Rileggendo l'intervista a Fabio Zanon mi accorgo con disappunto dell'inadeguatezza, in certi casi, dell'intervista come mezzo di conoscenza di una persona, in questo caso di un Artista. E' probabilmente vero che, come un giorno qualcuno mi disse, le interviste non dicono nulla di nessun altro, e che la maggior parte delle volte sono addirittura banali. Ma io non faccio interviste, io faccio domande, quasi sempre a me stesso e quando mi capita a tiro una persona interessante quanto aperta come il buon Fabio, mi diverto a chiacchierarci, tutto qui.

Tuttavia, sono contento di quanto segue. Si è parlato davvero tanto (in spagnolo – il portoghese non lo conosco e lui parla poco l'italiano): di direzione d'orchestra, di approccio allo studio e alla Vita, della carriera concertistica, e tutto quanto è stato detto davvero non ci entrava.
Ma soprattutto si è parlato di musica brasiliana, in ogni sua forma e accezione. Credo di non aver mai approfondito tanto un argomento con qualcuno dei miei “intervistati” (il numero sette, e questa è la ottava copertina di dotGuitar, non male direi) come in questo caso. Ci siamo fatti prendere la mano, ed è stato un bene.

Spero che le poche domande e le sincere risposte che seguono, oltre a farvi trascorrere una mezz'oretta, possano rappresentare, un invito ad approfondire la conoscenza dell'Opera di un Artista autentico come Fabio Zanon, e la riscoperta di una terra incantata dalla sua stessa musica: il Brasile. 

Buona lettura.


Duilio
Fabio, che cos'è per te il virtuosismo?

Fabio
Ancora lo sto cercando, ma mi sembra che etimologicamente  sia un termine molto vicino a “virtù”, e quindi con qualcosa che sia molto vicino alla musica più che nelle capacità tecniche... Succede spesso che i grandi virtuosi che vengono considerati tali per le capacità tecniche e meccaniche di cui dispongono, dimostrino poi di avere sempre le mani prima della testa, nel senso che non sanno cosa fare del proprio virtuosismo. 


D.
Ho letto nel tuo curriculum che a Londra hai studiato con Julian Bream durante una sorta di periodo di riflessione...

F.
Il problema è che il Brasile è un Paese molto lontano e lì non arrivava davvero un'idea di cosa bisognasse fare per ottenere una carriera internazionale. Mi consigliarono di affrontare concorsi molto importanti in giro per il mondo, come quello di Parigi, o di Toronto: io non pensavo nemmeno di avere il livello per affrontare queste competizioni! Però andai a Toronto e vinsi il terzo premio...per me fu un'enorme sorpresa. Da lì in poi cominciai a fare molti concorsi in giro. 

Quel periodo di riflessione a cui accennavi derivò proprio dalla stanchezza che mi portò affrontare queste competizioni: la relazione con la musica a un certo punto si distorce totalmente! Andai a Londra perché avevo voglia ancora di imparare, di osservare cose, ascoltare musica...sapevo che vincere un concorso e suonare bene sono due cose spesso diverse.

Volevo più tempo per maturare meglio la musica, maturare il repertorio, sviluppare un modo diverso di suonare la chitarra. All'inizio degli anni '80 avevo un modo di suonare che oggi è molto diffuso, un po' come se stessi suonando un pianoforte non ben accordato (ride ndr). Ho fatto anche diverse lezioni con Julian Bream, suonando ogni mese brani diversi che venivano decisi di volta in volta da lui, e devo dire che suonare la musica di Brekley con lui è stata davvero una grande esperienza, irripetibile!

D.
Qual'è il più importante insegnamento che, a tuo parere, ti ha lasciato Julian Bream?

F.
Ho il ricordo di nitido di molte delle cose che diceva in classe ma se dovessi ricordare un insegnamento in particolare, beh, senz'altro, potrei dire che il suo modo di insegnare si fonda sulla concezione di creare qualcosa con la musica che parta dalla sensazione, dalle emozioni, dalle immagini di chi la sta suonando. Si comincia col creare una rete di riferimenti interiori sui quali costruire la propria interpretazione. È chiaro, ci suo può anche sbagliare, andare magari contro ciò che la musica sta dicendo con la propria interpretazione, ma è importante sentire qualcosa, è già un inizio, poiché non si può trasmettere nulla se non si sente nulla! Si, è ciò che ricordo con più chiarezza.

D. Ho letto sul tuo curriculum della tua attività di direttore d'orchestra, cosa piuttosto inusuale per un chitarrista...

F. Si beh, sai com'è, sin da piccolo, ascoltando le Sinfonie di Brahms per esempio, il sogno è sempre stato “sarebbe meraviglioso dirigerla...”. Quest'avventura però è cominciata in un modo un po' curioso. Ero al secondo anno del corso di chitarra che non era granché, e nemmeno quello di composizione, quindi cominciai a frequentare le lezioni di direzione (che erano addirittura peggio!). Avendo perso mio padre quando ancora ero studente avevo bisogno di guadagnare, quindi cominciai a dirigere dei cori. Facendo lezioni di chitarra non riuscivo a guadagnare sufficientemente, quindi cominciai a dirigere ben tre cori. Non si facevano molti concerti, erano cori amatoriali che cantavano abbastanza bene, ma era già qualcosa. 

