Ho incontrato a Roma Etta Zaccaria, chitarrista leccese già allieva di Segovia alla Accademia Chigiana di Siena e poi docente nella prima cattedra di chitarra del Conservatorio di Lecce.


E' stato un incontro per me molto bello: da tempo desideravo conoscerla per ascoltarne la testimonianza di allieva diretta di Segovia, una rappresentante di quella "prima cerchia" di allievi del Maestro che per primi ne hanno trasmesso gli insegnamenti anche nei conservatori italiani, aprendo così una strada anche professionale ai tanti che son venuti dopo e che oggettivamente devono moltissimo (non andrebbe mai dimenticato) a questi "pionieri".

 

Etta Zaccaria e Bonaguri a Roma



Etta Zaccaria è una persona affascinante, dalla intelligenza viva e aperta, piena di saggezza e anche di ironia: le ore in sua compagnia nella casa romana della figlia Luisa (neurologa che si occupa di neuroscienze e musica) sono trascorse velocemente, nell'ascolto delle sue testimonianze e nella visione dei documenti che conserva a testimonianza della sua ricca vita artistica, assieme ai ricordi vivi che custodisce nella sua memoria, quei ricordi di cose belle che, dice, aiutano a vivere.

 

Dai suoi racconti si comprende anche l'importanza che ha avuto per lei la figura del padre, un uomo "libero" ed anticonformista che le ha trasmesso queste doti.


Iniziò a studiare la chitarra perché, avendo ascoltato un'amica che aveva appena iniziato, tornata a casa disse al padre che lei avrebbe potuto fare di meglio: il giorno dopo il padre rincasò con una chitarra nuova comprata per lei e le disse: "dimostramelo".

Le insegnò l'accordo di sol maggiore, l'unico che sapeva, e le disse di andare avanti.

Etta amava anche cantare, e si accompagnava alla chitarra.

 

Etta si iscrisse in conservatorio a Roma perché ascoltando la radio venne a sapere della imminente apertura della classe di chitarra affidata a Benedetto Di Ponio (era la prima cattedra in Italia): vi si recò all'insaputa della famiglia, sostenne l'audizione venendo ammessa (in quella occasione conobbe Oscar Ghiglia, i fratelli De Angelis e Gianluigi Gelmetti) e poi lo disse al padre che l'appoggiò, anche se temeva che gli studi le potessero togliere la spontaneità (quale genitore oggi si preoccuperebbe di una cosa così?).  


Sempre per il suo bene questo uomo singolare e libero addirittura le sconsigliò di conseguire la maturità al termine degli studi liceali perché non ne vedeva l'utilità, così che la figlia avrebbe conseguito il titolo solo molti anni dopo...


Etta Zaccaria, Segovia e Sadie Bishop



Questa insofferenza del padre per l'artificio si riflette anche in una cosa che ha detto Etta: lei è indignata a causa di coloro che si fanno passare per quello che non sono, vantando titoli che non posseggono: dice che, se potesse, combatterebbe questo denunciando i millantatori, in particolare nel campo dell'insegnamento.


Quando Etta decise di ritirarsi dal conservatorio di Roma per cercare un altro insegnante, optando per il conservatorio di Madrid e Regino Sainz De La Maza (sentiva l'esigenza di essere seguita in un percorso didattico più personale), il padre la sostenne anche in quella scelta: "e vai da questo con la Mazza!", le disse. (Il padre era anche pittore e desiderò fortemente portare qualche sua opera all'esposizione a Parigi: alla fine ce la fece, e proprio a Parigi, morì. Anni dopo, la mattina dopo un suo concerto Etta portò i fiori che le avevano dato al cimitero, a papà).

 

Altri familiari però non vedevano di buon occhio e non approvavano la scelta dello strumento. La chitarra sembrava poco importante..."se vuole studiare musica, che studi pianoforte", oppure..."non fai niente tutto il giorno, stai sempre con questa chitarra in mano".


Per questi motivi la lunga permanenza di Etta a Madrid era sempre un po' osteggiata. Etta faceva in modo però di rimanere comunque per periodi lunghi fino a tre mesi, tagliando i costi, fino al punto di arrivare a saltare un pasto se l'insegnante (Regino Sainz de la Maza, che ricorda con stima) le faceva comprare un libro…