ne accorge subito!

Non sempre l'assenza di personalità però è colpa dei giovani.


D.

C’è mai stato un momento preciso della tua vita in cui hai pensato che, per le cose di cui sei capace, la chitarra sarebbe diventato il tuo futuro ed il tuo lavoro?


A.

Tranne che in alcuni momenti, a casa, ho sempre pensato che la musica potesse essere il mio futuro, ma non ho mai creduto di avere le carte in regola per fare tutto ciò che ho fatto!


Beh, sicuramente ci sono stati degli eventi importanti in cui ho pensato che non sarebbe finito tutto subito. Mi dicevo: ”domani non si spegne la luce” e sicuramente il fatto di amare la musica, di volermi esprimere attraverso la musica, ha influito molto.

Quello che voglio oggi è continuare a fare il musicista, poi un domani si vedrà!


D.

Ci parli del tuo rapporto con la musica di Bach?


A.

Mi piace molto, la adoro, e sarebbe da pazzi dire il contrario. L’ho affrontata molto spesso e sono arrivato a un momento in cui mi sono accorto e ho compreso che avrei bisogno di vivere almeno altri 20 o 30 anni per avvicinarmi a quelle partiture, soprattutto a determinati brani.


D.

Quindi tu sei convinto che la maturità per suonare Bach si raggiunga anche con la maturità cronologica?


A.

Si, certamente! Ad esempio, la Ciaccona è uno di quei brani che io vedo come l’espressione di Dio, filtrata attraverso un essere umano che riporta il tutto sulla partitura. Lo stesso può essere detto per le Opere di Leonardo Da Vinci sulla tela o per Maradona nel calcio.


Ogni volta che ho affrontato quel brano è stato un dispendio energetico, mentale, morale e fisico assoluto. Ho capito che ero troppo immerso in quella partitura e quindi avevo bisogno di più esperienza, come uomo, per riuscire ad affrontarla con una maggiore consapevolezza e con più serenità.


D.

L’opera che suoneresti per tutta la vita?


A.

La ciaccona di Bach!

“ la Ciaccona è uno di quei brani che io vedo come l’espressione di Dio”


D.

L’opera che non suoneresti mai più?


A.

Beh, non ricordo bene il titolo, ma era un brano del '900, obbligatorio ad un concorso di Herrero.


D.

Il tuo compositore preferito?


A.

Non so rispondere...ci sono brani preferiti, ma non compositori.


D.

Il tuo musicista preferito?


A.

Keith Jarrett


D.

Autore in prosa preferito?


A.

Shakespeare.


D.

Poeta preferito?


A.

Amo moltissimo Shakespeare!


D.

Artista preferito?


A.

Non ce n’è uno in particolare.


D.

Sul tuo leggio cosa c’è in questo momento?


A. 

C’è questo nuovo progetto che sto per affrontare con il quartetto Chitarra, Violino, Pianoforte e Percussioni:

Le Stagioni di Vivaldi e Piazzolla.


D.

Il tuo concerto più bello?