Novità discografiche
Recensioni scelte

di Carlo Campanile



 

Analía Rego

Cuando tú no estás


Label: PAI Records

www.pairecords.com.ar











Non sono troppo comuni quelle incisioni per strumento solista nelle quali leggerezza, espressività e simpatia riescano a convivere senza interferire le une con le altre.


Ciò perché molto spesso per dimostrare un qualche virtuosismo trascendente si finisce col perdere non solo l'elasticità del momento musicale, in termini di respiro, ma soprattutto si finisce col far perdere all'ascoltatore il piacere del momento musicale.


E questa incisione si colloca proprio fra quelle che donano uno spiraglio di solarità spagnola mantenendo viva la virtuosità e lo spirito frizzante dei pezzi.


Gli autori proposti, fra cui Astor Piazzolla, Villoldo, Mariano Heler ed Alfredo Gobbi, costituiscono una gradevole e assolutamente non consueta antologia di sapori ispanici e sudamericani che intesse un fresco ordito con il tema della danza.


Il percorso che ha inteso delineare la celebre chitarrista argentina, infatti, vede quasi l'alternarsi di fasi stracolme di ritmicità tanghera, si pensi alle parentesi di Piazzolla, a momenti di intensa liricità


Ma quest'ultima non risulta mai pleonastica per due motivi principali. Il primo è dato dall'atteggiamento stesso con cui la musicista si pone nei confronti di questa musica e dalla qualità del repertorio: esso sfocia nel ritmo partendo però dalla natura di saudade del lamento, della milonga e del tango.


Questo senso di solitudine si percepisce molto nell'album. Non ovviamente in quanto solitudine del solista, ma in quanto solitudine del lupo della steppa, frutto di esperienza di vita e, forse, anche di un pizzico di malessere.


Il secondo motivo, incentrato unicamente sulla qualità della registrazione, è dato dalla sensazione di matericità che queste esecuzioni donano.


Come già accennato in altri ambiti, qui si ripropone in chiave quasi filologica, il tema del "suono spontaneo". Esso è convincente ma mai troppo intenso tanto da far innamorare della musica e non dell'esecutore.


Spersonalizzante forse per la musica ma spesso ottimo rifugio per il buon esecutore che voglia nel contempo essere sincero e convincentemente schietto. La musica di Gardel si sposa molto bene con questo atteggiamento e con questa esigenza; e prendo come riferimento il noto compositore argentino poichè l'intero album gli è dedicato non solo per il nome di un suo classico, Cuando tú no estás, ma per lo spirito totale.


Brioso o malinconico che sia, non si sarebbe mai potuto sposare con quella meticolosa cura ed impeccabilità nell'editing di certe figure del mondo chitarristico, che rischiano di impoverire il suono dello strumento rendendolo finto, forse più piacevole, ma in fin dei conti artefatto.


Analia Rego invece, senza stravolgimenti utopistici, ci riesce con classe. Ed è così che i bassi finali di "Sus ojos de cerraron" (Gardel-Lepera) non appaiono, come spesso si sente, come bassi pedale di contrabbasso da orchestra sinfonica ma per quello che sono, dei bassi di chitarra posti alla fine di una canzone trascritta ed arrangiata.


Ed è così che le sospensioni di "Triste" di Maria Luisa Anido non rimangono in una nube di suoni pianisticamente lunghi, ma vengono interrotti malgrado la volontà spirituale ma non fattibile di farli proseguire senza limiti.


Il risultato? L'ascolto, il più genuino possibile, di un intenso spettacolo di tango e di temi famosi, frutto della mente di importanti nomi, ma non per questo meno spontaneo e rinfrancante di una argentea giornata di sole.

C.C.