Intervista a Walter Zanetti








Conosco Walter Zanetti dai lontani anni che ci vedevano studenti al conservatorio di Bologna, dove da un po' di anni siamo entrambi approdati come docenti.


Oltre al suo importante e noto  itinerario di chitarrista classico, negli anni recenti ho scoperto il suo interesse per la chitarra elettrica, che si è anche espresso in conservatorio attraverso la collaborazione con il collega e compositore Maurizio Pisati.


La collaborazione tra Pisati e Zanetti ha dato vita al laboratorio "Incroci" che ha già avuto varie edizioni all'interno del nostro conservatorio, riscuotendo grande interesse da parte dei nostri allievi e portando in conservatorio ospiti anche di livello internazionale.


Ho pensato di chiedere a Walter alcune informazioni su questo aspetto della sua carriera, e ne è scaturita la seguente conversazione, arricchita da numerosi link.




1) Come e quando ti nasce l'interesse per la chitarra elettrica collegata ad un uso e repertorio diciamo "colto" dello strumento?


Avevo tredici anni quando nel 1970, dopo tre anni di studio sulla chitarra classica con il Maestro Cesare Lutzemberger, ho iniziato a suonare   anche la chitarra elettrica in gruppi rock trentini coltivando come tanti della mia generazione la passione per Jimi Hendrix e per gruppi come Led Zeppelin, King Krimson, Mahavishnu Orchestra e altre formazioni  di quegli anni.


L’abbandonai in seguito per dedicarmi agli studi prima in Conservatorio a Bologna e poi all’Ecole Normale de Musique con il Maestro Alberto Ponce.


Nel 1991 mi venne offerta l’occasione di suonare per il XVII festival di musica contemporanea di Bolzano Electric Counterpoint per chitarra elettrica e nastro che  Steve Reich aveva scritto quattro anni prima per Pat Metheny: fu una delle prime esecuzioni in Italia  di quella composizione e in quella stessa sera vennero eseguiti anche  Vermount Conterpoint per flauti amplificati e nastro (1982) e New york Counterpoint per clarinetti amplificati e nastro (1985).


Ho sempre avuto una forte attrazione per il ritmo e per la poliritmia e la composizione di Reich  mi affascinava sia dal punto di vista esecutivo che dal punto di vista percettivo. In quel pezzo come in altri del compositore americano sono evidenti i rapporti con la musica dell'Africa centrale le cui caratteristiche più salienti per noi occidentali sono il senso di mantenimento, di reiterazione ritmica quasi ipnotica nella lenta trasfigurazione del tessuto poliritmico.


Questi aspetti si sono poi ripresentati sorprendentemente  durante la realizzazione del mio  progetto discografico per chitarra classica “Cantos Yoruba de Cuba” (KLE 2002) sulle musiche del chitarrista cubano Josè Angel  Navarro.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.


.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.















.

2) Che percorso specifico di apprendistato hai fatto su questo campo?


Il mio apprendistato sul suono elettrico è cresciuto di pari passo con l’interesse per la sperimentazione musicale che utilizza l’elettronica, il campionamento, il mixaggio, l’improvvisazione creativa e che ho condiviso negli anni ‘90 in particolare  con il compositore  Giorgio Magnanensi, assistente di Franco Donatoni all’Accademia Chigiana di Siena ed ora Direttore Artistico di Vancouver New Music, una delle più importanti realtà canadesi per la musica contemporanea.


Da allora la chitarra elettrica rappresenta nella mia  attività  e nella mia ricerca un veicolo sonoro straordinario e complementare allo strumento classico.


Per quanto riguarda il repertorio per sola chitarra elettrica citerei alcuni brani che eseguo e che trovo particolarmente significativi perchè rappresentano delle tappe importanti nel mio apprendistato di questo strumento : TrashTVTrans di Fausto Romitelli, Vampir di Tristan Murail, le composizioni di Steven Mackey oltre al già citato Electric Counterpoint.




.