Liuteria e oltre

 

Quanti strumenti costruisci in un anno?

Tempo fa sono riuscito a fare 20 strumenti in un anno. Ho avuto momenti in cui ne costruivo contemporaneamente 4, 5, ma mi sono reso conto che era un ritmo di lavoro insostenibile e per di più andava a compromettere la qualità della mia vita e quindi del lavoro. Come tutti i lavori anche la mia è un’attività fatta di passione e non di stress!

Adesso mi sono orientato su una media di 10 all’anno e quindi circa 1 al mese. In realtà se ne potrebbe costruire qualcuno in più ottimizzando il lavoro, ma mi sono assestato su questo numero che credo sia quello giusto poiché costruendone uno per volta riesco a seguire con particolare attenzione singolarmente ogni fase costruttiva. Questo non è il metodo più veloce ma è sicuramente quello qualitativamente migliore.


Quali sono le parti dello strumento lavorate con i macchinari e quanto influisce sul risultato finale in termini di tempo e di lavoro?

I macchinari che utilizzo sono fondamentalmente tre: la sega a nastro, la pialla a filo e a spessore e la calibratrice.

La pialla serve semplicemente per squadrare i pezzi di legno, ad esempio per fare le catene perfettamente squadrate (solo in una prima fase, poi vengono smussate e arrotondate a mano). La tavola armonica va spessorata con estrema cura. Questo si può fare in due modi: con la pialla o con la calibratrice che fa risparmiare moltissimo tempo e soprattutto lavora con estrema precisione. Io lavoro con quest’ultima, ma ciò non vuol dire che non sia lavorata a mano, perché, mentre la calibratrice lavora scendendo di un decimo o un ventesimo di millimetro per volta, sono io che manualmente saggio la consistenza della tavola armonica e decido quando arrestare la macchina o continuare nell'assottigliamento. Per tutte le altre parti, fasce, fondo ecc. la lavorazione meccanica riguarda solo la spessorazione, dopodiché tutto il resto va fatto a mano: la piegatura, l’incollaggio delle catene, la filettatura.

La tastiera ha la stessa procedura, la squadro con la pialla, la taglio con la sega a nastro, dopodiché i solchi li eseguo con un coltello a mano e con l'aiuto di una dima, che mi permette di non sbagliare i punti dei tasti. Certo, se avessi una macchina che eseguisse la divisione della tastiera la userei, perché sono favorevolissimo a meccanizzare ogni fase che si possa automatizzare purché ci sia dietro la mente dell'artigiano che decida cosa deve fare la macchina. Questa è la differenza tra artigiano e industria. L'industria imposta le macchine su determinate misure che sono usate per tutti i legni e tutte le chitarre, mentre l'artigiano usa la macchina su ogni singolo pezzo calibrandola e facendola lavorare secondo le esigenze di quel determinato pezzo.


Quali sono i legni che prediligi e cosa ne pensi anche dell'uso di legni meno usuali come la sequoia oppure l'utilizzo di materiali innovativi come la fibra di carbonio, il kevlar, il nomex ed altri.

I legni che uso sono quelli tradizionali. Fasce e fondo in palissandro prevalentemente indiano perché è quello più semplice da reperire, possiede delle ottime caratteristiche timbriche, costruttive e viene tagliato appositamente per costruire chitarre.
Il palissandro brasiliano è bellissimo ma diventato illegale, si può attingere solo da quelle scorte tagliate prima dell'entrata in vigore delle leggi protezionistiche che ne vietano l'uso. Avendo una carriera relativamente recente non ho potuto fare grandi scorte e quindi quei pochi corredi che ho li custodisco gelosamente in attesa di un utilizzo futuro... (ride).., che probabilmente non arriverà mai... diciamo quando sarò abbastanza bravo da utilizzarlo lo userò!

Per la tavola armonica, che è il cuore della chitarra, si usa com’è noto l'abete e il cedro. Io li uso entrambi perché non credo che uno sia superiore all'altro. Sicuramente posso dire che l'abete italiano è superiore a tutti i vari abeti americani come il Sitka, l'Engelmann e altri, cosi come il cedro migliore è quello canadese. Ma non si può scegliere tra i due perché hanno delle caratteristiche talmente diverse che solo il chitarrista può privilegiare l' uno o l'altro. Spesso mi si chiede quale preferisco e io rispondo l'abete, ma in realtà io sto parlando da chitarrista non più da liutaio. Da liutaio invece, non ho preferenze, li lavoro entrambi con uguale piacere.

