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di Carlo Campanile



 

J.S.Bach - Variazioni Goldberg

M.Salcito, guitar

Dynamic CDS76991-2 (2CD), DDD










Come può un’opera scritta per clavicembalo essere riattualizzata sulla chitarra, senza che venga perso nel percorso di trascrizione ed arrangiamento la quintessenza dei significati dell’opera in  questione?


Consapevole Marco Salcito delle difficoltà che si sarebbero incontrate portando le Variazioni Goldberg di J.S.Bach su una chitarra classica, il musicista italiano ha operato senza cedere troppo spesso all’attrazione malinconica del suono dello strumento a corda pizzicata.


Ciò perché le trenta variazioni composte fra il 1741 ed il 1745 per il giovane prodigio Johann Gottlieb Goldberg presentano una visione talmente intensa della forma variata da rappresentare con uguale perfezione fasi di completa cessione del tema alla gioia dell’incrocio delle voci, a fasi più malinconiche e riflessive.


Per questo motivo accentuare troppo la liricità di certi spunti tematici, sfruttando le immense possibilità della chitarra avrebbe di certo distolto dal movimento delle altri componenti fraseologiche.


Salcito, invece, ha saputo  mantenere per ogni variazione un ottimo equilibrio formale senza rendere la trascrizione eccessivamente funzionale alle successive tipologie di variazioni, operazione filologica ben resa anche dalle sue esecuzioni.


In particolare, egli ha condotto con ancor maggiore eleganza alcuni passaggi che in precedenti trascrizioni dell’opera bachiana risultavano ostici da un punto di vista notazionale e legnosi da un punto di vista espressivo.

Del resto tradurre in maniera ugualmente corale strutture tecniche che fanno palese riferimento ad un concepimento tastieristico dell’opera (come nel caso del canone alla quarta della variazione XII o come nel caso della variazione XIV a due clavicembali) è un’operazione molto delicata che può portare ad un irrigidimento delle voci.


Trasferire cioè da un ambito orizzontale-corale ad una situazione verticale-pseudoaccordale, come quella chitarristica, rischierebbe di far perdere la lucidità creativa propria dellevariazioni Goldberg.


E’ in questo quindi che l’arrangiamento di Salcito interviene con cura: oltre che rispettare la scrittura, sembra suggerire una visione più larga dei concetti di fuga e di canone senza però allontanarsi troppo dalla forma clavicembalistica.

Sfruttare ad esempio il calore armonico del registro medio della chitarra per ottenere un fraseggio denso ma nel contempo uniforme, rispecchia maggiormente l’iniziale radice tastieristica delle composizioni e in un certo senso la finalità originaria delle stesse composizioni, secondo il biografo bachiano Johann Forkel, ovvero allietare con lo sviluppo di un’aria con variazioni il riposo del conte Hermann Carl von Keyserling.

La conduzione di Salcito pare quindi a maggior ragione confermare la tesi dello storico, essendo pregevole nella resa sulle sei corde ed entusiasmante nella resa esecutiva finale. 



C.C.