Angelo Gilardino Complete Music for Solo Guitar 1965-2013
14 CD Set
(C) 2015 – Brilliant Classics

Year: 2015

Label: Brilliant Classics

Recording: June 13, 2012 – March 30, 2015

Location: Chiesa della Solitudine (NU)

Guitar: Giuseppe Guagliardo

Strings: Augustine Imperials, Savarez Crystal

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Recensire il corposo cofanetto dedicato all’integrale delle opere per chitarra sola di Angelo Gilardino (ben 14 CD, relativi agli anni che vanno dal 1965 al 2013) realizzato dal chitarrista dei record Cristiano Porqueddu (autore di numerose maratone discografiche di successo, tra cui si annoverano l’incisione dell’integrale delle opere di Barrios, i due cofanetti Novecento Guitar Sonatas e Novecento Guitar Preludes, nonché la prima incisione integrale dei 60 Studi di Virtuosità e Trascendenza dello stesso Gilardino) è un’impresa ardua, in parte paragonabile a quella affrontata dal coraggioso interprete sardo nel realizzare il suo ambizioso progetto!


Lungo le varie ore di musica contenute nell’incisione si snoda, infatti, un vero e proprio monumento sonoro, ricchissimo e complesso, un ritratto limpido ed esaustivo di uno dei maggiori compositori contemporanei della chitarra, un vero innovatore, ma anche un artista fortemente legato all’ancestrale fascino emanato dalle sonorità misteriose ed evocatrici delle sei corde.


Gilardino, nell’arco della sua lunga carriera compositiva, il cui esordio è segnato nel 1965 dalla vibrante ed eterea Canzone Notturna per chitarra, è un musicista che ha sondato i più vari aspetti dello strumento, sviscerandoli in un percorso compositivo originale e poliedrico.


E, partendo dalla sua prima opera, la Canzone Notturna, il buon giorno compositivo dell’autore non si poteva vedere che dal mattino!


Infatti, narra lo stesso Gilardino – nelle note redatte di proprio pugno che accompagnano l’incisione – che, avendo fatto visionare tale lavoro a Mario Castelnuovo-Tedesco (con il quale all’epoca intratteneva un rapporto epistolare), il celebre compositore gli restituì la partitura sfrondata di alcune correzioni, profetizzandogli, inoltre, che prima o poi sarebbe stata la composizione l’attività che avrebbe preferito a quella di chitarrista!


Mai profezia fu più azzeccata: infatti, Gilardino, dopo aver coltivato in un primo periodo in maniera parallela la passione per la composizione accanto all’attività di concertista e didatta, a partire dal 1981 decide di abbandonare definitivamente le scene come esecutore, per dedicarsi principalmente proprio alla composizione.


Della fulgida e immensa carriera compositiva che ne è seguita sino ad oggi, l’ampia incisione assemblata da Porqueddu ci permette di ripercorrere tutte le tappe dedicate alla chitarra sola (Gilardino è, infatti, autore anche di un nutrito ‘corpus’ di lavori cameristici e di concerti con l’orchestra), in un ritratto a tutto tondo che, nel susseguirsi dei volumi proposti, permette di cogliere l’essenza più profonda e il vero spirito della ricerca artistica del compositore vercellese, in tutte le sue innumerevoli sfumature.


In questa sorta di stratificazione temporale e artistica (i volumi dell’incisione sono impaginati essenzialmente nell’ordine cronologico della pubblicazione delle opere), quello che stupisce di più e la poliedricità di atteggiamenti e di spunti che anima la creatività di Gilardino, qualità queste che Porqueddu asseconda con acume e profondità sin dalle prime note delle sue letture.


Il primo volume parte dalla citata Canzone Notturna, seguita da tutta la successiva produzione ascrivibile al primo periodo compositivo dell’autore vercellese (che si snoda fino al 1973). Questo primo intervallo di tempo è segnato dall’uscita di una serie di brani scritti in dedica a illustri colleghi chitarristi (Estrellas para Estarellas, a Gabriel Estarellas; Abreuana, a Sergio Abreu; Araucaria, a Ernesto Bitetti; Luceat, a Ruggero Chiesa; Trepidazioni per Thebit, a Alice Artz). IN essi la fascinosa invenzione compositiva si sofferma sugli aspetti squisitamente timbrici e incantati del suono chitarristico, disegnando degli schizzi formalmente molto liberi, assimilabili quasi a delle improvvisazioni.


A questo primo periodo fa seguito una svolta compositiva, segnata dall’uscita di due brani, entrambi pubblicati nel 1973. Il primo, intitolato Ocram (dedicato al talentuoso allievo Marco De Santi, vincitore all’epoca di numerosi concorsi internazionali), è un vivace lavoro, nella cui scrittura si intravede una maggiore strutturazione motivica ed una più marcata attenzione verso l’indagine della pulsazione ritmica.


La seconda opera, Tenebrae Factae Sunt, segna, invece, una tappa importante nell’evoluzione stilistica dell’autore, testimoniando una sorta di manifesto di adesione allo stile del così detto “Tenebrismo” musicale (corrente artistica mutuata da quella analoga sviluppatasi nelle arti pittoriche), stile che segnerà gran parte della produzione successiva di Gilardino.


In pratica l’autore sembra cogliere nella chitarra non tanto la sua vocazione solare e mediterranea - così cara alla gran parte della produzione novecentesca dello strumento -, ma bensì la sua anima evocatrice di misteriose e indefinibili atmosfere brumose e crepuscolari, legate ai risvolti più oscuri dell’animo umano.