In generale non sono - o meglio, non sarei - un fanatico della orchestra di chitarre, sostanzialmente per due motivi.


Da un punto di vista tecnico mi sembra che questa combinazione strumentale mortifichi la naturale flessibilità ed agilità del suono dello strumento, appesantendolo senza in cambio offrire reali miglioramenti o innovazioni.


Dal punto di vista musicale l'idea di "orchestra di chitarre" mi sembra

a volte un'estrema espressione di quella "autarchia" della chitarra dalla quale lo strumento dovrebbe sempre più emanciparsi e nella quale, invece, sembra oggi tante volte voler ripiombare: così come il festival chitarristico sembra la risposta più facile all'assenza della chitarra dalle stagioni concertistiche "vere", i pezzi dei chitarristi-compositori la risposta preferita da tanti al problema del rinnovamento del repertorio, l'orchestra di chitarre può diventare l'escamotage per supplire all'assenza di prospettive di attività concertistica o cameristica di tanti chitarristi ("così almeno facciamo qualcosa e ci divertiamo").


Con tali premesse è facile immaginare che io fossi un tantino prevenuto prima di ascoltare l'orchestra di chitarre diretta dal mio ex allievo Pier Luigi Colonna, docente di chitarra all'Istituto Musicale "Angelo Masini" di Forlì.


A maggior ragione devo dire di essere stato letteralmente "spiazzato" dal risultato artistico ottenuto da questo ensemble al concerto al quale assistetti qualche tempo fa a Reggio Emilia.


Dissi subito a Colonna che quel che avevo ascoltato mi costringeva a ricredermi sulle possibilità dell'orchestra di chitarre: "se l'orchestra di chitarre è questo, io devo cambiare idea".

E da allora ho cominciato a pensare di chiedere a Colonna di illustrare ai lettori di Dotguitar il suo lavoro.


I due elementi che spiccano, anche dall'articolo che segue, e che probabilmente sono la chiave della novità e del successo del tentativo di Colonna sono, a mio avviso:


1) Il fatto che Pier Luigi Colonna (diplomato non solo in chitarra ma anche  in composizione, direzione d'orchestra, musica corale e direzione di coro, strumentazione per banda, docente di Elementi di Composizione per Didattica e di Propedeutica Orchestrale per Archi al Conservatorio di Parma) approcci l'esperienza dell'orchestra di chitarre con una visione musicale più ampia, nella quale confluiscono anche le sue competenze compositive e direttoriali.


2) il fatto che l'orchestra nasca all'interno dell'attività didattica nella classe di chitarra dell'Istituto Musicale e per rispondere a precise esigenze didattiche, come viene ampiamente raccontato e dimostrato dagli esempi musicali e dai commenti ad essi allegati  (da questo approccio nascono anche, tra l'altro, spunti didattici molto interessanti per tutti i docenti di chitarra).


Speriamo che i risultati di questo lavoro di Pier Luigi Colonna sfocino presto anche in pubblicazioni che li rendano il più possibile utilizzabili.

Buona lettura.


Piero Bonaguri




Le composizioni, arrangiamenti e trascrizioni che realizzo per la mia orchestra di chitarre sono pensate per coinvolgere tutta la classe, dai primi corsi ai diplomandi, e comprendono trascrizioni dal repertorio cameristico, sinfonico e brani originali per chitarra.


In taluni casi si tratta semplicemente di brani a quattro parti reali, con l'arricchimento "alla bisogna" di “parti semplificate trasversali" (ossia di parti più semplici, per impiegare gli allievi più piccoli, che rinforzano le voci principali o servono per sottolineare qualche accento, articolazione o espandere le dinamiche).


Altri arrangiamenti sono più complessi, specialmente quelli del repertorio sinfonico, perché sono pensati orchestralmente, a più parti reali, e sono quindi più difficili da concertare e/o dirigere.

Questi ultimi sono composti da "partiture modulari" ossia con parti che possono essere adattate a formazioni diverse per numero e livello di competenza.


Ad esempio il Minuetto della Sinfonia n. 39 di Mozart può essere eseguito dal trio di chitarre in su. Il trio di chitarre contiene tutta la partitura ridotta "all'osso" mentre il resto delle parti sono più semplici e contengono raddoppi di ottave, timbrici, effetti percussivi e di articolazione etc.


Per ottenere comunque un buon amalgama occorre poi sapere comporre bene le parti a disposizione per ottenere il giusto equilibrio sonoro.


Per questo motivo ho intenzione di pubblicare prossimamente una serie di partiture di questo tipo, ossia di partiture flessibili, che penso chiamerò "partiture modulari", con delle note per il docente/direttore, perché possa comunque costruire un buon impasto con l'organico a disposizione.


Inoltre vorrei anche dedicare un testo più articolato per i docenti/direttori con consigli, esemplificazioni e spiegazione delle tecniche di trascrizione ed arrangiamento impiegate1 affinché sappiano eventualmente modificare o creare trascrizioni ed arrangiamenti secondo le loro esigenze, sfruttando in maniera creativa ed efficace le risorse, a mio parere ancora da esplorare, dell'orchestra di chitarre.


Ho cominciato anche a creare una serie di "partiture propedeutiche": si tratta di studi per chitarra orchestrati. La particolarità di questi "studi orchestrati" è che possono essere eseguiti con una parte che suona lo studio al completo e le altre parti che suonano elementi ridotti dello stesso (ad esempio la linea del basso, l'armonia, una voce contrappuntistica desunta dalle voci interne, la linea melodica, un'articolazione ritmica, parti aggiuntive di raddoppio o di arricchimento armonico- contrappuntistico).


Considerato che spesso faccio girare le parti in orchestra per abituare gli allievi alla lettura e perché conoscano meglio il brano che suonano, questo può diventare anche un processo di apprendimento graduale e a moduli dello studio integrale che viene così prima "smontato" ed analizzato nelle sue componenti salienti e poi gradualmente “rimontato”. Altro scopo di questo lavoro è ampliare la visone dello studente e sviluppare la sua capacità di immaginare lo studio in una dimensione orchestrale.


Al Conservatorio di Parma ho sperimentato l'anno passato anche una fusione dell'orchestra di chitarre con l'orchestra di Propedeutica orchestrale per archi e prossimamente è mia intenzione orchestrare per archi alcuni studi di chitarra. Ho anche composto, arrangiato ed eseguito brani per orchestra di chitarre e fiati o ensemble di fiati2, per orchestra di chitarre e coro, orchestra di chitarre archi e coro.
Il repertorio non è ancora vastissimo, perché voglio che tutto quello che pubblicherò sia ampiamente collaudato, costruito e verificato "sul campo" .


Seguono alcuni esempi delle principali tipologie di partiture che scrivo e utilizzo.





1. Tecniche di Arrangiamento e Trascrizione è una delle discipline che insegno al Conservatorio di Parma e pertanto potrebbe essere utilizzato come piccolo trattato con esempi.


2. La mia idea è in questo caso quella di riprendere il repertorio per archi e fiati e proporre l'orchestra di chitarre come orchestra d'archi alternativa: in aggiunta con i suoni tenuti dei fiati e con le giuste proporzioni dei raddoppi, con la scelta oculata della tonalità e a talvolta ri-arrangiando un poco i fiati, si ottiene una bella sonorità.