di Carlo Campanile



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Cristiano Porqueddu - Easy studies for Guitar (Garrido, Koshkin, Smith-Brindle, Tansman)


Cosa significa "facile" in musica? E nell'arte in generale? Si tratta di facilitare il prodotto o di facilitarne il pensiero?

E poi, qualcosa di facile deve necessariamente valere meno di qualcosa di più complesso?


Sono domande che sorgono spontanee quando ci si ritrova, vuoi per ragioni pedagogiche, vuoi per ragioni unicamente musicali, ad affrontare quelle selezioni di pezzi che per volontà degli autori o degli editori sono state indicate come "facili".

Ma quando ci si imbatte in raccolte celebri quali gli Estudios sencillos di Brouwer o i 7 Easier polymetric studies di Bogdanovic risulta ancora più complicato comprendere il ruolo di questo aggettivo all'interno della panoramica compositiva: è lì che la Facilità diviene un'esigenza virtuosa; essa condensa i significati principali e li porta in superficie, alla vista di tutti ma al tatto di quei pochi che conoscano l'autore talmente bene da capire cosa vi sia di nuovo in pezzi all'apparenza scritti con meno "materia prima".


Allora la mano dell'interprete dovrebbe essere capace di non porre troppo in evidenza l'essenzialità dei pezzi o la loro forma, quanto la loro continuità con il resto della produzione del compositore, come se il pezzo breve, il pezzo facile o la miniatura non rappresentassero più delle tipologie di scrittura quanto delle convinzioni fattesi avanti nella mente dell'autore in un preciso momento della sua vita.


"Hic et nunc", il pezzo facile è un piccolo testamento artistico nel quale il compositore risponde al chiodo fisso di qualsiasi autore: "E se volessi raccontare la mia musica in una forma fatta per tutti, tanto gli esperti quanto i novelli, cosa mi piacerebbe raccontare?".

E' a questa domanda che risponde l'ultimo album del noto chitarrista sardo Cristiano Porqueddu, da sempre dedito alla ricerca di una prassi interpretativa coerente per la musica contemporanea, lavorando stacanovisticamente su molteplici autori, primo fra tutti Angelo Gilardino, di cui ha inciso l'opera omnia per chitarra sola (Angelo Gilardino Complete Music for Solo Guitar 1965-2013 14 CD Set, Brilliant Classics 2015).


Si tratta questa volta di un progetto tematico incentrato su quattro diversi autori: Eduardo Garrido (Alebrijes de la Ciudad de Mexico), Nikita Koshkin (Da Capo), Reginald Smith Brindle (10 Simple Preludes for Guitar) ed Alexandre Tansman (12 Pieçes faciles pour guitar), inquadrati attraverso la loro produzione per così dire, "minuta".

Studi, preludi e pezzi facili che, per la varietà delle provenienze geografiche, oltre a delle caratteristiche autoriali, esprimono delle connotazioni culturali ben definibili.


In questa scelta di pezzi abbiamo infatti la fortuna di poter spaziare dalla sponda più occidentale della fascia euroasiatica, rappresentata dalle atmosfere gotiche di R. S.Brindle in cui riecheggiano le armonie di Dallapiccola, fino all'estremo russo attraverso le nostalgie moscovite di Koshkin: cultura e geografia arrivano a convivere all'interno della medesima idea musicale in maniera mai stereotipata.


A tal riguardo, Alebrijes de la Ciudad de Mexico risulta, fra tutte le serie di pezzi, quella maggiormente imbevuta di novità, e non solo per ragioni discografiche.

Alla base di questi otto studi vi è infatti una doppia ricerca, dove cultura e geografia convivono non più sovrapponendosi ma creando solchi molto diversi.


La Città del Messico fa qui da sfondo ambientale; la avvertiamo nella brillantezza della scrittura che fonde il lato folk e lo spirito melanconico del luogo, il brio della metropoli in trasformazione e la storicità del suo cuore, insomma una sintesi quasi quadrettistica del lato storico-geografico: in pochi minuti ascoltiamo scorci che varrebbe la pena ritrarre su tela!


E' per questo che il lato intimamente culturale di questi pezzi, invece che apparire nella modalità geografica appena menzionata (come accade, ad esempio, nella successiva serie di Koshkin), viene portato alle orecchie dell'ascoltatore attraverso un dato ulteriore, che scolorisce le riflessioni metropolitane precedenti: la nascita dell'Alebrije.


Il suo creatore, Pedro Linares, raccontò di non avere mai ideato razionalmente i mostri di cartapesta denominati alebrijes: durante un'intensa febbre ebbe delle visioni oniriche mostruose, animali polimorfi dai colori elettrici e dai versi terribilmente striduli.


Da lì l'idea di renderli reali attraverso sculture di carta grottesche, ma così profondamente legate allo spirito febbrile di Città del Messico. Ed è infatti proprio lo spirito febbrile a costituire l'arteria principale dei pezzi di Garrido: Danzante, Enigmatico, Reflexivo, Agitado sono solo alcuni dei quadretti onirici riportati attraverso l'artificio dello scisma fra luogo geografico ed ideazione culturale.

