Intervista di Duilio Meucci (continua)

E' anche vero che l'adattamento e la comunicazione fanno parte del concertista, però sento che c'è questa mancanza di sensibilità. Dall'altra parte c'è una indubbia difficoltà lavorativa che riguarda il musicista di qualità o no, indifferentemente.
La cosa che amo di più del mio lavoro è la possibilità che ho di conoscere altri musicisti, che a mio avviso sono le persone che hanno più valori in assoluto.
Alla fine, tra le tante cose che mi piaceva fare, ho scelto di fare il musicista proprio per questo motivo, per questo amore sconfinato che ho per la musica e ancora di più per le persone che fanno musica.
D.
Immagino che questo sia stato anche il traino per la creazione dell'Accademia e del Festival a Brescia...
G.
Sicuramente! L'Accademia di Brescia nasce innanzitutto dall'esigenza di creare quelle possibilità lavorative, per gli insegnanti, molto bravi, ma anche per gli allievi, che un'accademia può offrire. D'altro canto c'era, secondo me, l'esigenza a Brescia di avere - anche - un'offerta musicale chitarristica.
Visto che le occasioni di visibilità del nostro strumento sono poche, senza grandi sforzi, queste occasioni possiamo crearle noi stessi. L'idea è quindi quella di divulgare, ma il concerto da solo non basta. Se c'è anche una scuola, che forma ragazzi, coinvolge le famiglie, si crea un percorso che, nonostante manchi a livello istituzionale, si attua sul piano personale.
D.
Veniamo a quello che è diventato un po' una sorta di “tormentone” dell'intervista chitarristica: le trascrizioni. Su questo tema si sono lette e sentite tante opinioni, tu cosa ne pensi?

Io sono contrario ai tabù in ogni caso, in ogni settore e in ogni genere. E quindi il tabù delle trascrizioni non lo condivido.
Ti dirò questo: andando in Inghilterra, all'English Guitar Teacher Association Meeting, grande convegno che coinvolge istituzioni e insegnanti inglesi, ho notato, con interesse, la disinvoltura con cui il mondo chitarristico inglese tratta la trascrizione.
In Inghilterra si preferisce un brano d'autore trascritto, ad esempio di Purcell, piuttosto che una Fantasia dal Liuto di Weiss. Preferiscono l'elemento musicale tradotto per chitarra, però su cui ci sia da lavorare musicalmente.
Questa cosa mi ha colpito. Sicuramente dipende anche da quello che si trascrive e da come viene trascritto.
D.
Senti di appartenere a una scuola di interpretazione chitarristica in particolare o sei uno spirito libero?
G.
Sono sempre stato molto libero, non mi è mai piaciuta questa forzatura delle scuole di interpretazione nel campo chitarristico, anche perché non sono mai state vissute in maniera matura ma con un certo irrigidimento, e questo è dovuto a personaggi singoli che, nel tempo, si sono susseguiti.
Fortunatamente questo irrigidimento si sta sciogliendo, e sta nascendo una visione comune tra i chitarristi anche provenienti da altre nazioni. Io personalmente cerco di sentirmi della “scuola della musica”, senza particolari riferimenti, apprezzando tutti quelli che hanno da offrire delle idee interessanti.
“ Io sono contrario ai tabù in ogni caso, in ogni settore e in ogni genere. E quindi il tabù delle trascrizioni non lo condivido”
D.
Questa sera, al tuo concerto, abbiamo ascoltato la versione originale del Capriccio Diabolico, tratta dal manoscritto di Castelnuovo Tedesco. Sappiamo bene che anche Turina, Villa-Lobos, Ponce, sono stati tutti vittime illustri delle “revisioni segoviane”, questa tendenza che aveva il grande Maestro andaluso di “correggere” le musiche scritte per lui.
A più di vent'anni dalla morte di questo grande personaggio abbiamo ancora, nei concerti, proposte che si rifanno a quelle revisioni, mentre oggigiorno la gran parte dei manoscritti è alla portata di tutti, grazie alla ricerca musicologica.
Secondo te a cosa si deve questo?
G.
Penso sia una forma di pigrizia, che caratterizza un po' tutto il genere umano. Io stesso combatto contro un'istintiva pigrizia che ho. Non penso si tratti di ignorare o maledire le versioni revisionate da Segovia, ma di favorire una cultura che deve ancora diffondersi in modo intelligente.
Ti dirò che quando suono questa versione si creano delle diatribe.... non vedo il problema. Vedo solo la capacità di leggere due versioni diverse: quella di Castelnuovo Tedesco/Segovia, e quella di Castelnuovo Tedesco. Non irrigidirei eccessivamente questa contrapposizione, mi sembra inutile accanirsi.
Nome: Giulio
Cognome: Tampalini
Stato civile: Sposato
Età: 37 anni
Professione: Musicista
Residenza: Brescia, Italia
Sul tuo leggio oggi: Quarto volume dei “Caprichos de Goya” di Castelnuovo-Tedesco
La tua chitarra: Philip Woodfield del 2007
Le corde che usi: D’Addario J45 e J46