Riguardo all'utilizzo di legni non proprio tradizionali credo, ad esempio, che l'acero fiammato detto anche marezzato o sloveno  andrebbe rivalutato, perché pur non facendo parte della tradizione spagnola, fa parte invece di quella italiana ed è stato decretato, da secoli di liuteria classica, come miglior legno di risonanza per fasce e fondo e credo che abbia delle enormi potenzialità anche per la chitarra classica. Trovo che abbia addirittura un timbro più caldo del palissandro. All'inizio della mia carriera essendo più libero di decidere quale legni usare l'ho lavorato ed usato per diverse chitarre e devo dire che anche riascoltando queste chitarre, a distanza di anni mi piacciono ancora. Il problema è che commercialmente non è apprezzato ed essendo poco richiesto sono stato costretto ad accantonarlo. La sequoia, secondo me, è un legno ibrido più simile al cedro che all'abete che però non aggiunge niente di meglio rispetto ad una buona tavola di cedro quindi non lo preferisco e perciò non lo utilizzo.

Circa l’impiego di materiali non tradizionali, non lignei, ho tentato qualche volta di usare del carbonio per le catene, ma con risultati che non mi hanno entusiasmato. Sono dell'idea che un nuovo materiale possa essere sostituto al legno solo se offrisse degli enormi vantaggi, altrimenti continuare ad operare nella ricerca di come far suonare al meglio il legno. Per quanto riguarda il nomex non saprei non l'ho mai provato.


L'idea dell'incastro a coda di rondine che porta l'intero manico a toccare solo in minima parte la tavola armonica deriva da una concezione molto antica e vede come riferimento gli strumenti ad arco. Come mai questa scelta?

Proprio per questo motivo! Ho preso spunto da Humprey (scomparso recentemente) che tutti conosciamo per il manico rialzato. L’ho conosciuto tramite Scandurra che è stato il primo in Italia ad appropriarsi di quel tipo di progetto.

Una volta studiata e sperimentata l’idea, mi sono chiesto a cosa servisse mai l’appoggio del manico sulla tavola armonica, avendo notato che negli strumenti ad arco questo non accade. Allora ho cercato la spiegazione: sulla chitarra tradizionale il manico poggia perché la tastiera essendo segata dai solchi dei tasti non potrebbe reggere soltanto con quel poco spessore di ebano che resta. Diversamente se c'è un generoso spessore di mogano o cedrella sotto l'ebano, ed è il caso delle chitarre a manico rialzato, non c'è alcun motivo per cui la tastiera debba poggiare sulla tavola armonica frenando quindi la vibrazione di quella parte di tavola che si trova sotto la tastiera.

Sin da subito gli esperimenti si sono diretti verso questa direzione con ottimi risultati, ragion per cui le chitarre a piano inclinato hanno un maggior volume rispetto a quelle tradizionali.


E per di più è anche più facile lavorare separatamente considerando il fatto che solo alla fine tastiera e cassa sono incollati e verniciati, giusto?

Esattamente, poi anche in previsione di una rottura del manico si può intervenire più facilmente senza inficiare minimamente sulla cassa. In ogni caso il motivo principale per cui ho adottato questo tipo di progetto rimane quello sonoro.


Come mai la tendenza dei liutai è sempre per una giuntura classica spagnola?

Io credo che sia solo una questione di “scuola”.

La maggior parte dei liutai usa il sistema spagnolo (cioè delle fasce incastrate nel tacco) perché essendo stati gli spagnoli ad inventare la chitarra classica moderna per una sorta di tradizione o di rassicurazione non ci si distacca da quel progetto.

Il mio progetto è stato ispirato dal modello Fleta che usava invece l'incastro a coda di rondine. Comunque non credo che esista un sistema migliore dell'altro ma semplicemente sono due modi per arrivare allo stesso risultato.


 
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