L’IMMAGINE SEGOVIANA DELLA CHITARRA:  una “ilusiòn” realista (con la quale paragonarsi oggi).





L’anno segoviano appena conclusosi è stato per me occasione di approfondire ulteriormente il mio “studio” di Segovia e la scoperta della sua attualità.


Per questo mi piace riproporre lo stato attuale di queste riflessioni  che spero possano contribuire, in un momento di  grande confusione come quello attuale,  ad identificare alcuni punti di riferimento utili per il nostro lavoro.


Esse emergono da una riflessione su cose che Segovia ha detto e scritto, interpretate alla luce del suo operare artistico che i documenti e le testimonianze ci consentono di conoscere (per la natura di questo articolo non citerò sempre tutte le fonti, a volte facilmente  identificabili e/o reperibili).


E’, se vogliamo, un tentativo mio di immedesimazione. A cosa servirebbe, infatti,  riconoscere e commemorare una figura di maestro se poi non si potesse seguirlo, se non si potesse tentare in nessun modo una immedesimazione con lui? Ed Oscar Ghiglia ha detto, pochi giorni fa, che Segovia è ancora molto da studiare.


Del resto, ricordo che alla fine del suo corso a Ginevra nel 1982 Segovia ci disse: “ho notato che alcune delle cose che vi dicevo non vi hanno convinti, ma non preoccupatevi: quando sarete più vecchi capirete che sono vere”. Ed è lo stesso uomo che diceva ad un allievo di non cercare di diventare il secondo Segovia, ma il primo se stesso.


Paradossalmente, come è chiaro in un cammino artistico, si diventa se stessi seguendo con intelligenza e cuore, cercando non di "copiare", ma di capire…

Tanti “ribelli” a Segovia, ma anche tanti suoi “devoti seguaci” (di  una volta, perché adesso non è più di moda!) forse hanno saltato  questo punto?


I. Chi è Segovia?


Anzitutto un uomo.

Diceva: “l’artista è un uomo come gli altri” e aggiungeva “con in più un dono meraviglioso”.

“Come gli  altri” Segovia è uomo, e cioè, “per natura”, appassionato di bellezza e verità, bontà e felicità.


“In più” ha avuto il dono di una sensibilità estetica straordinaria.

Inoltre la storia di Segovia si intreccia misteriosamente fin dall’inizio, come egli stesso racconta nella sua autobiografia, con la chitarra che per lui è stata veicolo per l’incontro con la bellezza.


Ci sono tre fasi di questo primo incontro, raccontate da Segovia nella sua autobiografia:

Lo zio Eduardo lo consola, da piccolissimo, per l’abbandono della madre cantandogli una canzone e mimando (e poi facendogli mimare) una immaginaria chitarra. A distanza di molti decenni l’anziano Segovia ricordava ancora la gioia che provò allora, il “primo seme”.


L’incontro con il flamenchista ambulante che, pur mediocre artista, affascina il bambino Segovia e gli dà le prime lezioni di chitarra.


L’incontro in casa di José Gago Palomo con un chitarrista classico, Gabriel  Ruiz Almodòvar, anch’egli chitarrista dilettante, che però svela al giovanissimo Segovia il mondo della chitarra classica.


La reazione di Segovia a questa “storia” di incontri è il suo entusiasmo ardente ed incondizionato per la chitarra, che a lui si rivela come la “strada” verso il suo ideale di bellezza.


E’ in questa decisione, nell’andar dietro  a quanto, man mano, nella sua vita si manifestava come “evidenza” buona  a cui cedere, che Segovia inizia ad essere “maestro ed allievo di se stesso”, e già in questo c’è un suo primo insegnamento verso tutti noi. In questo senso, infatti, anche ciascuno di noi può e deve essere maestro e allievo di se stesso! Riprenderò questo alla fine.


Segovia nota nella sua autobiografia che in questa prima fase lui non pensava neanche a fare della chitarra la sua professione, ma ciononostante già le si dedicava completamente, con “puro amore”.

“Puro” qui vuol dire evidentemente disinteressato, ideale, per il motivo detto prima.


Segovia riconosceva  il fascino della bellezza, ed il seguire la strada che lo portava ad essa, come “la” occupazione della vita, prima di ogni considerazione sulla pur umanissima necessità di guadagnarsi da vivere. Per questo “perdeva” tempo sulla chitarra, con la costernazione della zia Maria (lo zio Eduardo era nel frattempo morto) che si preoccupava prevedendolo “sin oficio ni beneficio”; considerazione che lui capiva, ma che non riusciva  a distoglierlo da quell’attaccamento a ciò che si identificava per lui con il senso stesso della sua vita. “Fatti non foste a viver come bruti ma per cercar virtute e canoscenza” avrebbe potuto rispondere alla zia, se lui avesse conosciuto Dante a quell’epoca.


Ed  anche questo “puro amore” può essere un utile punto di paragone per ogni chitarrista. Quanto “calcolo” nei  giovani oggi, e non solo in loro!E’ interessante notare che, di fatto,  Segovia nella sua autobiografia  comincia a parlare di un approfondimento della sua sete di cultura  solo  a partire da questa “porta” che gli ha aperto la chitarra, in particolare quella colta.  Allora anche i suoi amori si fanno più profondi, scopre la bellezza di Granada, nasce la passione per la lettura (nella prima adolescenza legge e si entusiasma per un libro abbastanza complicato come “Granada la bella” di Angel Ganivet).


Poi parlerà della sua passione per la pittura, poi diventerà amico di Madariaga che gli consiglierà quali libri leggere … E naturalmente studia la musica: studia solfeggio e armonia da solo, ascolta i grandi classici attraverso gli amici pianisti …

Comincia giovanissimo a vivere quello che per tanto tempo insegnerà a tutti: “Prima la musica, poi la chitarra!”. E’ un altro punto di paragone per tutti.