Fare Musica con la Chitarra oggi. Storia di un tentativo







Cosa ha visto nel mio lavoro il giovane Antonin Vercellino per interessarsene così tanto?


Ho notato in lui una curiosità intelligente, piena di domande e di desiderio di capire oltre che di conoscere, e forse quello che ha rivegliato il suo interesse per il mio lavoro - una parte importante del quale è dedicato alla nuova musica per chitarra - è proprio il fatto che nella mia attività musicale è molto presente la domanda sul senso, sulle ragioni (devo all'amico compositore Pippo Molino la insistenza su questo termine) del fare musica.


Chi avesse la curiosità di informarsi sul mio itinerario professionale (ad esempio leggendo qualche articolo che è nel mio sito web) scoprirebbe il fatto che già da ragazzo ero pieno di domande sul senso del fare musica, e del farlo con la chitarra, e del farlo oggi.


L'incontro con Segovia nel 1982 mi diede un punto di riferimento fondamentale, ma allo stesso tempo aprì in me la domanda su come continuare oggi una tradizione che lui mi testimoniava in modo così luminoso.


In questo tentativo, e grazie anche alla amicizia stimolante del compositore Pippo Molino, ho incontrato anche la "nuova musica" ed un po' alla volta ho capito che lavorare con i compositori
di oggi, e particolarmente con alcuni compositori, era non solo una vera scuola per me - quante cose sulla musica ho imparato grazie agli amici compositori! -, non solo un indispensabile completamento professionale (come mi diceva Molino) non solo una strada interessante a livello di carriera, ma poteva essere parte del mio modo di testimoniare quelle "ragioni del fare musica oggi" la cui domanda ho sempre avvertito in modo vivo.


La prima occasione fu un disco lp che incisi per la casa romana Edi - Pan e per il quale dovevo cercare un repertorio di musica nuova inedita, che poi Edi - Pan avrebbe pubblicato assieme al disco. Molino scrisse per me i suoi primi due straordinari Frammenti (A e B...dopo tanti anni lui è finora arrivato al "G", che ha scritto per un mio allievo...) e io contattai, un po' a tentoni, gli altri autori. Da qui partì tutto...


All'inizio mi tentava il fatto di arrivare ad avere tanti pezzi scritti per me (ormai saranno arrivati a 400 o più, ho smesso di contarli) ed anche il fatto di avere compositori importanti che, scrivendo per me, aiutassero (così speravo) la mia carriera...ma poi mi accorsi che, per qualche strano motivo che avrei capito dopo, proprio gli autori che pian piano imparavo a riconoscere come i migliori tra quelli con cui collaboravo, e quelli che sentivo più vicini a me, erano stati (o addirittura, sotto i miei occhi, sembravano venire) messi progressivamente da parte dal mondo ufficiale della musica contemporanea italiana... e questo avveniva parallelamente al progressivo disinteresse, nel mondo della chitarra, a causa di un supposto "passar di moda" (solo a volte mascherato da sterili attestazioni di ammirazione), verso i grandi nomi della tradizione interpretativa chitarristica (Segovia, Diaz) che avevano uscitato il mio entusiasmo.


Non lo dico per lamentarmi perché la cosa, pur sorprendendomi all'inizio, non mi fermò.


Tanti anni dopo sarebbe stata una frase di Mahler ripresa da Papa Francesco a chiarire definitivamente il problema e segnare la strada, descrivendo e chiarendo anche il mio tentativo artistico: "fedeltà alla tradizione significa mantenere acceso il fuoco, non adorare le ceneri".


Così il mio tentativo di mantenere acceso il fuoco della tradizione di una grande musica tendenzialmente ascoltabile da tutti (senza ripiegarsi nostalgicamente sul passato, ma accogliendo le sfide di oggi) mi vide inizialmente, assieme ad alcuni dei miei compagni di avventura compositori, abbastanza solo...per fare un solo esempio, né l'ambiente "ufficiale" della chitarra né quello della composizione reagirono con particolare attenzione (il primo) o entusiasmo (il secondo) alla prima esecuzione che feci dello straordinario "Memoria" di Gilberto Cappelli al Teatro La Fenice per la Biennale Musica di Venezia nel 1993...ed in quegli anni alcuni degli autori con cui collaboro e che stimo di più cominciavano ad avere vita meno facile con gli editori... (certo, che uno dei più stimati allievi di Donatoni dicesse che ad un certo punto si era "stufato di scrivere musica stonata" testimoniava una grande libertà, che nel rigido ambiente accademico della musica contemporanea italiana si può pagare cara...).


Ma, come dicevo, ho (e abbiamo) continuato pazientemente su una strada della quale ero sempre più convinto. Una certa mia libertà dai vari "potentati" chitarristici - ancor più da quelli compositivi - in fondo non mi ha ostacolato più di tanto: ho continuato a suonare molto in giro per il mondo, a studiare, eseguire, incidere e pubblicare la musica che mi piace, e questo ripaga per altri "muri" o incomprensioni...