Liuteria e oltre
Liuteria e oltre
Come ogni intervista che si rispetti c’è sempre la domanda di rito sulle origini. Non faccio eccezione e senza perdermi d’animo te la faccio subito.
Come nasce la passione per la chitarra e poi per questo antico mestiere?
Avevo quindici anni e per le vacanze di Natale ricevemmo in casa la visita di alcuni zii di Saronno. Mio cugino all’epoca suonava il basso elettrico e strimpellava un po' la chitarra. A casa mia fortuitamente c'era una chitarra che io avevo sempre ignorato fino a quel momento. Come ogni ragazzo di quell’età le vacanze natalizie erano motivo di distacco dalla scuola ed ogni momento era ottimo per far festa. Mio cugino per allietare le feste natalizie una sera la prese, la accordò ed iniziò a suonare qualche canzone dei Beatles. Per me fu una folgorazione, lo ascoltavo estasiato. Ricordo che il giorno dopo passai dodici ore a tentare di imparare qualcosa con lui e poi dopo da autodidatta. Finirono le vacanze, iniziò la scuola e chiesi a mia madre di prendere lezioni di chitarra. Così iniziai a innamorarmi di questo strumento.
Purtroppo un po' troppo tardi perché a quindici anni ero già un po' cresciutello per pensare di poter fare il concertista; però ho studiato con passione e mi sono diplomato al conservatorio di Salerno nel 99.

Ricordo che all'inizio non avendo i “ferri”, dovendo unire due parti di legno uno sull'altro, per costruire il corpo di una chitarra elettrica, pensai come poter risolvere questo problema. Allora mi venne in mente di usare la macchina di mia madre, una Fiat 127, alzata col cric che fungeva da pressa al fine di ottenere un incollaggio di fortuna!
Tutti i soldi che riuscivo a racimolare con le riparazioni fatte per gli amici li reinvestivo subito comprando i ferri e tutto ciò di cui avevo bisogno per questa passione che sentivo sempre più forte.
In due, tre anni quello che era iniziato come gioco verso i 18 anni divenne pian piano un vero lavoro. Mi presentai al negozio Loveri (noto negozio di strumenti musicali di Napoli), feci vedere al titolare un basso e una chitarra elettrica che avevo appena costruito e chiesi di metterli in vetrina per provare a venderli. All'inizio erano scettici però nella stessa settimana furono acquistati entrambi! Così il proprietario del negozio mi chiese di costruirne altri e di collaborare con loro nel riparare strumenti.
È qui che ho imparato moltissimo sulle chitarre classiche perché arrivavano un’infinità di strumenti con difetti di manico, lasciati in ambienti umidi per anni e quindi urgevano gli interventi più disparati e disperati, perciò dovevo letteralmente aprirli e metterli a posto. In questo modo ho studiato i vari sistemi di costruzione, mi sono documentato e ho letto tutto ciò che c'era da leggere perché, ero completamente autodidatta ed era questa la mia scuola.
La tua prima chitarra classica?
La prima chitarra classica, che conservo ancora, è del ‘97 e con questo strumento ho frequentato gli ultimi due anni di conservatorio. Poi subito dopo il diploma ho abbandonato gli studi della chitarra per dedicarmi solo alla liuteria. In verità non avevo già più il tempo di suonare perché durante l’ultimo anno di conservatorio già facevo il liutaio quasi a tempo pieno.

Oggi conservo un ottimo rapporto con Antonino. Nonostante i nostri strumenti siano diversi, ciò che mi piace di lui è l'approccio razionale, nel senso che alla comparsa di un problema, cerchiamo di risolverlo con logica, con metodo, scientificamente più che con l'intuito, che è comunque fondamentale e necessario ma poi deve lasciare il passo al ragionamento scientifico affinché le cose possano essere risolte nella maniera più valida e corretta.
Sappiamo che la costruzione di uno strumento non è una scienza esatta, ma quali sono i segreti per ottenere uno strumento con qualità timbriche importanti come la potenza, il sostegno, la dinamica.
Fortunatamente ho trovato delle fonti che riportavano i progetti di liutai già affermati, per cui ho fatto un ragionamento molto semplice, anziché partire “ex novo”, reinventando la chitarra, sono partito da strumenti universalmente noti per avere già determinate caratteristiche ed ho iniziato copiandoli. Progressivamente copiando solo alcuni aspetti di uno o di un altro per creare poi un progetto tutto mio che aveva come spunto le caratteristiche dei migliori liutai. I principali riferimenti furono Fleta e Frederich. In realtà io non avevo neanche mai provato queste due chitarre, però la loro fama era tale da farmi ritenere che questi due strumenti erano validi. Poi ho avuto il vantaggio di essere chitarrista, nel senso che subito ho potuto verificare se i miei strumenti, ideati partendo da alcuni presupposti, avevano o meno le caratteristiche di potenza, dinamica ed altro. Dopo varie prove, oggi sono in grado di sapere dove correggere alcuni difetti e sapere come conservare i pregi.

