I dialoghi di Benicàssim. Dove va la chitarra?

Certamen Internacional de Guitarra Francisco Tárrega 2015

27 agosto - 5 settembre








Sono molto lieto di essere invitato in giuria a Benicassim per la terza volta...il minor tempo per scrivere che ho in quest'anno vorticoso di impegni mi consentirà un resoconto forse più stringato rispetto  quelli di altre volte; inoltre, i seguenti sono solamente degli appunti, che ritengo anzitutto utili a me per fissare un'esperienza vissuta.



Presidente della giuria quest'anno è il chitarrista uruguayano Eduardo Fernandez. Nei nostri dialoghi, che iniziano già sul taxi inviatoci dal concorso e che dall'aeroporto di Valencia (dove siamo arrivati contemporaeamente da direzioni diverse) ci porta a Benicassim - per me questi dialoghi con i colleghi sono uno dei migliori motivi per stare in giuria ai concorsi - apprendo che Fernandez è anche compositore, pur tenendo separate le due carriere; certamente sono interessato a conoscere meglio il suo lavoro compositivo, ha scritto anche un pezzo per chitarra ed archi...ora vive vicino a Montevideo, ma viaggia molto. Sta rivedendo il suo libro analitico sulla musica per liuto di Bach (ma dove parlerà anche della Ciaccona) per una futura edizione.


Durante i giorni del concorso parliamo molto: mi racconta dei suoi studi con Carlevaro, delle lezioni con Segovia, degli studi di composizione con Guido Santorsola ed Héctor Tosar...Parla dell'amicizia tra Segovia e Carlevaro, amicizia grazie alla quale Segovia accolse Fernandez come un nipote pedagogico... anche lui come me non è un fanatico dei concorsi...dice che forse in Italia se ne fanno troppi e che questo deforma la mentalità dei giovani, i quali studiando per i concorsi imparano a "servirsi della musica" per (cercare di) impressionare una giuria, invece che a "servire la musica". Impressionante la coincidenza con quanto detto questa estate da Oscar Ghiglia ad un allievo a Siena: "devi imparare la musica, non a vincere concorsi!".


Concordiamo anche nella critica a quell'eccesso di velocità esecutiva, oggi  un "must" imprescindibile (per chi può permetterselo), ma che impedisce la cura di ogni singolo suono.

Eduardo ha una grande conoscenza dell'ambiente chitarristico internazionale, ed in particolare dei colleghi americani: mi ragguaglia su tante persone delle quali ho sentito il nome in passato, e delle quali lui sa se suonano o no, dove insegnano...


Ritrovo in giuria José Miguel Moreno, conosciuto 41 anni fa a Gargnano e rivisto solo l'anno scorso a Petrer. Autodidatta come chitarrista, fece solo corsi - con Ghiglia, di cui ricorda con ammirazione l'insegnamento, José Tomas, José Luis Rodrigo, ed uno da uditore con Segovia.


Accompagnò giovanissimo la grande Teresa Berganza e questo gli ha aperto una importante carriera concertistica e discografica (incise il primo disco a 19 anni) che gli permette di vivere solo di quello senza dovere insegnare in conservatorio; optò da subito per la musica antica, non sentendosi di avere "le physique du rôle" del chitarrista classico...ha sempre lavorato con impresari e dice che ora la crisi è arrivata anche lì: gli impresari chiudono i battenti, non rappresentano più le orchestre, i cachet dei solisti si sono appiattiti e standardizzati per tutti verso il basso.


Ma lui lavora tanto - non ha una pagina facebook perché dice che non gli serve...

È anche collezionista - tra il resto possiede il manoscritto del metodo di Aguado -: ha un libro raro di Pérez - Bustamante su Segovia, pubblicato a Cádiz, libro che non conoscevo e che gentilmente mi darà avendone una copia in più;

si costruisce lui stesso i suoi strumenti (anche in questo è stato autodidatta) e come hobby collabora con la ditta Alhambra, che ha una linea di alta liuteria - in particolare mi parla del modello "cinquantenario".

Lui disegna la tavola armonica e collabora con i loro liutai. Preferisce dedicare solo una stagione ai concerti, ed il resto del tempo ai suoi "hobby" di liuteria!