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di Carlo Campanile



 

Hubert Käppel

Garuda

20th Century Guitar Music


Label: KSG EXAUDIO

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Oliver Hunt (1934–2000):

Garuda, Ballade for Guitar

Alberto Ginastera (1916-1983):

Sonata para guitarra, Op. 47, Op. 47

1. Esordio

2. Scherzo

3. Canto

4. Finale

Leo Brouwer (1939):

Tarantos

Georg Schmitz (1958):

Fantasie für Gitarre

Hans Werner Henze (1926-2012):

Memorias de El Cimarron

1. Die Welt (The World)

2. Die Flucht (The Flight)

3. Der Wald (The Forest)

4. Der Aufstand (The Rebellion)

5. Der schlechte Sieg (The Bad Victory)

6. Die Freundlichkeit (Friendliness)

Leo Brouwer (1939):

Paisaje Cubano con Campana



L'ultimo album di Hubert Käppel, Garuda, esplora le innumerevoli risorse timbriche, espressive e strumentalmente estranee della chitarra, attraverso la musica di cinque autori fondamentali nel secondo '900:

Leo Brouwer, A. Ginastera, H.W.Henze, O.Hunt, G.Schmitz. Questi, al di là delle reciproche affinità e distanze compositive, hanno non solo creato nuova musica, ma coniato una nuova maniera di intendere lo strumento.


Esso ci appare non solo per le sue caratteristiche esecutive ma in tutta la sua tangibile fisicità.


Questa prospettiva, che investe e rielabora in maniera profonda il rapporto fra strumento e musicista, si coglie subito nell'album di Käppel, fin dalla sola lettura del repertorio presentato: una parabola che in sei fasi riesce a descrivere la maturazione di questa affettività strumentale, a partire dall'incipit esitante e pungente di Garuda (Oliver Hunt) fino a giungere agli armonici finali del Paesaggio con Campane di Brouwer, leggeri ed in qualche maniera celesti.


Garuda, in particolare, dall'incedere perentorio del contrappunto iniziale, risulta aprirsi in una forma quasi popolare, una ballata, che per certi versi ricorda le improvvisazioni liriche di "Introduction, Passacaglia and Fugue for the Golden Flower" di D.Bogdanovic anche se con ben altri intenti.


La rievocazione  non appare fuori luogo, dato che il canto  dopo poco va a chiudersi in maniera molto brouweriana: una sospensione del giudizio e delle armonie in Garuda fornisce un buon punto di raccordo con Tarantos e con il Paesaggio Cubano con Campane.


Sebbene questi non siano stati inseriti di seguito,  poiché fra le loro esecuzioni intercorrano Ginastera, Henze e Schmitz, la tendenza del disco a voler optare per un suono meno impositivo per dare spazio ad un secondo tipo di liricità, è chiaro.


Come potrebbe non esserlo infatti, dato l'inserimento, solo in un secondo momento, della celebre sonata di Ginastera? L'Esordio della Sonata, del resto, fornirebbe già tutte le credenziali per un ascolto profondo ed unitario del lavoro di Käppel; egli invece ha preferito tradurre diversamente le istanze liriche della chitarra, affidando ad Hunt l'apertura.


Per fare ciò ha necessariamente dovuto rendere i quattro tempi della Sonata op.47, non così intimidatori come le esecuzioni di altri grandi nomi della chitarra, sebbene tecnicamente avrebbe certamente potuto.


Il Presto, in certi punti volutamente affrettato e scivoloso, è unicamente proteso verso il Finale, che più che esasperato appare come una danza variegata dalla conclusione poco solenne e per niente definitiva.


Il motivo di questo necessario decadimento di tensione viene confermato e sviluppato dalla Fantasie für Gitarre di Georg Schmitz. L'apertura, ingannevolmente da Preludio Epigrammatico, costituisce un breve monologo all'interno del quale, rapide successioni di pochi suoni conducono a nuove situazioni di tensione e, successivamente, di dialogo


Questo assume verso la fine, le sembianze di una danza con echi classicheggianti e di natura cadenzale. La cadenza, intesa qui come uno sviluppo apparentemente distaccato dai temi, riassume il significato del lavoro di Schmitz: quasi un ritorno perpetuo alle forme antiche, un lampo di passato ben intrecciato con il nuovo, anzi, frutto dell'avvenire e dal carattere mai perentorio.


La presenza di questo pezzo non  è volta quindi ad appesantire la scena musicale ma, anzi, fa presagire che il nucleo del discorso di Käppel dovrà ancora essere esposto.


Attende infatti l'ascoltatore una delle esecuzioni più belle di "Memorias de El Cimarron" di Hans Werner Henze, in cui la teatralità dell'opera originale composta durante il periodo cubano di Henze non viene assolutamente meno.


La chitarra è affrontata fisicamente, trasformata in strumento ad arco, a percussione, a fiato e persino in uno scacciapensieri, passando per i suoni flautati del giappone più poetico e contrapposta alla recitazione di Käppel.


La fuga dello schiavo in El Cimarron, diventa quindi un nuovo motivo portante, che va a sovrapporsi senza complicazioni alla sospensione cui Käppel aveva fatto appello nella prima parte del lavoro discografico.


Il punto culminante dell'intero processo, che rende questa registrazione davvero appetibile, è la scelta di inserire il Paesaggio cubano alla fine, quasi per non stordire ulteriormente l'ascoltatore appesantendo i temi e le tematiche affrontate.


L'incipit del Paesaje è uno stormo di suoni, proprio come in Garuda, e attraverso una frenetica percussione con tapping, sicuramente più frenetica del Presto di Ginastera, si giunge ai campanelli finali.


Gli ultimi radi suoni di quello scacciapensieri a cui Henze aveva già pensato!



C.C.