Questo è quello che intendevo prima quando parlavo di mentalità scientifica.
In pratica hai già risposto anche alla prossima domanda. Proprio perché non è una scienza esatta, quando inizi a costruire una chitarra sai già che tipo di risultato sonoro otterrai?
Questa è una cosa molto importante. Io credo di aver creato uno strumento che sin dagli esordi ha determinate caratteristiche, un timbro abbastanza riconoscibile che non spetta a me dire se è bello o brutto, ma comunque ci sono delle caratteristiche che mi rendono riconoscibile nei miei strumenti. Ora io credo, onestamente, di non essere in grado di costruire uno strumento diametralmente opposto: cioè se un cliente mi dice “si, la tue chitarre mi piacciono, sei bravo, però io vorrei una chitarra che sia molto più dolce o molto più morbida”, forse la mia chitarra non fa per lui, e non mi cimento proprio nella costruzione, perché significherebbe stravolgere quelli che sono stati anni di lavoro.
In realtà io mi posso muovere entro piccoli margini, cioè posso fare una chitarra un po’ più dolce del mio standard oppure un po’ più morbida. Ad esempio se mi si richiede un po’ più di sustain, si ok, ma "un po’", senza snaturare quello che è il suono tipico dei miei strumenti.
In definitiva so già a cosa posso mirare se mi muovo entro certi parametri e infatti non potrei mai riprodurre il suono di una Fleta, perché non è solo il progetto che conta (lo spessore, le dimensioni) ma il metodo in cui viene assemblato lo strumento. Se anche studiassi perfettamente una Fleta e la riproducessi, non otterrei lo stesso suono proprio perché non è stata assemblata con gli stessi procedimenti che conosce solo chi concepisce lo strumento o al più chi frequenta assiduamente la bottega di quel liutaio e ha visto lo strumento in tutte la fasi della lavorazione.
È in questa fase che ci sono i veri segreti. Non tanto l'incatenatura o la vernice. L'incatenatura infatti, diversamente da come si pensa, per sua natura, non può essere un segreto perché chiunque può mettere uno specchio all'interno e studiandone la struttura potrebbe riprodurre senza troppi sforzi il risultato dei grandi liutai, mentre sappiamo che non è proprio così.

Hai detto che Fleta e Frederich sono stati i tuoi riferimenti ma essendo un autodidatta su cos’altro ti sei formato?
Si certo Fleta e Frederich ma poi ho attinto da tutte le fonti a mia disposizione.
Credo che si possa imparare sempre. Persino i cataloghi di ferri per la liuteria hanno qualcosa da insegnare, almeno a me che sono insegnante di me stesso. Ho cercato e cerco informazioni utili da qualsiasi fonte. È chiaro che tutto ciò poi è sempre rielaborato dalla mia sensibilità e la mia razionalità. (squilla il telefono per un’ordinazione!)
Poi ho conosciuto persone straordinarie che mi hanno impressionato per un particolare aspetto del loro lavoro e ho cercato di imitare. Non mi vergogno di dire che copio tutto ciò che c'è di buono da copiare!
Parlami di quanto è importante per te essere prima che liutaio un chitarrista.
La fortuna di essere un chitarrista non è tanto nel fatto che io sia stato in grado di costruire una chitarra ma nella velocità con la quale sono riuscito ad arrivare ad un certo standard, perché quello che vedo in molti dei miei colleghi che non sono musicisti è proprio la difficoltà nel valutare subito i risultati del proprio lavoro, affidandosi al giudizio dei chitarristi, che non necessariamente riflettono le proprie idee o dell'insieme del pubblico chitarristico.
Essendo chitarrista so esattamente cosa voglio ottenere e riesco subito a valutare se ci sono riuscito o meno, capisco immediatamente se devo abbandonare un’idea o la devo coltivare.
Allo stesso tempo non mi lascio scoraggiare da giudizi negativi che possono venire.... (pausa)...... in buona o in mala fede!

di Riccardo Del Prete