Fu quindi questa la mia prima esperienza come direttore e poi da lì ...beh, sai com'è, tu non scegli nulla, è la vita che sceglie per te. Quando andai in Inghilterra mi ritrovai nella Scuola dove studiarono persone come Simon Rattle...mi sono detto che lo avrei potuto affrontare come secondo studio, perché no?

di Duilio Meucci

Pag. 1   2   3   4  

Fabio  Zanon



Fabio Zanon è riconosciuto come uno dei più grandi talenti  del panorama internazionale di chitarra.


La sua padronanza di un vasto repertorio che comprende tutte le grandi opere scritte per la chitarra, più di 30 concerti e tante nuove opere scritte espressamente per lui hanno stabilito nuovi standard di interpretazione e contribuito a cambiare la percezione della chitarra nella musica classica.


Fabio Zanon ha aperto molte possibilità al repertorio chitarristico, sia come solista che come strumentista da camera, ogni stagione lo ha visto solista e orchestrale sia in opere contemporanee (la più recente Faria's Guitar Concerto n.2, Jan van der Roost di Concierto de Homenaje e Stephen Kenyon il Concerto n.1), sia in capolavori della chitarra del passato.


Le recenti attività in studio includono trascrizioni di Scarlatti, i 12 Studi di Francisco Mignone , opere di Guarnieri Camargo, Van der Roost ,il Concerto  con  l’orchestra da camera “I Fiamminghi” eseguendo colonne sonore scritte da Luis Bacalov per il film “Les Enfants du Siècle” e “Woman on Top”. Ha suonato musica da camera con alcuni abbinamenti insoliti, più frequentemente con la collaborazione del flautista Marcelo Barboza, con il quale ha inciso due CD, e il violoncellista Antonio Meneses (dal Trio Beaux Arts).


Ha anche prodotto una serie di 26 programmi per la Radio Cultura in Brasile, L'arte della chitarra, che ha contribuito a creare un nuovo pubblico per il suo strumento. Le sue edizioni di musica antica e contemporanea, Fabio Zanon Collection, sono in corso di pubblicazione da Mel Bay.


Anche se non è molto attratto da concorsi, è venuto alla ribalta internazionale nel 1996, quando fu il vincitore del primo premio di due delle più prestigiose competizioni,il 30° Premio Francisco Tarrega in Spagna e il 14°  Guitar Foundation of America (GFA)negli Stati Uniti, nello spazio di poche settimane. Queste furono seguite da una tournée di successo di 56 concerti negli Stati Uniti e Canada e con il lancio dei suoi primi tre CD.


Fabio Zanon ha registrato le  opere per chitarra di Villa- Lobos, il suo lavoro è visto come un punto di riferimento e considerato il miglior CD della Naxos del  98 dal critico  di chitarra della rivista Gramophone. Nello stesso anno ha suonato il suo debutto con una grande orchestra, con musiche di Piazzolla  per Chitarra e Bandoneon con la London Philharmonic.


Da allora è stato invitato a suonare in posti come il Royal Festival Hall e Wigmore Hall di Londra, Musikhalle di Amburgo, la Carnegie Recital Hall di New York, Sala Verdi di Milano e il São Paulo e Rio Hall Opera House in Brasile, ha fatto il giro dei paesi europei  ed è tornato regolarmente al Nord e Sud America . La scorsa stagione lo ha portato per la prima volta in Russia, con concerti presso la Sala Tchaikovsky di Mosca e alla Philharmonie di St Petersburg, e il ritorno alla Filarmonica di Londra con il Concierto de Aranjuez di Rodrigo.


Fabio Zanon è nato in Brasile, dove ha avuto  la sua formazione musicale, prima con il padre e poi con Antonio Guedes, Henrique Pinto e Edelton Gloeden ed ha anche frequentato il Julian Bream masterclass a Londra.

Ha tenuto il suo primo concerto all'età di 16 ed ha avuto il suo debutto come solista d'orchestra due anni dopo, ma ha deciso di concentrarsi alla chitarra dopo aver completato i suoi studi presso l'Università di São Paulo, dove ha anche studiato composizione e direzione d'orchestra.


All'età di 20 anni è stato vincitore di vari Premi a concorsi internazionali, ma ha comunque deciso di proseguire i suoi studi con Michael Lewin alla Royal Academy of Music di Londra, dove ha anche frequentato corsi di perfezionamento con Julian Bream e ha ottenuto un Master laurea presso l'Università di Londra. Ritornò in scena nel 1995 con un concerto alla Wigmore Hall di Londra.


Tra i numerosi riconoscimenti Fabio Zanon ha ricevuto “l'Moinho Santista Prize”, il premio artistico e scientifico più importante in Brasile (che non era mai stato assegnato ad un esecutore strumentale prima), come riconoscimento per l'importante ruolo che ha svolto nello sviluppo del musica brasiliana.


Egli ha tenuto masterclass in molte delle più prestigiose scuole, tra cui la Royal Academy e Royal College of Music di Londra, la Scuola Gnessin di Mosca, Università di Vienna e presso diverse scuole di musica negli Stati Uniti, da New York a Los Angeles.


Quando non è in tour Fabio Zanon divide il suo tempo tra le residenze di Londra e San Paolo.

 
Zanon
Fabio
SUCCESSIVA >>>>>intervista_2.html