Intervista di Duilio Meucci (continua)

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D.

Sempre a proposito di media hai avuto l’idea originale di cambiare il supporto (e il formato) per la fruizione: un DVD al posto del consueto CD. A cosa è dovuta una scelta del genere?



G.

Ci sono vari motivi che mi hanno spinto a pubblicare l’ opera omnia per chitarra di Villa-Lobos su DVD. Non per dimostrare che si possa suonare bene anche dal vivo e che non sono necessari i cosiddetti “tagli”. Infatti non credo che questi tagli possano aiutare molto se  non ci sono idee musicali, quindi non li considererei il dramma dei CD.


Il vero dramma è la mancanza di idee musicali, di suono, di interpretazione, di creatività. L’ idea del DVD è nata più che altro a scopo didattico, quindi per dare la possibilità a tanti allievi e chitarristi di seguire anche la diteggiatura, o l’ interpretazione, in video. Credo sia una scelta che in futuro verrà adottata da tanti altri chitarristi.





“La cosa che odio di più, soprattutto qui in Italia, è la mancanza di un tessuto culturale che possa comprendere fino in fondo il senso della musica.”






D.

Ma non pensi che, magari, le stesse modalità di fruizione della musica un domani potrebbero evolversi? Come, ad esempio, l'idea dei concerti in streaming...


G.

Lo sviluppo è ampio, ci sono tante possibilità. Non penso che la morte del cd determinerà un cambiamento sostanziale delle cose, ci saranno altre modalità di divulgazione dell'attività artistica, staremo a vedere che accadrà, per ora non mi pongo il problema...

 

Giulio Tampalini



«…Giulio Tampalini – uno dei più bravi chitarristi italiani dell’ultima leva – punta con decisione ad abolire ogni manierismo, ogni retorica e ben assecondato dall’Orchestra del Festival Pianistico “Arturo Benedetti Michelangeli” agli ordini di Piercarlo Orizio, ci rende un Aranjuez solido, elegante, vigoroso e delicato. Il che è poi – a giudicare da quanto ne scriveva lo stesso Rodrigo – l’essenza stessa del concerto, un buon pezzo neoclassico, scritto con mano leggera e accorta da un compositore spagnolo che aveva imparato a dovere la lezione francese, nella fattispecie, quella di Paul Dukas. …nella Passacaglia Tampalini dà il meglio di sé, con una tavolozza insieme cupa e sgargiante, mentre nello Zapateado punta invece ad una sorta di sublimazione…Tampalini è un interprete generoso e dotato di un acuto senso critico. La sua indagine nel repertorio è costante curiosa e appassionata. Da lui ci si può aspettare tanto al conferma quanto la rivelazione. Il futuro è suo e di quelli come lui: bravura senza divismo, sicurezza senza vanità»

(Angelo Gilardino, Seicorde)


«Giulio Tampalini plays this music delightfully.» 

(Allan Clive Jones, Classical Guitar)


Tampalini ritrae il romantico Tàrrega con una perfezione palladiana. Nessun recupero filologico, nessuna chitarra Torres, e via con la musica dall’alto di una tecnica che annulla ogni traccia di lavoro e fatica, rappresentando il risultato musicale con limpidezza cristallina e con disarmante semplicità.»

(Angelo Giardino, Suonare News)


«Espressione di altissima professionalità, quest’opera omnia delle composizioni di Francisco Tàrrega in due Cd si impone per la superlativa qualità del lavoro interpretativo condotto da Giulio Tampalini. La compiutezza del quadro monografico si concreta in un pensiero musicale di perentoria incisività che abbraccia l’intera registrazione in un lineare arco poetico. E’ un percorso intellettuale che si dipana sinuoso incorniciando i brani con autorevolezza, ma anche con un galante savoir faire. Da un lato si coglie un rigore esecutivo ferreo, il massimo controllo, un gesto musicale impeccabile. Dall’altro c’è il sentire garbato e grazioso di tanti pezzi, la caratterizzazione di grande classe, smaliziata e arguta. L’equilibrio tra queste due polarità è così perfetto che anche l’aperto virtuosismo non lo si riconosce più come tale: nessun esibizionismo, ma una tecnica che nasconde la bravura e si risolve esclusivamente in musica.»

(Elena Caneva, Seicorde)

 

G.Tampalini suona Rodrigo: Passacaglia dai “Tres piezas españolas”

D.

Mi piacerebbe sapere cosa significa per te essere un concertista.


G. 

Questo è un termine fondamentale, non è facile rispondere nell’immediato.

Ad ogni modo direi che tutto deve nascere da un’ esigenza personale, è la necessità, il bisogno, di suonare prima per sé e poi per trasmettere delle emozioni agli altri.


Essere concertista significa anche avere un senso esibizionistico della propria personalità, perché nasce dalla voglia di far conoscere agli altri qualcosa che però, prima di tutto, deve essere un elemento personale, a cui segue una condivisione.



D.

Qual è la cosa che ami e che odi di più del tuo lavoro?


G.

La cosa che odio di più, soprattutto qui in Italia, è la mancanza di un tessuto culturale che possa comprendere fino in fondo il senso della musica.








 
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