L'errore non è originale!

Divagazioni sulla Sonata Eroica op.150 di M.Giuliani







Scrivo questi appunti riguardanti alcuni errori che ho trovato nel testo conosciuto come "originale" della Gran Sonata Eroica di Mauro Giuliani  (in realtà si tratta della prima edizione a stampa, di Ricordi, non essendoci pervenuto il manoscritto).


Il mio intento è quello di dimostrare una tesi che espongo subito:

l'interpretazione musicale (come del resto la conoscenza in quanto tale) è una misteriosa unità tra l'oggetto ed il soggetto che vi si rapporta (l'interprete - e poi si coinvolgerà in questo anche il pubblico); per questo non può darsi conoscenza se, in una qualsiasi fase del processo, si pretendesse di eliminare o di piegare uno dei due fattori all'altro: ci vogliono, sempre, tutti e due!


In particolare, nella pretesa "ricerca dell'originale", il termine che si rischia di  voler eliminare ora è il soggetto, per lasciare l'oggetto (il testo) "incontaminato" da ogni sopruso o arbitrio interpretativo.


Ma, cercando di eliminare dalla conoscenza il soggetto che conosce, non si conosce meglio...


La sonata in esame di Giuliani ci arriva come "opera postuma" e quindi sappiamo che è mancato il controllo del compositore sulla edizione: d'altra parte, errori possono sempre scappare, anche in edizioni controllate dall'autore, quindi l'esempio che ho scelto è certo un caso particolare, ma riguarda una questione generale: possiamo permetterci, in nome di un cosiddetto "rispetto" del testo, di mettere "nel sacco" (come dicono a Milano), il senso critico dell'interprete? Ritengo di no, e faccio alcuni piccoli esempi tratti da questo pezzo.


A me ha sempre dato fastidio quel che è scritto a battuta 23 e 24 (ultimo quarto di 23 e primo quarto di 24); si tratta evidentemente di una "sincope armonica", classico errore segnalato dai manuali di armonia, e mi è sempre parso strano che un musicista colto come Giuliani abbia potuto incapparvi: però questa inesattezza abbastanza grossolana del testo, come altre cui accenno dopo, sembra non sia stata mai segnalata ed appare, tale e quale, anche nelle edizioni moderne.




Ora, come dicevo, a me la cosa suonava molto strana e, diciamo ad istinto, (ma un istinto abbastanza guidato dal senso musicale e dello stile e da qualche conoscenza di armonia) ho corretto il passaggio, segnalando l'errore agli studenti con i quali mi è capitato di lavorare al brano. Trovare poi, nella Rossiniana numero sei alle battute 25 e seguenti, il passaggio incriminato, praticamente identico ma, ora sí, corretto rispetto a quello che appare nella Sonata Eroica, mi ha certamente confortato, ma in un giudizio di cui sarei stato abbastanza certo anche se non ne avessi trovato la prova evidente.




Alcuni altri errori, certo meno appariscenti ma, pensandoci, abbastanza chiari e, ancora una volta, stranamente non segnalati - a quanto mi risulta - mi appaiono:

terzo quarto di battuta 46: perché la bequadro? Ha molto più senso - e giustificherebbe il bequadro - se il basso fosse un fa bequadro, no?




Il ritmo, francamente un po' ridicolo, di battuta 69-70 e simili. E' vero che qui la cosa viene ripetuta per cui sembra difficile imputarla ad un errore del tipografo, a meno che il manoscritto fosse poco chiaro...sta di fatto che, nella riproposizione di questo punto strutturale del pezzo (formalmente si tratta delle codette successive alla esposizione del secondo tema) che avviene nella ripresa, a battute 209 e simili, la stranezza ritmica di quella orribile sincope non c'è più, ed abbiamo, molto più classicamente, ed anche "giulianamente", una croma seguita da due semicrome, invece di quella (francamente tremenda, soprattutto se si accentua la croma sincopata - come peraltro viene da fare al chitarrista) semicroma seguita da croma ed altra semicroma.