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Recensioni scelte

di Carlo Campanile



 

Tiento français

20th Century french and spanish guitar music

Otto Tolonen, guitar

Alba Records Oy, ABCD 357, DDD









Otto Tolonen ed il tocco del ricordo



Impulso e delicatezza, tensione e dramma sono caratteristiche che non sempre riescono a convivere nell’ambito d’una stessa esecuzione.


Ciò perché l’uomo, l’artista, di qualsiasi genere e tipologia si tratti, è un po’ come un bambino: guidato dall’istinto, dimostra anche di fronte ai piccoli particolari della sua quotidiana scoperta, la meraviglia lo stupore e la “mistica ascesi” del momento, tradotto subito in esperienza di vita.


C’è chi questa condizione cerca invano di imitarla, associando al concetto di meraviglia la fredda esibizione di doti tecniche spesso volte a stordire l’ascoltatore, e chi invece, non avendo bisogno di certi triti artifici ma facendo affidamento al solo bagaglio di amore musicale e di esperienze emotive, raggiunge il trascendente, unione d’anima e d’arte, senza minimamente farne percepire le difficoltà sottostanti: è il caso del chitarrista e musicista Otto Tolonen.


Ho appena terminato l’ascolto dell’album “Tiento français”. Autori quali Migot, Ibert, Asencio, Satie. Perle del ‘900 provenienti da un nutrito repertorio di nicchia, poco trattato poiché molto incentrato su quelle antitesi sonore di cui si è parlato da principio.


Di primo acchito ho avuto la sensazione che in verità, dietro la scelta degli autori e dei singoli brani ci fosse quasi
il celato intento di creare un unico filo conduttore, quasi come se i singoli pezzi fossero mattoni di un unico intimo percorso di vita, intrecciato con i temi del ricordo e del sogno.


Prima il brio di Ibert, poi la ponderata melanconia di Tailleferre, passando per lo spirito capriccioso dell’omaggio a Mudarra di Auric, poi ancora la sacralità cristallina dell’omaggio a Debussy di Migot, ed infine, dopo i Collectici Intim di Asencio, unici,  Gnossienne No.1 di Satie, in una veste totalmente nuova ed inaspettata, volta a chiudere il percorso nel segno del dubbio e della rievocazione. 


A favorire ciò l’uso lirico del portamento della frase musicale, unito ad un attentissimo dinamismo del tocco, evidente frutto di un’analisi profonda dell’espressione umana.


L’operazione, partendo dall’intento di fornire una veste emotivamente naturale ai brani risulta egregiamente compiuta da Tolonen, non essendoci punti di stasi espressiva.




Le esecuzioni, infatti, sono animate da una costante presenza di tensione vitale, quasi come se nessuna di esse avesse una fine certa e l’una fosse in verità una diretta prosecuzione dell’altra.


Ciò consente non solo di poter offrire prospettive diverse dei brani, a seconda degli accostamenti fra di loro generati ma permette, inoltre, di abbattere definitivamente i pregiudizi qualitativi riguardanti la presentazione di composizioni brevi, in quanto consente a maggior ragione di definire un album, al di là della quantità,  come un unico “organon” musicale, in cui l’idea reggente finisce col caratterizzare ognuno degli elementi costituenti, donandoci un risultato, come in questo caso, superbo.


C.C.