Conservatorio G.B.Martini Bologna

Biennio formazione docenti classe A077

a.a. 2012/2014


Metodologia dell’insegnamento strumentale - chitarra

Prof. M° Bonaguri


Con il seguente articolo vorrei proporre un breve contributo su quali materiali musicali utilizzare a scopi didattici nell’insegnamento della chitarra.

Stretto tra gli impegni artistici, da una parte, e gli impegni burocratico-organizzativi, dall’altra, il docente di strumento può rischiare di adagiarsi su materiali già pronti scelti acriticamente o reiterare quelli già conosciuti senza aggiornarsi. Inoltre, spesso con allievi alle prime armi può esserci
la tendenza a semplificare troppo il materiale, scegliendo brani sì semplici ma con uno scarso appeal musicale, brani cioè in cui la facilità di esecuzione va a scapito della qualità del pensiero e del senso della musica.


Per evitare di cadere in questi rischi è essenziale una buona scelta del materiale didattico confidando nella possibilità di trovare brani che possano essere fruibili dagli allievi dei primi anni e allo stesso tempo possano essere di alta qualità musicale, seguendo il principio che è giusto e stimolante, sia per l’allievo che per il docente, avvicinare gli studenti alla ”buona musica” (quella scritta bene, quella dei grandi autori) il prima possibile.


Di seguito riporto unesperienza dinsegnamento in linea con il suddetto principio, che testa come materiale didattico il volume Bach corales for guitar. For Solo, Duet, Trio, or Quartet, adapted by Bill Purse, with Preface by Dr. Aaron Shearer, edited by Mel Bay Pubblications Editiones Classicae.



Il contesto dellesperienza didattica


L’esperienza è stata condotta nel gennaio 2014, in una delle scuole medie a indirizzo musicale (S.M.I.M.) della Provincia di Rimini, in cui sono stato chiamato a coprire alcuni giorni di supplenza nella classe di chitarra. Quest’ultima raccoglie alunni dalla prima alla terza media, dunque sia alunni alle prime armi che alunni già avviati. Dato che la lezione di chitarra è pomeridiana, molti studenti non tornano a casa ma mangiano al sacco e si fermano a scuola attendendo la lezione. Questo porta ad avere in classe non solo lo studente a cui spetta la lezione, ma anche i compagni la cui ora di strumento è quella successiva. Per questo tipo di organizzazione la lezione individuale si trasforma spesso in una lezione collettiva.


Dopo aver sentito gli esercizi preparati dagli studenti per il loro professore, al mio “Ora vi propongo una cosa, va bene?”, ho ricevuto una risposta positiva, di curiosità. Ho aperto così il volume dei corali di Bach nella trascrizione di Bill Purse. La scelta di tale materiale è stata fatta all’inizio per i seguenti motivi didattici. Prima di tutto la suddetta trascrizione permette di lavorare non solo “in solo”, ma anche in due, tre o quattro persone, assegnando a ogni persona una voce del corale, perciò si presta particolarmente a una lezione collettiva.


Inoltre, ogni voce segue un suo andamento più o meno semplice in base ai salti più o meno ampli della propria traiettoria melodica (di solito le voci interne sono più stabili, dunque più semplici, e spesso possono essere suonate rimanendo nella cosiddetta prima posizione della chitarra, mentre quelle esterne tendono a muoversi di più e a richiedere spostamenti maggiori nella prima e ultima corda, zone acute e basse che gli allievi al primo e secondo anno non conoscono ancora bene): ciò permette di assegnare le voci agli allievi in base alla loro preparazione, ad esempio le voci più semplici agli studenti del primo anno e quelle più difficili a quelli del secondo e terzo.


Poi, la forma “corale” permette di raccontare già da subito agli studenti la derivazione della musica strumentale da quella vocale, spiegandogli appunto perché in certi brani musicali parliamo di “voci” anche se non c’è nessuno che canta. Di qui si possono aprire collegamenti sia verso la storia della musica che verso l’uso della voce come metodologia didattica per lo strumento, oggi ritenuta fondamentale dai più recenti studi di pedagogia della musica. Infine, il materiale è stato scelto per l’importanza dell’autore, J.S. Bach, come ben sappiamo uno dei principali compositori della tradizione colta occidentale.



Svolgimento dellesperienza


L’esperienza è stata svolta a gruppi di due, ai quali ogni volta si è unito il docente, formando un trio. Si è scelto di lavorare sul primo corale, “Oh Treasure Above Treasure”, e sulle sue voci. La scelta delle voci è stata concordata con il docente in base alle competenze degli allievi. Questi ultimi sono stati lasciati liberi di decidere quale voce suonare: questo ha permesso al docente di vedere come ogni allievo valutasse la propria preparazione, se sapesse cioè valutare bene le proprie capacità di fronte al compito dato.


Nei casi in cui questo calcolo è stato impreciso, il docente è intervenuto riassegnando le parti, spiegando la troppa difficoltà o troppa facilità della voce rispetto alle abilità che lo studente aveva sviluppato fino a quel momento. Dopo aver scelto tutti una voce, si è passati a una lettura collettiva di ogni nota, ognuno seguendo la propria voce, ascoltando bene le sovrapposizioni e suonando senza tempo, con tutta calma, per comprendere la posizione di ogni nota sulla chitarra. Dopo aver chiarito la propria parte, si sono fatte delle prove d’insieme a un tempo lento e infine a un tempo giusto.


