Intervista di Duilio Meucci (continua)

Pag. 1   2   3   4   5

 
<<<<< PRECEDENTEintervista_2.html
CONTINUA >>>>>>>intervista_4.html
S.

Io cerco di accordare la chitarra secondo la tonalità che decido per il brano, non il contrario, e perciò cerco di pensare anche alla combinazione di armonici  che si possono ricavare. Per le sonorità, intese anche in senso generale, creo delle armonie che in una chitarra accordata normalmente non sarebbero possibili. Una volta trovata una accordatura che può piacere è importante che non sia la cosa principale del pezzo. La musica resta sempre al centro, e l’accordatura è sempre un mezzo.


D.

Andrea, che difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrate, ad interpretare le musiche di Simone?


A.

Simone ha un tipo di scrittura che è molto personale e viene apprezzato da tanti chitarristi. Una delle difficoltà nella struttura della sua musica è sul piano strumentale: la dilatazione della mano sinistra e i non facili legati. Da questo punto di vista bisogna lavorare molto, ma questi aspetti caratterizzano la musica di Simone.


Spesso con un’armonia geniale e, come diceva lui stesso, con delle influenze che vanno dal jazz fino ai grandi del ‘900. In particolare con l’ultimo progetto, “The Italian Coffee”, abbiamo due livelli: il primo, caratterizzato dalla semplicità melodica e allo stesso tempo dalla profondità.

Il secondo, invece, è la difficoltà nel rendere, in realtà, quello che Simone ha scritto in maniera efficace - e naturalmente io l’ho fatto a mio modo.

Ci sono stati anche altri chitarristi che hanno inciso alcuni brani di Italian Coffee ed in maniera completamente diversa da me: è bello riuscire anche a sentire delle interpretazioni distanti tra loro ma allo stesso tempo efficaci, belle e diverse…


D.

E a proposito di questo, Andrea, com'è lavorare con Simone a dei brani scritti per te?


A.

Questa è una domanda molto interessante. Mi sono trovato benissimo con Simone per una ragione importante: ti permette di parlare della sua musica quando c’è ancora la possibilità di coordinarsi e anche di modificare alcuni aspetti, nel momento in cui sono stati scritti per te.


D.

Simone, quali cose hai riscontrato, che ti sono particolarmente piaciute, del modo in cui Andrea è entrato nella tua musica?


S.

Ho una visione dei pezzi che ho scritto ma la cambio molto spesso, perché ascoltandoli è una cosa normale. Parlando in generale, il culmine esecutivo di un brano non viene subito, ma devi aspettare qualche anno. Nel caso di “The Italian Coffee” c’è stato un gran lavoro di Andrea, infatti sono rimasto molto contento del suono e della qualità della registrazione. Poi anche il fatto che abbiamo lavorato a distanza. Sarà stato anche perché già ci conoscevamo!


D.

Andrea, progetti futuri?


A.

Un progetto che coinvolge anche Simone è questa Accademia Internazionale Chitarristica, che partirà a gennaio: un triennio post diploma. L’accademia si chiamerà “Music Room”, è caratterizzata da molti aspetti importanti, e il corso di studi terminerà con un diploma da concertista.

In questo triennio si svolgeranno masterclass e si penserà anche al futuro dell’allievo concertista. Si tratteranno anche aspetti che vanno dal marketing musicale fino alla presenza scenica, oggigiorno fondamentali.

In questa Accademia si svolgeranno anche corsi di composizione che saranno tenuti proprio da Simone.


D.

Simone, progetti futuri?


S.

Ultimamente mi sono dedicato più a suonare rispetto alla composizione, ma spero di invertire la tendenza il prossimo anno.


D.

E nell’immediato futuro?


S.

Terrò un concerto a Tijuana, in Messico, poi sto componendo un pezzo per chitarra e orchestra da camera. Verso aprile-maggio, invece, organizzerò un festival a Lima…spero di riuscire a fare tutto!

 

A.Vettoretti esegue South Africa di O.Palumbo

S.Iannarelli esegue Tango on the clouds