di Riccardo Del Prete



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Il connubio chitarra-mandolino raggiunse l’apogeo alla fine del Settecento in tutta l’Europa grazie al contributo di importanti musicisti di origine bresciana quali i fratelli Colla, i fratelli Merchi, Bartolomeo Bortolazzi, e altri come Niccolò Paganini, Francesco de Majo, Leonhard von Call, Filippo Gragnani, Matteo Carcassi e Luigi Castellacci.


In Italia a fine Ottocento, parallelamente allo sviluppo dell’imprenditoria moderna di stampo capitalista legato all’avvio dell’industria, si assistette alla diffusione di associazioni musicali quali bande, cori, filarmoniche e orchestre mandolinistiche (dette “circoli”, traduzione italiana dei clubs dell’Inghilterra, luogo di nascita e propagazione degli stessi), a testimonianza di una rinnovata spinta di condivisione solidale-culturale.


La partecipazione alle attività culturali e musicali dei circoli non era di solo appannaggio maschile: nel 1899 sul palcoscenico del Teatro Filodrammatici a Cremona si esibì un quartetto di mandoliniste, che diede inizialmente scalpore. Innumerevoli furono le donne che si dilettarono in tutta Europa con gli strumenti a plettro, prima fra tutte la Regina Margherita di Savoia, lei stessa esecutrice cui venne nominato un circolo mandolinistico a Firenze (animato tra i tanti da Graziani-Walter, Marucelli e Munier), cui Carducci dedicò l’ode II liuto e la lira nel 1889.


In casa Savoia la tradizione degli strumenti a pizzico fra le donne era ormai secolare: Liana Teresa Gabriella, regina di Spagna dal 1705, fu allieva di chitarra del grande Santiago de Murcia; Maria-Josephine, contessa di Provenza, tu mandolinista e chitarrista; Liana Teresa, contessa d’Artois, fu chitarrista; Liana Clotilde Adelaide di Borbone-Francia e le principesse Mafalda e Jolanda furono allieve di mandolino di Armando Malloggi, direttore del circolo mandolinistico “Giuseppe Verdi” di Pisa.


La principale voce dei circoli mandolinistici, per comunicare sia all’interno delle associazioni sia tra una realtà e l’altra, erano i periodici musicali: espressione di appassionati dilettanti e maestri strumentisti e compositori, non solamente di editori interessati a vendere le proprie produzioni.


La prima rivista mandolinistica nacque nel 1892 in seguito ad un importante concorso tenutosi a Genova: si trattava de’ Il Mandolino, cui seguirono Il Concerto, Il Plettro, Il Mandolinista Italiano, e numerosi altri negli anni successivi.


I periodici musicali contribuirono più di qualsiasi altra fonte alla divulgazione del repertorio originale per mandolino e chitarra, furono inoltre utili alla diffusione dell’alfabetizzazione musicale.


Eduardo Mezzacapo (1832-1898)

Esecutore eccellente al mandolino, nacque a Napoli, città in cui compì gli studi, ma si trasferì prima di compiere venti anni in Francia. La tradizione del mandolino in Francia risale alla fine del Seicento, quando importanti virtuosi come Leone, Fouchetti e Gervasio pubblicarono i propri metodi a Parigi. Mezzacapo fondò L’Ecole de mandoline francaise, esibendosi in quartetto insieme alla sua famiglia, e diresse l’orchestra del Casino di Cannes al cospetto del Grand Duca di Mecklenburg.


Il successo di Mezzacapo in Francia e la sua fama furono senza precedenti, tanto che fu invitato a partecipare con la sua famiglia all’esecuzione di Otello di Verdi presso l’Opera Garnier.

Eduardo suonava inoltre in quartetto con Carlo Munier, Vincenzo de Vivo e Raffaele Calace.


Salvatore Leonardi (1872-1938)

Dopo aver appreso i rudimenti musicali dallo zio, desideroso di intraprendere una carriera musicale, partì dalla natia Catania per studiare violino presso il conservatorio di Napoli. Divenne presto uno straordinario virtuoso del mandolino, vincendo numerosi concorsi fra cui quelli di Roma e Firenze. Visse come concertista ed insegnante di mandolino in Egitto, a Malta, a Londra ed infine a Parigi per più di vent’anni.


Enrico Marucelli (1873 —1901)

Nato a Firenze, fu un mandolinista, chitarrista, contrabbassista, direttore e compositore. Marucelli faceva parte del Reale Circolo Mandolinistico Regina Margherita, dove era m contatto con ì più celebri esecutori come Bianchi, Graziam-Walter, Marmi e Munier. Durante gli anni Novanta si trasferì a Londra come insegnante e direttore. Il suo brano Rimembranze d’Amore fu dedicato al Ladies Guitar and Mandolin Band di Londra. Tra le sue opere più note si ricordano Capriccio Zingaresco, Valtzer Fantastico, Polonese da concerto, Treno Lampo.