L'interpretazione data da Porqueddu mette molto in risalto questa ambiguità di fondo dei pezzi di Garrido, poiché dà il giusto spazio alla scrittura: il musicista sardo non interviene mai da puro chitarrista, nel senso che riesce ad agire con la giusta dose di tecnicismo ma senza compromettere la natura leggera, a volte eterea, dei pezzi; ed il pensiero va a quegli studi in cui le tribolazioni oniriche vengono descritte attraverso serie di arpeggi o ribattuti, così appropriati ma anche così difficili da rendere: basta un pizzico di tocco in più per appesantire il tutto, e ciò non accade in questa incisione.


Diversamente da qui, è nella serie successiva, i ventiquattro pezzi di Koshkin, che Porqueddu assume un atteggiamento meno filologico ed anche più divertito rispetto alla musica eseguita.
Del resto i pezzi caratteristici (in questo caso si tratta di musica ludica) essendo delle maschere multiformi consentono a più tratti della personalità di un musicista di emergere: fra una ballata, una polka, un waltz e vari motivi folkloristici si ritrovano pezzi apparentemente "fuori sede" quali Snowflakes, Elephant, Dialogue, The Salor's Fate e Carcassi, dove emergono ancora più nitidamente le scelte interpretative del musicista.


Si pensi ad esempio al brevissimo Carcassi, dove la natura di studio viene messa in evidenza dalla ripetizione ostinata dei bassi (D-T), portando alla mente quelle musiche che un tempo accompagnavano la visione dei film muti (si pensi alle buffe miniature musicali dei corti di Stanlio ed Ollio); o ancora, si ascolti The Salor's Fate (Il Destino del Marinaio), in cui l'amarezza dell'avventura del marinaio, ricorda un ben più noto racconto, quello de La Ballata del vecchio marinaio di S. T.Coleridge.


Fra tutti i brani, quest'ultimo, è l'unico che riesca ad edificare un effetivo ponte con la successiva serie di preludi di Smith Brindle, le cui radici culturali affondano invece proprio in quella tradizione marinara, quella inglese, dove il lugubre ed il narrativo sembrano giungere ad un punto di stallo.

I dieci pezzi costituiscono un percorso di ascolti, anche pedagogici, volti ad abituare l'orecchio ancora acerbo ad atmosfere puramente contemporanee.


Sebbene, a tal riguardo, si potrebbe ben dire che i 20 Studi di Dodgson/Quine diano un'idea almeno un po' più ampia del repertorio pedagogico contemporaneo per chitarra, queste dieci riflessioni sonore di Smith Brindle abituano certamente alla poetica del gotico.


Non al gotico inteso come elevazione, trascendimento del reale, bensì come appesantimento della figura sonora: più che alle sottili guglie e pinnacoli delle cattedrali, i pezzi sembrano rievocare i mostruosi volti dei gargoyle (ecco forse un gancio tematico con gli alebrijes). Fulcro dell'intera raccolta è Canto, il momento sonoro in cui qualsiasi barlume di movimento viene negato, attraverso una voce che si rincorre in circolo e la cui periodicità è scandita da un accordo arpeggiato indicante un presagio.


Più che di un accordo si tratta di un vero simbolo nella storia della musica, un richiamo ad un altro Canto composto due anni prima a Ginevra, quello della Sonata para guitarra(1976) di Alberto Ginastera con la differenza che mentre il secondo costituisce una breccia lirica in una delle sonate più ritmiche mai scritte per chitarra, il primo diviene lo stendardo dell'intero lavoro di Smith Brindle, ricalcandone il carattere onirico tipico, tra l'altro, della poetica inglese di giusto un secolo prima.


A concludere il percorso, i 12 Pieçes faciles pour guitar di Alexandre Tansman che più che chiudere sembrano aprire un universo parallelo, dove il pezzo breve oltre a poter rappresentare riesce anche a raccontare.

Aria, Polonaise, Toccata, ad esempio, più che dei pezzi brevi (facili non sembrano), rappresentano frammenti di un racconto complesso, vere e proprie scene che vanno ben oltre la ritrattistica precedentemente incontrata.


E' qui che sentiamo il musicista sardo forse anche più a suo agio nel repertorio: raccontare in poco, si sa, non è impresa semplice, ma quando in quel poco ritroviamo degli elementi che ci appartengono, umanamente parlando, non importa più calcolare le misure in cui far sviluppare l'idea musicale, poiché c'è un momento in cui pensiero musicale ed idea compositiva arrivano a coincidere.


Porqueddu questa operazione la compie con successo; più che mettere in evidenza la funzione pedagogica dei pezzi o le difficoltà legate alla brevità, riesce qui a raccontare, che poi è la difficoltà più grande di qualsiasi tipo di musica, lunga o breve che sia. Queste esecuzioni di Tansman sono in assoluto il suo miglior lavoro.


C.C.



 

Easy Studies for guitar -

Cristiano Porqueddu: Chitarra

Brilliant Classics 95402