5 febbraio 2015

Intervista alla Professoressa Clara Bencivenga, Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Vienna.

(Foto Dott.ssa Paola Battipede)



D.

Parto dalla mia contentezza per vedere la chitarra inserita qui in una stagione non solo musicale, ma culturale in senso ampio; per me questa è una soddisfazione, in un periodo in cui spesso la chitarra è relegata - a volte autorelegata - in una sorta di  nicchia per soli "aficionados".

Vorrei chiederle come è nata questa stagione e chi vi partecipa.


  1. R.

E' nata semplicemente da una chiacchierata tra me, il mio collaboratore dottor Fabrizio Iurlano e Stefano Mileto - chitarrista amico del nostro Istituto, che ci aveva proposto di tenere una serata da noi.


Invece del solito programma chitarristico Mileto ci ha proposto di fare anche musica contemporanea. All'inizio ero perplessa sul proporre musica contemporanea, poi ci abbiamo ragionato: c'era già in stand - by la sua proposta dell'omaggio a Corelli, poi sono arrivate quelle di Eugenio Della Chiara su Rossini e di  Ruben Mattia Santorsa, e così e nata l'idea di fare questo ciclo di quattro concerti sulla chitarra contemporanea. La chitarra è associata nell'immaginario collettivo alla  Spagna e all'Italia.


Ieri al suo concerto c'erano un sacco di facce nuove rispetto al nostro pubblico, quindi persone interessate a questa proposta.



D.

Ho notato ieri una bella accoglienza anche per la musica contemporanea, e quindi la mia iressione è quella di un pubblico molto aperto.


R.

È un pubblico molto aperto (anche se mio marito, che è tedesco, dice che qui sono rimasti all'epoca di Strauss!) ed io stessa sono interessatissima a conoscere esperienze musicali contemporanee; infatti collaboro anche con lo Schoenberg Center di Vienna, con Serena Nono (figlia di Luigi Nono e di Nuria Schoenberg) ed abbiamo collaborato a portare lì dei pianisti italiani.


Penso che ogni epoca esprima, direi soprattutto in campo musicale, quello che essa contiene. Questa musica è figlia del nostro tempo e non possiamo ignorarla - come diceva una signora del pubblico ieri sera, è musica viva.


La musica oggi ha mille volti (jazz, rock...), ed anche la musica classica di oggi esprime cose bellissime; ma bisogna abituarsi all'ascolto, e noi non siamo abituati, né dalla scuola né dalle proposte artistiche che ci circondano - perché è più facile proporre il repertorio conosciuto.


Faccio un esempio: dieci anni fa sono stata in Giappone con mio figlio, e per me è stato interessante ascoltare, nel teatro Kabuki, la loro musica: appena la senti la prima volta ti sembra il miagolio di un gatto a cui hanno pestato la coda, ma se la ascolti bene scopri che ha una sua bellezza. Mio figlio, appassionato di cultura giapponese, mi ha aiutato in questo.

Perciò è una questione di educazione musicale, alla fine.


D.

Volevo poi chiederle com'è fare il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Vienna.

A questa domanda ne collego un'altra.Lei mi diceva che ogni giorno riceve tante proposte musicali da artisti italiani; cosa consiglierebbe, allora, ad un musicista italiano che voglia proporsi a Vienna, ed in particolare all'Istituto Italiano di Cultura?


Qualche giorno fa una giovane musicista italiana lo ha chiesto a me, ed io ho risposto che mi pare importante puntare su un progetto (nel mio caso, ad esempio, le uscite editoriali della collana di musica contemporanea che curo per l'editore Ut Orpheus).



  1. R. 

  2. S.Sì, avere un progetto, possibilmente originale.

Io non sono il sovrintendente del Musikverein, non penso di averne la competenza specifica (io sono competente in campo storico - archeologico). Il lavoro del direttore dell'Istituto di Cultura è difficile perché ti confronti con i campi culturali più diversi.


Cultura italiana oggi è (per come viene percepita qui) soprattutto cultura culinaria, moda,  design (oltre naturalmente al nostro grande passato culturale). Quindi alcuni generi come musica ed arte contemporanea sono profondamente penalizzati; e se in Austria il design italiano ha un ruolo importante (pensiamo a ditte come Guzzini, Molteni), questo già non è più vero per la Danimarca, (la mia sede precedente), dove hanno l'Ikea e quindi dicono che è il loro design a vincere.


Quindi la situazione cambia da un paese all'altro. Così, portare musicisti italiani a Vienna è come portare vasi a Samo: ogni giorno a Vienna ci sono 8 - 10 avvenimenti musicali, tutti di livello medio - alto (lo dico avendoli frequentati).


Gli altri Istituti? I tedeschi qui non ci sono per motivi linguistici, ci sono i francesi che stan vendendo la loro sede (per motivi economici ridimensionano la loro presenza). Gli spagnoli hanno un ufficio in affitto in Schwartzenberg Platz. Esiste, poi, anche qui a Vienna la EUNIC, Associazione Europea degli Istituti di Cultura.


A Vienna, poi,  la cosa interessante sono gli istituti ungherese, polacco, sloveno, bulgaro, ceco, slovacco... spesso in questi Paesi hanno una tradizione germanofona interessante - Bratislava è ad ottanta chilometri.

La cosa più difficile da proporre all'estero è il teatro (per via delle lingue nazionali), e quindi abbiamo pensato come EUNIC di fare un festival di teatro europeo: tutti i giovedì, da ottobre, avremo una diversa pièce teatrale (una in italiano, una in francese...), tutte in lingua originale e sottotitolate, e tutto si svolgerà qui all'Istituto Italiano (è un progetto mio).


Abbiamo già fatto qualcosa di simile quando ero a Copenaghen. Per l'Italia avremo una compagnia di Bolzano  che porterà un lavoro nuovo  (debutta il 20 febbraio), "Voci nella Tempesta": voci di donne della prima guerra mondiale (in tema con il centenario di quest'anno). Tra l'altro questa pièce è gia tradotta in tedesco, essendo di un gruppo altotesino.


Se dirigi un Istituto è importante divertirti col tuo lavoro, e se lo fai la gente lo percepisce. Se a me piace una cosa, (ed io mi reputo una persona media), probabilmente interesserà anche ad altri, che in genere sono persone medie anche loro.


Non mi viene in mente, ad esempio, di organizzare qui una cosa che interessi solo gli archeologi, come ad esempio una conferenza sulle anfore vinarie...

mentre il convegno sul bimillenario Augusteo era pieno zeppo di gente: è un tema paneuropeo - l'Unione Europea corrisponde grosso modo all'Impero romano e quello carolingio. In quella occasione abbiamo avuto qui lo studioso Eugenio La Rocca.


La ringrazio molto! Sono molto d'accordo con lei nell'avere un gusto per quello che si fa - gusto che, quando c'è, poi si trasmette - e nel non fare cose "di nicchia", cioè solo per addetti ai lavori!

E' una cosa che credo valga anche per i musicisti, e forse in particolare per noi chitarristi.