Carlo Gennaro Pasquale Munier (1859 — 1911)

Fu il più importante didatta del mandolino, il primo in grado di sintetizzare in modo efficace, sulla falsa riga dei metodi per violino, una “scuola di mandolino”. Definito il “poeta del mandolino”, Munier nacque a Napoli il 15 giugno 1859, rimase orfano di entrambi i genitori, probabilmente ebrei, venne affidato alle cure del nonno materno, il celebre liutaio Pasquale Vinaccia. A diciannove anni si diplomò in pianoforte e composizione presso il Conservatorio San Pietro a Majella. Si trasferì presto a Firenze, dove trascorse tutta la sua vita, diventando inoltre membro del Regio Circolo Mandolinistico Regina Margherita. Munier era in contatto con le personalità più importanti a livello mandolinistico internazionale, come Laurent Fantauzzi, il celebre mandolinista che risiedeva a Marsiglia, e Samuel Adelstein, cui Carlo dedicò il suo brano Love song Op. 275, pubblicato a San Francisco (a testimonianza della diffusione internazionale che avevano le composizioni originali per mandolino e il legame che si creava tra gli strumentisti in tutto il mondo). Pubblicò 350 numeri d’opera, arricchendo enormemente il repertorio originale per mandolino e chitarra.


Leopoldo Francia (1870?-1918)

Nato a Milano, figlio di Ferdinando Francia, il quale aveva pubblicato sulla rivista Il Plettro il brano Stella Polare il 15 marzo 1901, Leopoldo fu un importante virtuoso di mandolino affermatosi nell’ambito dell’importante concorso di Genova del 1892, cui seguì una tournée mondiale.

Direttore di un’orchestra a plettro nella sua città natale, solamente nel 1895 si stabilì definitivamente a Londra, dove fu uno stimato insegnante soprattutto tra le signore dell’alta società e dove diresse la Ladies’ Guitar and Mandolin Band.


Raffaele Calace (1863-1924)

Nato a Napoli, cresciuto da una famiglia di maestri liutai (il primo ad avviare la bottega fu Nicola Calace nel 1825 a Procida), con il fratello maggiore Nicola ideò il mandolino “classico” per concertista dalle dimensioni più grandi con la tastiera prolungata tino al 29° tasto, atto a superare tutte le difficoltà tecniche idiomatiche di tali strumenti, e la cassa classica da concerto a 33 doghe scannellate, con forte emissione sonora. Virtuoso del liuto cantabile Raffaele fu il primo e unico concertista in grado di trasferire la tecnica e l’agilità del mandolino su uno strumento ben più grande e con più corde, il liuto cantabile.


Compose più di 180 opere per strumenti a plettro, di cui fu lo stesso editore, e fu direttore della rivista Musica moderna. Nel 1924 si recò in Giappone, in una epica tournée, dove ebbe occasione di dirigere l’orchestra del Maestro della Corte Imperiale composta di 80 elementi con enorme successo. Portò al culmine il plauso che lo aveva seguito dovunque con il suo concerto da solista di liuto eseguito alla presenza di Hiro Hitho che lo insignì della Commenda del “Sacro tesoro Giapponese”.


Simone Girolamo Salvetti (1870-1932)

Nacque a Breno nel 1870 nella bresciana Val Camonica. Iniziò i propri studi musicali presso la Banda di Breno per proseguirli presso il Conservatorio di Parma, dove si diplomò in composizione. Della sua copiosa produzione, rimangono circa un centinaio di brani per strumenti a plettro.


Con la composizione Mormorio del Mare, intermezzo per due mandolini, mandola e chitarra del 1905, vinse il primo concorso di composizione indetto dalla rivista Il Mandolino. Visse una vita da bohémien scrivendo diversi brani ballabili e d’intrattenimento per i “suoi” strumentisti come Assetali, Tempo perso, Tra un bicchiere e descrittivi della provincia bresciana: Poesia Alpestre, Ricordi di Breno, Tramonto d’estate, Nuvole grigie.


Carlo Graziani-Walter (1851-1927)

Carlo Graziarli Walter, pianista, compositore e direttore d’orchestra, nacque a Bruxelles nel 1851 dalla baronessa J.Walter de Rotenstein e dal conte Massimiliano Graziani, ma trascorse la sua vita in Italia dove ottenne la nazionalità. Si dedicò alla musica sia come interprete che come compositore, didatta, direttore d’orchestra ed editore. Diresse il Regio Circolo Mandolinistico Regina Margherita e fu animatore della vita musicale toscana dell’epoca.


Pubblicò un Metodo teorico pratico di mandolino (tradotto in inglese, francese e tedesco) di 64 pagine, contenente una breve parte teorica e diverse immagini su come utilizzare lo strumento. Nonostante la relativa brevità dello scritto, il metodo affronta tematiche in maniera molto progressiva e avanzata e, cosa più importante, non contiene esercizi ma pezzi per l’intrattenimento.


Questa lunga premessa ci serve per presentare autori che sono quasi del tutto sconosciuti nell’ambito della chitarra. Veniamo ora al CD.

Il disco tratta brani del panorama mandolinistico che non sempre sono di facile ascolto come Souvenir di Shanghai di Calace o Nuvole Grigie di Salvetti.


I due esecutori si destreggiano molto bene tra le note del Valzer Fantastico evidenziando i lati più frizzanti del repertorio e in Souvenir de Sicile con la destrezza dello stile popolare che ben si sposa coi toni dell’idioma mandolinistico.


In altri brani come nella Polonese di Calace si cede a lusinghe più pericolose come nella parte in re maggiore dove i due esecutori lasciano qualche dubbio sulla scelta di rompere la routine della prevedibilità cedendo a momenti più cantabili senza un vero corrispettivo del testo musicale.


In generale è un disco che offre un interessante quadro di costume e cultura musicale che riconduce con malinconia e piacevolezza a quell’epoca d’oro del mandolino dal fascino suadente e dalla freschezza trasognata frutto d’altri tempi.


R.D.P.


 

Souvenir - Duo Finardi - Zanetti

Camilla Finardi: Mandolino e liuto cantabile

Gabriele Zanetti: Chitarra