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Recensioni scelte

di Paola Troncone

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Vincenzo Pocci - Marco Bazzotti

LA CHITARRA - rivista mensile letteraria e musicale

Selezione di scritti 1934-42, Vol. 1

Brugherio (MB), Italy, Edizioni Sinfonica (S.0284), pp. 328.



Parlare de “La Chitarra” significa affrontare innanzitutto il tema della presenza di periodici musicali in Italia a partire dalla fine del secolo XIX.


Già subito dopo l’Unità d’Italia il bisogno di espressione e divulgazione aveva portato a un fiorire della stampa specializzata, tanto che agli inizi del secolo XX sono state censite circa cinquecento testate, tra cui molte appartenenti a piccoli editori, che profondevano il loro entusiasmo accanto a riviste più titolate. Nei  periodici, che allora non erano acquistabili presso le edicole ma solo in libreria o soprattutto per abbonamento (come è il caso, appunto, de “La Chitarra”), era possibile trovare anche partiture  di vario genere, da riduzioni per lo specifico strumento di brani orchestrali, operistici o di intrattenimento, a partiture inedite.


“La Chitarra”, rappresenta storicamente la prima “rivista mensile letteraria e musicale”  moderna dedicata esclusivamente a questo strumento (fino ad allora, infatti, si era trattato di chitarra in relazione e congiuntamente agli strumenti a plettro).


Benvenuto Terzi


Fondata a Bologna nel 1934 da Benvenuto Terzi in qualità di “direttore letterario”, vede presenti tra i componenti del Comitato di Direzione nomi di musicisti e intellettuali particolarmente attenti alla realtà artistica contemporanea, come il chitarrista, pittore e incisore Rezio Buscaroli (direttore responsabile) e il chitarrista e compositore, nonché chimico, Riccardo Vaccari (direttore musicale).


Il Comitato di Redazione includeva nomi di prestigio, in primis quello di Romolo Ferrari, artefice della rinascita chitarristica nel nord Italia, del dalmata Lando Orlich, fine intellettuale sensibile tra l’altro alla musica jazz e di Giuseppe Raspelli.

 

L’interesse della rivista per la chitarra intendeva favorire un dialogo intorno ad essa infrangendo barriere geografiche e culturali, facendosi  anche  promotrice di molteplici iniziative come  concorsi musicali, concorsi  di liuteria e convegni, tra cui non si possono non menzionare le “Giornate Chitarristiche”, ideate da Romolo Ferrari, che si svolgevano con scadenza annuale in diverse città.


Alla rivista erano collegate anche alcune pubblicazioni tra cui libretti di carattere didattico o storico ad opera di Terzi, Ferrari e Vaccari; ma, soprattutto, va ricordato il primo Dizionario dei chitarristi e dei liutai italiani (1937), compilato da Terzi con l’aiuto di Vaccari, di Giulio Vio e di Giuseppe Raspelli; un’opera fondamentale e unica nel suo genere, artefice  di un primo e vero censimento dedicato alla chitarra, alla liuteria italiana e alla relativa editoria.


Le partiture allegate al periodico comprendevano composizioni originali, oltre che degli autori impegnati nella redazione della rivista, di Giovanni Murtula, Giuseppe De Martini, Teresa De Rogatis, Benedetto Di Ponio, Miguel Llobet, nonché brani classici di Carcassi, Carulli, Giuliani, Sor, e Zani de Ferranti. La rivista  cessò le pubblicazioni nel ’42; dalle sue ceneri nascerà il mensile “L’arte chitarristica”, pubblicato a Modena sotto la direzione di Romolo Ferrari tra il 1947 e il 1962.


Per comprendere lo spirito che animò fin dalle origini la rivista è necessario risalire all’inizio del 1933, quando s’incominciò a delineare un’ estetica di pensiero e una capacità di azione rivolti allo strumento condivisi da una fitta schiera di musicisti e intellettuali che si relazionavano a Ferrari.


Se è vero dunque che quest’ultimo fu il vero artefice di questo ‘risveglio’ culturale nei riguardi della chitarra italiana in tutta la prima metà del Novecento, è pur vero che il terreno su cui i volenterosi musicisti che si apprestavano a fondare la nuova rivista si trovarono ad operare era particolarmente fertile. Ferrari aveva costituito un’associazione chitarristica internazionale a Modena, attraverso la quale coltivava collaborazioni e amicizie con i più importanti esponenti del panorama concertistico, a partire da Segovia, interprete indiscusso, per estendersi ai già citati Giovanni Murtula, Teresa de Rogatis, Miguel Llobet.


Romolo Ferrari con Andres Segovia


Con i suoi  lavori biografici sui chitarristi del passato (aveva cominciato ad occuparsi delle biografie dei chitarristi dal 1916), e storiografici (negli anni 1920-’30, con la pubblicazione di numerosi saggi e articoli),  con la sua dedizione alla riscoperta del repertorio chitarristico ottocentesco (attraverso il reperimento di pagine musicali rare tra manoscritti ed opere a stampa archiviate negli scaffali della sua ricchissima biblioteca), Ferrari divenne un punto di riferimento assoluto per i tanti studiosi appartenenti all’ambiente  che a lui si rivolgevano (come attesta l’imponente Epistolario ora conservato nel Fondo a suo nome).


Ferrari difende a spada tratta il repertorio che valorizza la natura colta dello strumento e  l’acclarata importanza che aveva avuto per lo sviluppo della tradizione musicale italiana; tutto ciò a fronte della completa esclusione della chitarra dai programmi e dalle classi di studio dei Conservatori italiani, tanto che il musicista modenese si batterà per il suo insegnamento nelle scuole statali musicali. Mostrò, inoltre, notevole attenzione verso i compositori contemporanei impegnandosi a far conoscere loro lo strumento, certo di stimolare l’ampliamento del repertorio. Ecco, quindi, il senso dei concorsi di composizione, il cui fine ultimo era  proprio quello di arricchire l’interpretazione attraverso un nuovo linguaggio, attraverso la comprensione e la diffusione della musica “nuova”.