Premessa


Il presente contributo ha lo scopo prevalente di indicare alcune possibili scelte di repertorio per un utilizzo della chitarra nell'ambito della musica sacra ed anche, a volte, liturgica in senso stretto.


Per questo farò riferimento ad esperienze da me fatte, a musiche di cui sono venuto a conoscenza e ad altre che ho appositamente commissionato. Questo testo nasce quindi da una esperienza particolare, e per questo non può essere esaustivo; ma - per lo stesso motivo - può fornire indicazioni pratiche e sperimentate sul campo.




Nelle raccolte di musica per liuto rinascimentale e vihuela spicca la presenza di numerosi brani di musica sacra e liturgica, soprattutto trascrizioni dalla polifonia vocale.


Con la sola eccezione di Luys Milàn (di cui conosco solo il riferimento ad un Benedicamus gregoriano nel tema della Fantasia XXXVIII) si può dire che in tutte le rimanenti raccolte conosciute dei vihuelisti spagnoli la musica sacra è presente, e globalmente in tale quantità da escludere un interesse casuale - è molto probabile che ci fosse una consuetudine all'uso di questo strumento, come qualche fonte riporta, come sostituto dell'organo almeno nelle piccole Cappelle di corte e nella devozione privata (per non dire che uno dei vihuelisti piú famosi, Alonso Mudarra, era canonico nella cattedrale di Siviglia).


Tra le cose che più mi hanno sorpreso, in questo senso, ci sono le sette Messe intere di Josquìn Des Prez trascritte  per vihuela da Diego Pisador, la Completas de Quaresma (Compiete quaresimali) che si trova nel libro di Venegas de Henestrosa, le numerose "Glosas" che Mudarra interpola ai pezzi sacri di Josquìn  e Fevin da lui trascritti per vihuela.


Se si pensa che tutta la musica per vihuela e praticamente tutta quella per liuto rinascimentale a sei cori è eseguibile sulla chitarra moderna, il repertorio di musica sacra disponibile ai chitarristi, solo per quanto riguarda il secolo sedicesimo, è vastissimo. Non dico che tutta questa musica sia eseguibile oggi in contesto strettamente liturgico (sull'utilizzo liturgico della chitarra mi permetterò una considerazione conclusiva), ma, all'interno di concerti di musica sacra, momenti di meditazione musicale(come quello al quale ebbi l’onore di suonare a Roma alla presenza dell’allora Cardinal Ratzinger), eccetera, certamente sì. 


Nel caso di autori come Mudarra, Narvàez, Fuenllana, Tomàs De Sancta Maria, Cabezòn, poi, la stessa atmosfera dei pezzi sacri si respira anche in tante loro opere di musica strumentale "pura". Anticipando un po' quello che dirò alla fine, il "clima spirituale", di tante Fantasie e  Tientos di questi autori li rende a mio avviso pienamente proponibili come brani di musica sacra (mentre, per lo stesso motivo, tanti brani di Francesco da Milano, John Dowland e Luys Milàn, pure di altissimo livello artistico, non hanno questa caratteristica. Francesco da Milano, però, trascrisse brani di polifonia vocale sacra - le sue opere per liuto sono pubblicate da Suvini Zerboni a cura di Ruggero Chiesa).


Alcuni pezzi sacri tratti dalla famosa raccolta "Cancionero de Palacio" possono essere riproposti, seguendo la prassi dell'epoca, riassumendo alla chitarra la polifonia vocale ed accompagnando un cantante o un coro, come é stato fatto nel caso dei bellissimi villancicos "Niño Dios" di Francisco Guerrero e "A Quien Debo yo Llamar" di Juan Del Encina.


Attingendo abbondantemente anche alle raccolte presenti nella biblioteca del Conservatorio di Bologna (in particolare quelle preziosissime del Centro Español de Musicologia) ho studiato ed utilizzato in particolare alcuni dei citati brani per vihuela, quali, ad esempio:


Luys de Narvàez: Diferencias sull'inno gregoriano "O Gloriosa Domina” e sull’Inno “Sacris Solemnis”, ”Cum Sancto Spiritu” dalla Messa della Fuga di Josquìn, Sanctus e Hosanna dalla Messa "Faisant Regretz" e dalla Messa “Hercules Dux Ferrariae”di Josquìn.

Adrian Willaert (Mudarra): Pater Noster (per voce e vihuela)

Antonio de Cabezón: Inno “Ut Queant Laxis”.

Alonso Mudarra: Tientos, Fantasia del Primer Tono (per chitarra a quattro cori), Glosa sobre un Kyrie Postrero de una Misa de Josquìn, Canciòn “Recuerda Alma Dormida”.

Miguel de Fuenllana: Tientos e Fantasie

Tomás de Sancta Marìa: Fantasia N°1 (Ed. Josè de Azpiazu, Union Musical Española)


Come dicevo, l'elenco sarebbe sterminato: mi piace concludere citando ancora la raccolta di Salmi di Pierre Certon  trascritti per voce e liuto da Guillaume Morlaye (pubblicata dal CNRS, Parigi 1967), i 4 pezzi sacri di Thomas Robinson editi da Narciso Yepes per Schott e soprattutto le trascrizioni d’epoca per liuto solo di pezzi di Tomàs Luis de Victoria, anonime e del liutista Adrian Denss, pubblicate in Spagna dalla Caja de Ahorros de Avila nel 2001


Pierre Fournier, André Segovia e Piero Bonaguri.




Cambiando periodo storico, vorrei citare anzitutto alcune trascrizioni di musica barocca fatte da Andrés Segovia e pubblicate quasi tutte dalla Schott.


Il grande maestro non si occupò particolarmente di musica sacra, ma certo alcune sue trascrizioni di pezzi di Frescobaldi, Haendel (Aria, Sarabanda - dai Pezzi di Aylesford), Sylvius Lepopold Weiss (Tombeau), Johann Kuhnau, e naturalmente Johann Sebastian Bach (Preludio e Fuga BWV 998, Preludio e Sarabanda BWV 997, Sarabanda BWV 996) sono pienamente utilizzabili (oltre certo ad altre pagine di Bach ed altri autori, non trascritte da Segovia) come pezzi sacri, almeno in senso lato.