Tra le capacità messe in gioco da questo esercizio vi sono l’andare a tempo insieme agli altri, ascoltare e ascoltarsi e bilanciare il proprio suono con quello degli altri, per ricreare un buon impasto delle voci e di conseguenza un buon “accordo”. Infine tutto ciò serve a comprendere che un gruppo è composto da singoli che collaborano: ognuno emerge di volta in volta dal gruppo, in base al momento dello svolgimento delle voci, e questo richiede collaborazione (chi emergere deve suonare un poco più forte, gli altri un poco più piano, ecc.).



Risposta degli allievi


In generale gli allievi si sono mostrati attenti e impegnati. Hanno dimostrato un buon senso della pulsazione e una buona conoscenza delle note richieste sulla chitarra. Hanno avuto soddisfazione nel portare a compimento un brano d’insieme. L’esercizio sul corale è stata una sorta di “prova del nove”: ha permesso di mettere in luce lo stato della preparazione di ognuno in quel preciso momento, mostrando chi aveva più problemi sul tempo e chi sulla lettura e portando così a risolvere tali problemi.


Ad esempio, Nicole (2° anno) ha mostrato una buona lettura a prima vista ma un suono debole debole, mentre Riccardo (3° anno) che ha fatto lezione insieme a lei, non ha avuto particolari problemi, mostrando una buona padronanza dello strumento e della pulsazione. Francesco (3° anno) non ha avuto problemi e come Riccardo si è dimostrato uno dei più avanzati nella classe, mentre il suo compagno Davide (3° anno) ha avuto difficoltà nella lettura a prima vista, ma si è dimostrato molto incuriosito: ha chiesto di sua iniziativa se poteva fare delle fotocopie del corale, nelle sue versioni per solo, duo, trio e quartetto e ha chiesto se avrebbe potuto essere un brano utile da presentare all’esame di chitarra di terza media.


Per l‘utilizzo che è stato fatto di questi corali nella suddetta esperienza, sono stati trovati almeno due punti critici. Il primo è legato alla staticità di tali brani: essendo melodie semplici con un andamento soprattutto omoritmico, se il docente non è attento a gestire bene la lezione si può rischiare di annoiare i ragazzi. Il secondo punto di criticità è legata invece alla questione dell’insegnamento dell’armonia: riguardo a ciò i ragazzi si sono dimostrati davvero impreparati, con pochissime conoscenze, quasi nulle. Questo porta i corali di Bach a essere, da una parte, una buona occasione per iniziare a spiegare i principi generali dell’armonia e delle tensioni e distensioni tonali ma, dall’altra, a creare confusione nei ragazzi, se non si è attenti a spiegare tali nozioni essenziali poco per volta, in maniera all’inizio generale e solo poi specifica. Insomma, il docente deve trattenersi dal dire tutto subito, ma contare i concetti legati all’armonia mostrandoli poco per volta.



Conclusioni: un materiale ricco di spunti didattici


I corali di Bach, nella trascrizione dell’edizione presa in esame, si sono dimostrati un materiale molto utile dal punto di vista della didattica dello strumento, per una serie di ragioni.


Prima di tutto, consentono un avvicinamento del solfeggio e dell’armonia attraverso la pratica, evitando lo studio astratto di esse, tante volte responsabile di una perdita di motivazione tra gli studenti ai primi anni. Con tali brani si possono introdurre temi come gli accordi e le triadi, il rapporto scale-accordi, lo svolgimento del discorso tonale tramite tensione e distensione, le tonalità e le loro note alterate e le modulazioni tra esse. Tutto ciò porta alla possibilità di entrare direttamente nel meccanismo della tonalità praticando con lo strumento e di affrontare concetti considerati “difficili” già in seconda e terza media. 


Il materiale considerato consente poi di avvicinarsi alla musica attraverso brani di valore di grandi compositori, la cui qualità di scrittura comporta una saldatura del senso tecnico a quello musicale: cosa essenziale per non perdere il senso della musica che si vuole suonare.


Inoltre tale materiale consente di fare musica insieme agli altri, di sviluppare quella dimensione collettiva utile a tutti i musicisti e soprattutto ai chitarristi, spesso solisti.


Questi corali di Bach possono essere un primo passo per sviluppare e costruire un repertorio per duo, trio e quartetto di chitarre; ma allo stesso tempo, dopo l’esperienza di gruppo, quando il giovane chitarrista torna a suonare da solo, è molto più consapevole del far sentire voci diverse dentro a una musica che si svolge per accordi: il difficile qui è organizzare le dita rispetto a ogni voce. In questo la trascrizione di Bill Purse per Mel Bay Pubblications fornisce un buon percorso: la possibilità si suonare lo stesso corale a una, due, tre o quattro voci permette di esercitarsi a coordinare e calibrare, uno, due, tre e quattro dita insieme senza perdere il senso di quello che si sta facendo, rendendo chiara ogni voce nell’insieme.


Di sicuro, uno degli ardui compiti del chitarrista.



Bologna, febbraio 2014