INTERVISTA AD AMALIA RAMIREZ







Non avrei immaginato, quando più di quarant'anni fa sentii parlare delle chitarre Ramirez, che un giorno avrei avuto il piacere di intervistare l'attuale titolare della azienda che ha segnato in modo direi unico la storia della chitarra del Novecento.


Questa per la verità non è l'ultima sorpresa che mi ha preparato la mia lunga storia di rapporto con la chitarra e con la dinastia Ramírez.


Ma, lasciando per ora un po' di curiosità ai lettori, accenno solo che la mia ripresa di rapporto con lo strumento Ramírez (e la mia conoscenza di Amalia e dei suoi nipoti Cristina e José Enrique) inizia da quella mia partecipazione, nel 2012, alla giuria del concorso Tárrega (su cui già scrissi per DotGuitar) dove incontrai il celebre chitarrista spagnolo Gabriel Estarellas che un giorno ci parlò (mostrandocela) di una nuova chitarra Ramírez costruita secondo sue indicazioni e richieste.


Ne scrissi sul mio resoconto per DotGuitar, e da lì iniziò il mio rapporto con Amalia Ramírez, rapporto che mi avrebbe portato, in poco tempo, ad usare una loro chitarra nel mio recital "Omaggio a Segovia" all' Ateneo di Madrid, ad usarne un’altra per presentare il volume "Homenaje a Segovia" (da me curato per i tipi di Ut Orpheus) alla MusikMesse di Frankfurt e nella Tienda Ramírez di Madrid, a provare (raro privilegio) alcune preziose chitarre Ramírez III usate da Segovia e custodite nella collezione di Casa Ramírez, fino alla mia partecipazione ad un esperimento nuovo che riguarda il manico di questa storica chitarra (ne parla più avanti la stessa Amalia) ed al privilegio di poter usare una preziosa chitarra Amalia Ramírez in abete del 1997 per alcune produzioni concertistiche e discografiche di questi ultimi mesi, legate alle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario di santa Teresa D'Avila...


E poi c'è stato il meritatissimo premio "Una vita per la chitarra", conferito ad Amalia Ramírez (ma erano presenti anche i nipoti Cristina e José Enrique Ramirez) al Convegno Internazionale di Chitarra di Alessandria del 2014...insomma, all'interno di questi ed altri avvenimenti,  (tra cui una prossima visita di Amalia ai conservatori di Milano, Bologna ed Alessandria), mi è nata l'idea di chiedere ad Amalia questa intervista, della quale la ringrazio molto.


1) Quando hai "preso in mano" la responsabilità di continuare Casa Ramirez, e cosa ha voluto dire per te raccogliere questa eredità?



Diciamo che ho preso la responsabilità in due momenti. Il primo come risposta alla richiesta di mio fratello di aiutarlo con l'azienda nel 1988.


E poi, dopo la sua morte nel 2001, ho accettato la sfida di assumere la piena responsabilità per la gestione dell'azienda della famiglia. In realtà è stato soprattutto un atto d'amore, la tradizione di famiglia, i miei antenati, i miei maestri, e le persone meravigliose che lavorano con me per portare avanti, giorno per giorno,  questa antica impresa che ha tanta storia, e che anch'esse hanno amato fin dall'inizio.


2) Leggendo il libro di tuo padre  “En torno a la Guitarra” emerge una figura di uomo molto interessante, ed anche molto simpatica! Secondo te cosa intende quando parla del fatto che costruire una chitarra è soprattutto un lavoro "scientifico" e quando parla della differenza tra i liutai che intendono questo lavoro in modo scientifico e quelli che non lo intendono così?


Leggendo il libro mi sono ricordato della sorpresa che ho provato quando ho visto il lavoro scientifico che stava alla base della architettura "visionaria" della Sagrada Familia di Gaudì...


Mio padre era una persona straordinaria,  brillante, con un bel senso dell'umorismo, ed un grande conversatore. È vero che pensava che  fare una chitarra era soprattutto un "lavoro” scientifico, dal momento che ha sempre indagato in questa direzione e con questo criterio, ma lui era anche molto intuitivo, ed utilizzava entrambe le cose durante il suo lavoro di ricerca. Lui diceva sempre che si deve sapere perché si fanno le cose, basandosi sulla conoscenza e su principi che garantiscono solidità ai "colpi" dell'intuizione.


3) Nel suo libro José Ramirez III dice che la liuteria della chitarra è ancora in fase di evoluzione, rispetto a quella più consolidata del violino. Come vivete nella vostra Casa l'equilibrio tra il portare avanti un tipo di chitarra che ha fatto storia e questa evoluzione continua?


Sì, naturalmente. È evidente. Il violino ha raggiunto il suo sviluppo ottimale. Tuttavia, la chitarra è in continua evoluzione: sembra uno strumento con infinite possibilità e, per questa ragione, cercare nuove caratteristiche sonore è una sfida costante per noi liutai.


Alcuni chiedono maggiore potenza sonora, altri colori più ricchi, oppure un suono chiaro o una risposta rapida, e quindi ci sono molti diversi tipi di chitarre che offrono molte diverse possibilità.


Quello che faccio io, come erede di una azienda con tanta tradizione, è rispettare soprattutto quello che hanno fatto i miei antenati, ed in particolare il lavoro di mio padre, che ha costituito  un grande salto in avanti nello sviluppo di questo strumento. E, su questa base, cercare di migliorare le proprie caratteristiche, cercare una maggiore qualità.


Mio padre era del parere che i figli erano tenuti a migliorare il lavoro dei loro genitori, ed è quello che cerco di fare. Ho anche condotto la mia ricerca, a volte con nuovi materiali, a volte con la progettazione di modelli. Il lavoro di ricerca è costoso e molto lento


4) Come vedi oggi la liuteria della chitarra? Ci sono tante evoluzioni (il lattice, la ricerca di una sonorità sempre più potente, il ritorno di interesse per la liuteria storica...); come vi ponete rispetto a questa "domanda" che proviene dal mondo attuale della chitarra?



Uno dei grandi temi è la potenza di proiezione del suono. È vero che l'amplificazione di una chitarra può far sì che si perdano  sfumature sonore, ma ci sono  sistemi di amplificazione sempre migliori. Ma capisco anche i chitarristi che non vogliono utilizzare sistemi di amplificazione.


Parte della mia ricerca è quella di trovare una maggiore proiezione. Ho sviluppato la chitarra Auditorio proprio per questo scopo, e ho visto che nelle grandi sale da concerto questa chitarra, con la tecnologia che ho applicato, si può sentire perfettamente anche nelle ultime file. Ho anche assistito a concerti con chitarre fatte da noi - chitarre normali, la nostra chitarra Tradizionale - il cui suono può, anch'esso, essere sentito perfettamente nelle ultime file della sala.


Quello che penso, in ogni caso, è che non bisogna mai sacrificare la qualità del suono, il colore, la ricchezza, in cambio di una maggiore potenza. A mio parere il fascino della chitarra è la ricchezza del suono, il calore, la magia ...


5)A proposito di ricerca e di esperimenti, so che c'è molto interesse in Italia per questo vostro nuovo esperimento di un manico di spessore più sottile (tra l'altro, mi sento onorato di partecipare con voi a questa sperimentazione). Puoi anticipare qualcosa in proposito per i lettori di DotGuitar? Credo che questi strumenti saranno anche presentati  nella tua prossima visita ai conservatori di Milano, Bologna ed Alessandria.