Libri e Partiture
Recensioni scelte

di Paola Troncone

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Vincenzo Pocci


La complessità e l’ambizione di questi intenti si colgono pienamente nella Presentazione del primo numero della rivista (gennaio 1934), opportunamente presentata nel volume odierno in ristampa anastatica. I collaboratori dell’epoca informano subito che essa avrebbe trattato di argomenti relativi a vari aspetti della materia musicale, e questo proprio grazie alla sua duplice struttura, letteraria e musicale: la sezione letteraria infatti avrebbe dato vita alle numerose e ricche “biografie e ritratti dei grandi maestri della chitarra”, a “cenni sulla storia dell’istrumento dalle sue origini” e, ancora, a “monografie sui grandi concertisti viventi; a recensioni delle migliori opere per chitarra; a notiziari dei concerti e dei congressi; a trattazioni polemiche su quesiti riflettenti la chitarra; a notizie dall’estero e dai vari centri italiani”.


La sezione musicale si sarebbe occupata di pubblicare le migliori opere per chitarra attraverso “la collaborazione dei più eminenti chitarristi e compositori (coevi)”, laddove, così proseguono i curatori, “una speciale commissione avrebbe giudicato le composizioni degne di pubblicazione”. Contemporaneamente, la rivista si sarebbe presa cura della “ristampa di musiche antiche o poco note in edizioni vecchie e ormai introvabili”, oltre a dare spazio alle composizioni di “quei bravi dilettanti che si occupano con serietà dell’istrumento”. 


L’intento, dunque, dichiarato all’esordio del primo numero era quello di occuparsi in maniera completa dello strumento e di tutte le attività che lo riguardavano. L’ambizione era quella di “fondare un periodico rispecchiante l’attività chitarristica mondiale”, con particolare riferimento “a quella italiana”, come pure di “creare un  organo che servisse a tenere unita la falange numerosa dei chitarristi sparsi negli angoli d’Italia”. L’obiettivo ultimo, quello di creare “il giornale di tutti i chitarristi, poiché ognuno vi potrà collaborare”.

Marco Bazzotti


Ma veniamo alle intenzioni dei curatori di oggi, di coloro i quali hanno deciso di ripubblicare in modo organico in tre volumi (è uscito ora il primo) le quasi 1500 pagine della rivista oltre alle centinaia di allegati musicali. Marco Bazzotti (che insieme a Vincenzo Pocci si è fatto carico di questa iniziativa) sottolinea l’esigenza, tutta contemporanea, di “riavvicinarsi alle fonti storiche primarie”, e annuncia un secondo volume che conterrà gli articoli sulla musica antica per liuto, chitarra e vihuela, sull’Ottocento chitarristico e la chitarra nel Novecento storico e la liuteria della chitarra;  e un terzo con gli indici della rivista e facsimili di alcune pagine, anche musicali.


Il volume che esaminiamo, edito dalla Sinfonica di Brugherio (MB) nel 2011, si compone di quattro sezioni: la Didattica chitarristica; il Repertorio chitarristico dell’epoca; Recensioni di musiche e libri; i Maestri della chitarra. Ci fermeremo su alcuni spunti forniti dalle prime due sezioni.


Benvenuto Terzi


Lo scritto di Benvenuto Terzi (nella prima sezione dedicata alla “Didattica chitarristica”), dedicato a “Cenni teorico-didattici”, merita una particolare attenzione per il riferimento ai Metodi. Più che i suggerimenti e i consigli riguardo la scelta, è interessante la questione che viene posta dall’Autore sulla loro completezza, e soprattutto sulla cura attinente alla formazione di base della tecnica chitarristica che lo studente dovrà correttamente acquisire per poi procedere senza intoppi lungo il cammino.


Su una breve carrellata di nomi che vanno dai più conosciuti Aguado, Sor, Carcassi, Carulli, Giuliani, Legnani ai meno noti Nava, Branzoli e Munier (per lo sviluppo della pratica di accompagnamento), Terzi dopo avere affermato l’inoppugnabile verità che non è per niente semplice da parte di un maestro consigliare ad un allievo un metodo anziché un altro, in quanto l’insegnante dovrebbe orientare l’allievo all’uso di un testo in relazione alle sue predisposizioni, vira decisamente a favore di una tecnica tradizionale, basata sui principi della scuola spagnola, argomentando la sua posizione anche polemicamente, per concludere che “Accoppiando il metodo del Carulli o del Carcassi col metodo Aguado, credo che l’allievo possa trovare il mezzo per diventare provetto chitarrista” (p.12).


L’Autore mostra una inossidabile riserva nei confronti del ‘nuovo’, denunziando tra l’altro l’abuso delle trascrizioni (perché “la chitarra che vanta tante opere originali, deve sempre mendicare nei repertori degli altri strumenti?”, p.19). e l’uso di strumenti che presentano bassi volanti in aggiunta alle sei corde. La  sottile vena polemica e una matrice di conservatorismo assoluto (al di là della coerenza di un progetto estetico) si accende ulteriormente quando il discorso ricade sui compositori moderni non chitarristi, il cui stile innovativo affascina il mondo chitarristico.